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Per Messina, la Speranza che non delude

di Alessandra Currò*

Quando si parla di Sud, di Meridione si fa spesso ricorso a stereotipi culturali che spesso, soprattutto quando la tragedia investe con violenza la vita, assumono i toni della fatalità, della ineluttabilità del fato. E si fa ricorso alle immagini, anch’esse stereotipate, di volti rassegnati, privi di espressione, perché tutti tesi a ricomporsi nell’attesa di un divenire che sa di unico medicamento efficace rispetto ad un dolore che sembra troppo duro da sopportare. Un dolore che pure si sopporta, che entra nel vissuto sconquassandone soprattutto la dimensione relazionale: quella dimensione esistenziale che propone la vita come luogo in cui maturare e tessere rapporti di fiducia con i vicini di casa, con il territorio, con la città.

Il Sud del Terzo Millennio, pur se attraversato da mille ritardi – anche culturali – non è certo la terra del fato, del fatalismo da assumere quale cifra interpretativa del vivere e dell’agire di un popolo. È luogo dove l’attesa di un riscatto possibile da tutto ciò che sa di ignoranza, di furbizia, di gattopardesco vivere, di arroganza e violenza sociale e, purtroppo, politica, tende a trasformarsi in stile di vita, in comportamenti personali e sociali sempre più condivisi e diffusi.

Questo il senso autentico delle lacrime composte, del dolore contenuto e, apparentemente rappreso delle persone che a Messina hanno vissuto e subito il drammatico nubifragio verificatosi nella sera del primo giorno di ottobre. Non rassegnazione fatalistica, ma attesa di un riscatto; non vuoto dolore, ma ricerca di una ragione. Ragione che sembra non “tenere” di fronte alla enormità del numero dei morti, di fronte alla vastità di una sofferenza che poteva essere evitata.

Dentro questo dinamismo tragico di sentimenti, di vita ferita, l’Azione Cattolica dell’arcidiocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela ha posto e pone la sua presenza: con discrezione, con delicatezza, con rispetto. E prova a ritessere fili, a costruire ponti, a ricercare relazioni che nel buio del dolore sappiano essere fonte di speranza, sappiano indicare Speranza che non delude, che sa accogliere ogni istanza di giustizia, ogni richiesta di pacificazione dei cuori e delle menti.

Già venerdì 2 ottobre l’AC diocesana ha allertato le associazioni territoriali perché si mettessero a disposizione della Protezione Civile e della Caritas Diocesana. Proprio il rapporto di vicinanza con la Caritas è stato il tramite che ha permesso alle associazioni territoriali di contribuire in maniera significativa alla raccolta di generi di prima necessità “non alimentari”. Le numerose telefonate di solidarietà e di offerta di aiuto da parte delle Associazioni diocesane della Sicilia, del Presidente nazionale, Franco Miano, e del Vice Presidente del Settore Giovani, Marco Iasevoli, dicono poi di un sentire associativo che altro non è che espressione di autentica fraternità.

Un sentire che io per prima, come Presidente diocesano, ho avuto modo di testimoniare nei numerosi incontri di coordinamento, tenuti presso il Centro Caritas. L’ultimo di questi incontri ha affidato anche all’AC messinese un compito importante: quello di stare accanto alle persone sfollate. Stare accanto ai bambini, ai giovanissimi, agli adulti, agli anziani. Un compito che il Settore Giovani e l’ACR si apprestano a vivere con slancio ed entusiasmo e che le équipe diocesane, coordinate rispettivamente da Barbara Baluce, vice Presidente del Settore Giovani e Andrea Salanitro, responsabile ACR, stanno già progettando. Insomma l’intera AC diocesana, adulti, giovani e ragazzi, è in fermento, è “in azione” per stare accanto a chi soffre: in umiltà e fervore.

*Presidente diocesano dell’AC messinese

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