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A Copenaghen… Crea un clima di giustizia

di Laura Malandrino

La Conferenza sulla convenzione quadro delle Nazioni Unite in tema di cambiamenti climatici è ormai alle porte. Lunedì 7 dicembre, l’atteso vertice di Copenaghen apre i battenti, fino al prossimo 18 dicembre. In queste due settimane la comunità internazionale dovrà portare a casa un accordo sui cambiamenti climatici da fare subentrare al protocollo di Kyoto dopo il 2012. Riusciranno i capi di Stato e di Governo a tagliare il traguardo di un accordo sulle politiche capace davvero di fronteggiare i cambiamenti climatici e di andare oltre quanto era stato stabilito negli accordi di Kyoto, peraltro ancora in attesa di essere pienamente rispettati?

In base ai dati contenuti nella bozza d’accordo messa a punto dal governo danese entro il 2050 le emissioni inquinanti dovrebbero diminuire del 50% rispetto al livello registrato nel 1990. Inoltre l’80% del taglio di queste emissioni dovrebbe essere a carico dei Paesi più ricchi, mentre l’aumento medio globale della temperatura mantenuto entro e non oltre i 2 gradi centigradi.

Questi presupposti  insieme alle recenti aperture degli Stati Uniti e della Cina e alle decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles del 30 ottobre, che stimano in 100 miliardi di euro l’anno entro il 2020 il pacchetto di aiuti internazionali ai Paesi più poveri – certamente sono segnali positivi, ma comunque obiettivi al ribasso non all’altezza della sfida che l’umanità ha davanti. L’associazionismo cattolico, infatti, chiede che in base ai livelli del 1990 l’accordo includa obiettivi vincolanti per ridurre le emissioni dei gas “effetto serra” dei Paesi industrializzati almeno del 40% entro il 2020 e dell’80-95% entro il 2050.

Per la Focsiv (Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario) e la Cidse (la rete delle agenzie di sviluppo della Chiesa cattolica in Europa e Nord America), comunque, non è solo una questione di numeri. Quello che preoccupa è l’affermarsi di una cultura ambientale relativista, pericolosamente cieca e pertanto incapace di guardare al futuro della famiglia umana. Come ha ricordato Papa Benedetto XVI al recente vertice FAO, infatti, “i doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri”. Ci sono, insomma, dei limiti ecologici e sociali entro cui lo sviluppo dovrebbe muoversi – che purtroppo non sono rispettati – con il risultato che ad oggi 24 milioni di persone nel mondo sono in fuga dalla sete. Un numero destinato ad aumentare fino a diventare 200 milioni nel 2050, secondo stime delle Nazioni Unite.

Chissà cosa succederà di concreto a Copenaghen. Fatto sta che numerosi progressi compiuti nella riduzione della povertà e nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio, per le conseguenze dei mutamenti climatici, oggi rischiano di essere annullati. Come per altro dimostrano gli incessanti flussi migratori.

Ecco perché nei giorni scorsi la Focsiv con le principali sigle dell’associazionismo cattolico, tra cui l’Azione Cattolica, in rappresentanza di oltre 4 milioni di tesserati, hanno consegnato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri le firme raccolte ad oggi nell’ambito della campagna di sensibilizzazione Crea un clima di giustizia: oltre 23mila per l’Italia e 55.337 a livello internazionale.

Leggere il cambiamento climatico non solo in chiave ambientale, ma nelle più estese ottiche di un’ecologia umana, attenta all’uguaglianza e alla giustizia sociale, con una attenzione particolare alle popolazioni più povere che maggiormente subiscono le conseguenze di questi cambiamenti, è la proposta delle associazioni e delle ong cattoliche. Attraverso Crea un clima di giustizia esse mettono in luce, a 360 gradi, le implicazioni antropologiche della questione ambientale riportando così la riflessione anche ad una dimensione educativa e culturale.

Per sostenere ulteriormente questa sfida educativa, anche quest’anno in occasione della Giornata mondiale del volontariato indetta dalle Nazioni Unite che ricorre sabato 5 dicembre, la Focsiv consegnerà il Premio del volontariato internazionale. I premiati sono due giovani del Cisv, Marco e Venusia, impegnati in due progetti uno di turismo responsabile e uno di microfinanza, entrambi inseriti in una strategia globale di cosviluppo che mette in rete le associazioni locali del Senegal con le associazioni di migranti senegalesi in Italia. Un modo per ricordare il valore del volontariato e l’importanza della cooperazione internazionale improntata a forme di cosviluppo, ovvero di uno sviluppo responsabile e rispettoso della dignità di ogni persona umana.

Contribuisci a “creare” anche tu “un clima di giustizia” con la Focsiv! Dall’1 al 13 dicembre, inviando un sms al numero 48583 da tutti gli operatori di telefonia mobile (Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia) si può donare 1 euro a sostegno dell’impegno dei volontari internazionali per lo sviluppo delle popolazioni dei Sud del mondo. Oppure si possono donare 2 euro chiamando dai telefoni di rete fissa Telecom Italia.

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