Con il sorriso di un bambino
di Domenico Sigalini
La nostra è sempre una vita di affanni, a quali in questi giorni se ne aggiungono altri perché percepiamo che si possono calmare e togliere, forse con dei regali. E così ci affanniamo per i regali, ci affanniamo per farli agli amici, per togliere loro l’affanno della vita, ma creiamo loro quello della gratitudine, del ricambiare. Nel cercare un dono forse ci affanniamo perché al centro siamo ancora il “noi” che vuol mettersi in mostra, che vuol dimostrare non affetto, ma superiorità, legame, convenzione.
Il Natale invece deve portarci serenità e pace. Natale è attesa di luce, è attesa di compagnia, è attesa di forza dall’alto. Non ce la facciamo più a continuare i nostri più o meno consapevoli inganni, non riusciamo più a impostare la vita sui placebo, a viverla sempre al virtuale, perché non siamo capaci di sviscerarla, di accoglierla fino in fondo. Noi che crediamo in Dio, che tentiamo ogni giorno di essere almeno qualche volta degni del suo amore, vogliamo entrare nel vero Natale, quello della contemplazione del bambino Gesù.
Lui è lì, calmo e sicuro come un bambino in braccio a mamma e papà. La nostra umanità ha finalmente espresso amore sincero e totale a Dio: Giuseppe e Maria sono la nostra umanità che risponde liberamente sì, che si affida e accoglie in affido, che si dedica e si lascia riempire da Dio, che si orienta al progetto di Dio e ne porta la pienezza.
Non è vero che non c’è speranza per la nostra umanità, anzi c’è scritta dentro senza ritorno. Dio ha deciso di stare con noi, è l’Emmanuele.
Non è vero che siamo abbandonati a un cieco destino: Dio è la nostra pienezza e la nostra massima libertà.
Non è vero che il male vince sulle nostre vite e nelle nostre società, Dio ha scardinato ogni suo potere definitivo in Gesù.
Ci mettiamo semplicemente in cammino come i pastori: portiamo quello che abbiamo, portiamo i nostri peccati perché siano distrutti, i nostri progetti perché siano purificati e realizzati, le nostre tensioni perché siano disciolte, le nostre paure perché si cambino in speranze.
A questo appuntamento ci andiamo con le nostre famiglie perché siano ancora capaci di stanare da sé i doni nascosti dell’amore di Dio e se ne sappiano ancora innamorare; portiamo anche le nostre reti di relazione, da quelle tra amici, perché tornino ad essere gratuite e profonde, a quelle tra progetti politici, perché mettano al centro il bene di tutti. Facciamo un passo indietro nelle nostre certezze, per accogliere e farci giudicare dalla verità che è Gesù.
Dio, per cambiarci ci prende “a tradimento”, con il sorriso di un bambino. Non gli si può proprio resistere più.
Buon Natale!