Quando a franare non è solo il territorio
Quanto accaduto nella zona sud della città di Messina non è il frutto di una tragica fatalità. Decine di morti e dispersi, centinaia di senzatetto sono la conseguenza dell’ennesima tragedia annunciata, in un’Italia che troppo spesso mette da parte, come inutile fardello, il rispetto per la natura. Non si può amministrare un territorio prescindendo dalla salvaguardia del medesimo. La natura non può continuare ad essere massacrata impunemente, né ci si può stupire se questa ad un certo punto presenta il conto.
Dopo le risposte all’emergenza di queste ore, è tempo che le istituzioni si attivino con determinazione per fermare tutti gli illeciti che quotidianamente vengono perpetrati a danno del territorio, e si ponga la questione urbanistica, sismica ed erosiva come urgenza nazionale.
Davanti al dissesto geologico in cui versano molte aree del nostro Paese, ci chiediamo anche noi – come ha fatto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – se non sia il caso di impiegare una parte consistente delle risorse destinate a opere faraoniche (a cominciare dallo stesso progetto “Ponte sullo Stretto”) per innanzitutto risanare il territorio, metterlo in sicurezza e dove è necessario restituirlo alla sua vocazione naturale.
Le piogge torrenziali se cadono su un territorio sano, provocano danni ma non così gravi, tanto meno provocano vittime innocenti. Non ci si può continuare ad affidare alla fortuna e alla speranza che non accada il peggio. Speravamo che Sarno avesse insegnato qualcosa, purtroppo ci sbagliavamo.
La Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica esprime la propria vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro cari e a tutti coloro che sono stati colpiti negli affetti e nei beni da questa tragedia, e invita tutti a promuovere e a sostenere le iniziative di solidarietà che hanno l’obiettivo di alleviare le sofferenze delle popolazioni coinvolte. L’Ac messinese e siciliana si è già mobilitata per prestare soccorso e per rispondere a richieste di aiuto delle istituzioni.
Nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 2007, Benedetto XVI denunciava: «La distruzione dell’ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l’accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti guerre, proprio perché sono un frutto di un concetto disumano di sviluppo. Uno sviluppo, infatti, che si limitasse all’aspetto tecnicoeconomico, trascurando la dimensione moralereligiosa, non sarebbe uno sviluppo integrale e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le capacita distruttive dell’uomo». È dovere di ogni popolo attuare politiche miranti alla protezione dell’ambiente, al fine di prevenire la distruzione di vite umane e di quel patrimonio naturale i cui frutti sono necessari per il benessere dell’umanità.