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In dialogo, contro le paure

di Fabio Pizzul

Di fronte a un territorio che cambia e sta cambiando, con le sue tensioni, anche la natura delle persone, la Chiesa e l’Azione Cattolica non possono tirarsi indietro e devono giocarsi con coraggio nel tentativo di continuare ad offrire significative occasioni di testimonianza del Vangelo. I molti partecipanti al Convegno dell’AC lombarda che si è tenuto presso l’Auditorium Giogio Gaber della Regione Lombardia sabato 9 gennaio, hanno avuto un’occasione preziosa per riflettere sulle contraddizioni di un territorio ricco che risulta prigioniero di paure e incapacità di lanciare verso il futuro una storia ricca di testimonianze di fede e apertura agli altri.

È toccato a due sociologi, Aldo Bonomi e Clemente Lanzetti, con accenti diversi, tracciare il profilo di una realtà complicata e disgregata come quella lombarda, fatta di territori diversi, dalle Alpi alla bassa pianura, attraversati da smarrimento di fronte a cambiamenti troppo veloci, nostalgia per un passato rassicurante ormai lontano e incapacità di guardare agli altri senza il sospetto di dovervi riconoscere solo dei nemici.

Se Bonomi ha invitato le “comunità di cura” (quali l’Azione Cattolica e gli altri soggetti che costruiscono relazioni) a ri-territorializzarsi e a costruire collegamenti e collaborazioni con le cosiddette “comunità del rancore” (dove prevale la chiusura e il sospetto) e “comunità operosa” (formata dagli operatori economici e finanziari), Lanzetti ha raccomandato di lavorare sulla comunicazione e sulla formazione passando per azioni concrete capaci di includere i diversi.

Particolarmente opportuna è apparsa allora la riflessione collegiale delle diocesi lombarde cui ha dato voce il delegato regionale Paolo Ronconi, che ha sottolineato la necessità di tessere “alleanze” significative capaci di mettere in relazione le persone, di creare canali di comunicazione con le altre realtà aggregative e di dialogare con tutti coloro che vogliono abitare, e non solo sfruttare, il territorio e le sue paure.

L’Azione Cattolica al Nord, e più in particolare in Lombardia, è chiamata a camminare lungo alcune linee strategiche che il presidente nazionale Franco Miano ha definito investimenti e declinato come necessità di costruire relazioni, di creare occasioni di approfondimento culturale e di essere protagonisti nella promozione di partecipazione alla vita reale del territorio.

L’Azione Cattolica, d’altronde, è da sempre esperta nel legare le piccole esperienze dei vari territori all’universalità del messaggio cristiano, secondo quella sapienza evangelica che mons. Giudici, vescovo di Pavia e delegato della Conferenza Episcopale Lombarda per le aggregazioni laicali, ha voluto sottolineare come elemento provvidenziale e necessario per offrire un’anima alla realtà sociale. Anche di fronte a chi mira a delegittimarla o a sostituirsi a lei nel delineare un possibile orizzonte di valori condivisi, ha continuato mons. Giudici, la Chiesa non si sottrarrà al suo compito di annunciare il Regno, a prescindere da qualsiasi compromesso e convenienza. Questo le chiede il Vangelo, ma di questo hanno bisogno anche gli uomini di oggi.

Non sarà facile costruire un futuro credibile per un Nord soffocato, come recitava il titolo dell’incontro, tra “benessere e paura”, ma l’Azione Cattolica di certo non mancherà di offrire il suo contributo, fatto di sapiente costruzione di relazioni tra le persone, di dialogo con tutti e di approfondimento delle ragioni per cui affidare ancora oggi la propria vita al Signore.

Un cammino non facile, visto che la cultura dominante oggi parla di superficialità, di chiusura e di individualismo, ma l’aria respirata al convegno milanese ci dice che ci sono ancora tante possibilità per costruire assieme quella speranza di cui tutti, soprattutto al Nord, hanno bisogno.

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