“Dio oggi: con Lui o senza di Lui cambia tutto”
Si svolge a Roma il convegno internazionale promosso dal Comitato per il Progetto Culturale della CEI, il quale si è aperto con la lettura di un messaggio del Santo Padre, che ha voluto evidenziare come “la questione di Dio è centrale anche per la nostra epoca, nella quale spesso si tende a ridurre l’uomo ad una sola dimensione, quella ‘orizzontale’, ritenendo irrilevante per la sua vita l’apertura al Trascendente. La relazione con Dio, invece, è essenziale per il cammino dell’umanità e, come ho avuto modo di affermare più volte, la Chiesa e ogni cristiano hanno proprio il compito di rendere Dio presente in questo mondo, di cercare di aprire agli uomini l’accesso a Dio”.
Nel saluto introduttivo il Presidente della Cei, Card. Angelo Bagnasco, ha precisato che “Il cammino di queste intense giornate è mosso dalla esigenza tipicamente umana e profondamente cristiana della ricerca della Verità”. Secondo Bagnasco la questione di Dio è lasciata fuori dai percorsi abituali della cultura, ”ma noi manteniamo salda, al contrario, la convinzione che l’uomo è fatto per la Verità, che il suo procedere ‘a tastoni’ non contraddice, anzi rafforza, l’esigenza di una ricerca aperta, a tutto campo, sul significato profondo del vivere e dell’operare”.
I lavori del Convegno hanno successivamente visto protagonista il Card. Ruini che, partendo dalla constatazione circa “le difficoltà moderne nel cammino razionale verso Dio” ha indicato alcuni percorsi razionali verso l’esistenza di Dio e ha concluso affermando che “da una parte è ben difficile fondare un vero e irriducibile emergere dell’uomo rispetto al resto della natura se la natura stessa è il tutto della realtà, e dall’altra è ugualmente difficile lasciare razionalmente aperta la via al Dio personale, intelligente e libero se non si riconosce al soggetto umano questa sua irriducibile specificità. Rendere testimonianza al vero Dio e al tempo stesso alla verità dell’uomo è però il compito forse più esaltante che ci sia dato di adempiere”.
Interessante la formula del Convegno, che vede l’alternarsi di sessioni plenarie ed eventi in contemporanea, rivolti in modo specifico alla ricerca di Dio nel cinema e nella televisione, nella letteratura e nella poesia, nella musica e nei riguardi della vita, della scienza e della politica.
Troppo spesso abbiamo pensato a Dio in termini soltanto etici, quasi che fosse soltanto il garante dell’ordine costituito. Provare invece a guardare a Lui attraverso la prospettiva della bellezza: ecco la grande sfida che è stata al centro dei lavori del Convegno nella seconda giornata. “La bellezza – ha affermato il filosofo Roger Scruton – è il volto dell’amore, che risplende nella desolazione”. “Di fronte al dolore, all’imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie, miriamo ad archetipi più perfetti. Della condizione umana cerchiamo di fare icone che possano essere contemplate”. Ma non è solo l’arte a trasmetterci la bellezza – anzi, nell’arte contemporanea spesso viene inseguita la dissacrazione e la bruttezza – : lo è pure l’esperienza quotidiana, quando anche gli aspetti esteriori più umili – pensiamo ad una tavola bene apparecchiata per un momento di festa – possono diventare portatori di una “abbondanza di significato”. Attraverso l’esperienza della bellezza, poi, si può giungere a parlare di Dio: lo hanno mostrato magistralmente gli interventi di Mons. Ravasi e di Antonio Paolucci. Il Dio cristiano è un Dio della bellezza, che possiamo riscoprire tornando – secondo quanto ha proposto il Card. Scola – ad “assumere il linguaggio evangelico nella sua essenzialità”; è il Dio di cui ci viene restituita un’icona dalla luminosa testimonianza dei martiri, che si sono fatti imitatori di Cristo, “Persona salvifica”.