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Educare vuol dire testimoniare

Intervista a Susanna Bustino, Presidente nazionale GIOC

Perché oggi viviamo in una situazione di difficoltà, di “emergenza educativa”, per dirla con le parole di Benedetto XVI? Su cosa punta in particolare l’impegno educativo della GIOC?

L’emergenza educativa attuale, di cui pagano le spese in particolar modo, bambini, adolescenti e giovani, nasce dalla sempre più totale assenza di punti di riferimento all’interno del mondo adulto, che siano testimoni credibili e coerenti di uno stile di vita basato sui valori cristiani. Cresce sempre più la tendenza a delegare la responsabilità educativa a contesti altri, alimentando così uno stile confusivo per i ragazzi di assenza di luoghi, contesti e persone fisiche deputati a tale ruolo.
L’impegno educativo della Gi.O.C. ha l’obiettivo di formare giovani che siano protagonisti della propria vita, artefici di percorsi scelti e maturati in prima persona, attraverso: una messa in discussione delle proprie decisioni, lo sviluppo di un senso critico e un accompagnamento costante da parte di altri giovani più grandi, che diventano riferimento.
In una società tesa all’individualismo e alla solitudine, crediamo sia fondamentale fondare il nostro intervento educativo, sul confronto e l’accompagnamento tra giovani di età diverse, sul poter camminare gli uni accanto agli altri senza sentirsi soli e sulla costruzione di relazioni solidali in ogni contesto di vita.

Riteniamo inoltre che la sfida dell’evangelizzazione, sia più che mai attuale e prioritaria, in un contesto di crisi globale, una crisi che con troppa facilità viene considerata puramente economica, ma che sta modificando ormai il contesto culturale, valoriale e di significati. In tale contesto diventa necessario trasmettere un segnale di speranza e di Resurrezione per i giovani, facendo capire loro che uno stile di vita diverso, non solo è possibile e auspicabile, ma diventa oggi l’unica alternativa alla rassegnazione.

La prospettiva sociale della sfida educativa, il suo obiettivo, è sicuramente la costruzione del bene comune. Cos’è per voi oggi il bene comune?

Il bene comune diventa oggi la possibilità e la speranza che un mondo diverso sia possibile, un mondo dove difficilmente ci saranno le stesse opportunità per tutti, ma dove ognuno possa avere ciò di cui ha bisogno. Il nostro impegno si rivolge infatti, quotidianamente, a tutti quei giovani con meno strumenti ed opportunità, lavorative e di studio, affinché possano essere guidati ed accompagnati nella ricerca della propria strada e al successivo accesso alle risorse già esistenti, troppo spesso lontane e inaccessibili a queste fasce della popolazione giovanile.
Lo sforzo diventa quindi formare giovani, affinché essi stessi si facciano promotori, attraverso la loro vita, di un modello di uomo e di società, più giusta e solidale, nella quale ognuno possa trovare il proprio posto.

Quale contributo invece vi aspettate dall’Azione Cattolica sia per quanto riguarda il compito educativo che per quello della costruzione del bene comune?

Come Gi.O.C. auspichiamo sempre più che sia possibile lavorare accanto ad altre realtà, in particolare con l’Azione Cattolica, unendo le forze per costruire reti solidali.
Il rischio che ognuna delle nostre realtà corre oggi, è quelle di lavorare sempre più settorialmente ed in solitudine, diventando così piccole riserve. Lo sforzo che è necessario compiere è quello di imparare a conoscersi, puntando sugli elementi che ci accomunano per costruire percorsi condivisi di pastorale integrata, nelle parrocchie, nei territori e più in generale, a livello nazionale.

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