Accade in Italia
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E poi Berlusconi conclude il suo intervento: «Voi imprenditori pensate al benessere, per democrazia e libertà ghe pensi mi». (13 ottobre)
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Brunetta sullo scudo fiscale: “la maggior parte di questi soldi non sono frutto di criminalità, ma semplicemente della spinta del voler pagare meno o per niente le tasse” (il Messaggero). La lingua italiana, se rispettata nella sua logica, ha davvero una portata rivoluzionaria.
La tassa sui capitali che rientrano con lo scudo è del 5%. Non lo Stato in generale li riscuoterà, ma direttamente la Presuidenza del Consiglio, che li userà come è stato detto con fine espressione “per i bisognosi”. Soldi pronti per le limosine e il consenso. Le banche, senza far nulla, incasseranno il resto. Intanto le borse di studio per i ragazzi delle scuole (circa 250 euro forniti dagli enti locali o dagli istituti scolastici stessi, con grande sforzo visti i magri bilanci) sono soggette a ritenuta d’acconto del 23%. Meritocrazia.
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“Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora piùà insidioso, un nemico che ci lusinga. Non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre. Non ci confisca i beni, ma ci arricchisce per darci la morte. Non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e oniorandoci nel Palazzo. Non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore. Non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro“. Ilario di Poitiers, IV secolo.
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Finezza d’altri tempi alla festa della Libertà di Benevento: Berlusconi dice «La stampa estera sputtana il premier, democrazia e il nostro Paese»«Basta insulti e volgarità, sono stato eletto dal popolo». (Corriere della Sera, 11 ottobre). Avete letto bene: dice “basta volgarità“.
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Tra Legnano e Cerro Maggiore, dove il 29 maggio 1176 la Lega lombarda sconfisse il centralismo imperiale, oggi c’è un gigantesco cinema multisala, uno dei primi e dei più grandi del Nord Italia; e ovviamente danno «Barbarossa». Gran dispendio di scenografie e atmosfere molto solenni. Eppure il rapporto della Lega Nord con la cultura incontra qualche difficoltà. Anche quando si tratta di uomini di cultura che hanno da sempre e giustamente valorizzato le ricche tradizioni lombarde, venete e in generale del Nord. Si veda uil caso del poetra Andrea Zanzotto, un nome straordinario della cultura, 88 anni, di Pieve di Soligo, che ha utilizzato la bellissima lingua del suo paese. Ma che definisce “una peste” la Lega Nord. Ha detto Zanzotto: «Questi veneti attuali, magari della Lega… anzi, è come una peste quella, perché vuol convincere ogni paese che è il meglio del meglio. Si pretenderebbe di rappresentare con la Lega una specie di aristocrazia. Ma quello che sta avvenendo ha poco a che fare con l’identità: l’identità cambia nel tempo, non è una cosa stabile e immutabile». E più avanti, il poeta che così spesso ha usato la lingua madre per le sue liriche, si rammarica: «Provo un senso di fastidio, perché manipolano il dialetto come vogliono, non inventano neanche un buon dialetto. Io ho bisogno del mio vecchio paesaggio veneto, il Piave, il Grappa, il Montello, le Prealpi con le loro vette basse che formano una serie di emme e enne. Il paesaggio per me parla». Il sindaco di Verona ha replicato: «Se parliamo di politica ed elezioni, Zanzotto è uno dei 4 milioni di elettori veneti e il suo voto contro la Lega è uno di questi 4 milioni. Per fortuna, molti altri non la pensano come lui». E Giancarlo Galan, governatore berlusconiano del Veneto: “Usare quella parola, peste, per definire la Lega mi è sembrato del tutto fuori luogo. E se posso aggiungere una cosa, nel recente libro-intervista di Zanzotto ‘In questo progresso scorsoio’ ho trovato giudizi sul Veneto assolutamente conservatori, figli di una nosta gia che ha un senso se diventa poesia, ma se si declina in giudizio politico è semplicemente sbagliata». Ha scritto Omilos, associazione culturale del Trevigiano: “Si accusa Zanzotto di desiderare che i Veneti siano poveri, lo si accusa di essere slegato dal suo territorio, di essere un “aristocratico”. Accuse risibili per un poeta che è stato, è, la voce più alta sincera, acuta, intima della sua terra; per un poeta che il Veneto l’ha cantato in veneto, nel dialetto dei padri, della gente; per un poeta che alla gente, alla terra, ai fiori, alle erbe, ai sassi, alle zolle del Veneto ha votato la sua ispirazione. E’ vero però che Zanzotto è un “aristocratico”, nel senso etimologico della parola. Aristos, in greco, significa “ottimo, il migliore, il più idoneo” e il poeta di Pieve è senza dubbio una delle migliori voci poetiche che il mondo oggi possa far echeggiare sulla sua superficie contaminata, anche dalla superficialità e dall’incomprensione.”
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Intanto “Barbarossa” continua ad essere visto. Magari qualcuno potrebbe rendersi conto che il film racconta l’eroica resistenza di un gruppo di uomini del Sud contro un potere politico accentratore che veniva dal Nord. Non so se è chiedere troppo, ma potrebbe addirittura ricordarsi di un passo di Thomas Mann nel quale si parla con simpatia di un liutaio di Bergamo definendolo come “un bel giovane meridionale“.
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Bossi ama il “Va’ pensiero”. E fa proprio bene. Molto più discutibile l’idea di farne il nuovo inno nazionale italiano. Sarebbe bene conoscere un po’ di storia lombarda. La “prima” del Nabucco al Teatro alla Scala ci fu nel 1842.
Giuseppe Verdi dedicò la sua bellissima opera a una arciduchessa austriaca. Molto tempo dopo lo si caricò di valori patriottici – come avvenne a molti altri cori di Bellini e Rossini. Nel 1847 Verdi incontrò Mazzini a Londra. Composero assieme un inno nazionale: Suona la tromba, 1848, con versi di Goffredo Mameli. Mazzini preferì poi alla musica di Verdi quella di Michele Novaro. Infine. Verdi era “padano” doc, ma assolutamente favoprevole alla unità d’Italia: fu anche deputato al primo Parlamento nazionale nel 1860.
6 novembre 2009 alle 01:20
Questi stralci sono stati scritti da qualcuno che non vuole bene all’Italia.
Siete poco patriottici e disfattisti.Pensate positivo.
Mah, non riesco più a sorridere….. l’indignazione ha il sopravvento sulla razionalità.
Eppure a ben pensarci, razionalizzando non possiamo non indignarci.
Grazie
10 dicembre 2010 alle 14:59
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7 gennaio 2011 alle 12:49
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