Non è venuto per farsi servire, ma per servire
di Vito Piccinonna
Si sono dati appuntamento dal 21 al 25 ottobre a Metaponto (MT) i 500 delegati di pastorale giovanile, tra laici, sacerdoti e religiosi, giunti da oltre 140 diocesi, convocati dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile. Momento di grazia per la Chiesa italiana chiamata a scorgere sempre più l’appello di Dio dentro questa storia per proseguire con più fiducia il cammino verso il futuro, mettendosi a servizio dei giovani ma anche rendendo i giovani protagonisti della vita delle comunità cristiane. “Non è venuto per farsi servire, ma per servire” è l’icona biblica scelta per accompagnare l’XI convegno nazionale di pastorale giovanile, che ha messo a fuoco il soggetto da cui ripartire, la diocesi e la parrocchia, con la ricchezza dei movimenti e delle associazioni che in esse vivono. Don Nicolò Anselmi, Responsabile nazionale del Servizio per la pastorale giovanile, ha evidenziato da subito come il tempo che stiamo vivendo ci fa raccogliere i frutti del triennio dell’Agorà dei giovani italiani e ci prepara a ricevere gli orientamenti che la Cei ci offrirà per il prossimo decennio sull’educazione.
La bellissima accoglienza delle diocesi lucane si è resa visibile anche con la partecipazione di tutti i vescovi della Basilicata, che hanno mostrato il volto caloroso delle Chiese che presiedono. Nella celebrazione di apertura il Segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, ha evidenziato come “ogni progetto pastorale ha bisogno di una dimensione spirituale, di un’anima senza la quale tutto si riduce a sterile attivismo” e che alla tiepidezza spesso offerta ai giovani può far da controtendenza “la proposta cristiana che non è un accompagnamento vuoto ma una proposta esigente, sana, motivante, capace di additare obiettivi forti e orizzonti vasti”.
Anche mons. Angelo Spinillo, vescovo delegato della Conferenza episcopale Campana per la pastorale giovanile, ha aiutato i partecipanti a ravvisare nel servizio di Cristo un modello esemplare del nostro servizio, la cui prima esplicitazione consiste proprio nell’ascolto.
E proprio l’ascolto ha fatto da filo conduttore alla tavola rotonda dal tema “La parrocchia che vorrei”: ci si è lasciati interrogare da alcune provocazioni che tre giovani presenti in sala hanno lanciato ai relatori, facendo notare come spesso la componente adulta delle nostre comunità risulti poco attenta alle esigenze e alle domande più profonde dei giovani; l’intergenerazionalità pare essere davvero un valore da vivere e riproporre al meglio.
Nella seconda relazione fondamentale è toccato a Franco Miano dire come la comunità cristiana possa mettersi a servizio della crescita, dell’educazione e dell’evangelizzazione dei giovani. Il presidente nazionale dell’AC, attraversando quattro parole chiave (tempo-vocazione-responsabilità-prossimità) ha sollecitato a prendere consapevolezza di come “la comunità cristiana mentre annuncia il Vangelo fa crescere l’uomo”. Evidente nella sua relazione il nesso con la tematica dell’educazione, servizio che “pone alla base il valore irripetibile di ogni persona, che viene curato da operatori fortemente motivati e che offre un’esperienza globale di vita”. Alla comunità cristiana è chiesto di “spendere il proprio tempo migliore nell’accompagnamento dei giovani e nella loro ricerca vocazionale”.
Interessanti i laboratori che hanno aiutato i partecipanti non solo a mettere in luce le criticità ma anche le prospettive in relazione alla comunità cristiana mentre si rapporta con gli studenti, con il dramma delle dipendenze, con le ricchezze della mondialità e dell’immigrazione, con le prospettive dello sport, con le sfide della comunicazione, ecc. Anche nei gruppi di studio sul tema Quali novità e cambiamenti per una comunità cristiana missionaria e aperta ai giovani? è stato possibile vivere, all’interno di un clima di comunione, una condivisione sincera e appassionata in cui ci si è messi in gioco per ripartire dai luoghi ordinari della vita dei giovani, impegnando a rendere le nostre comunità più corresponsabili per una testimonianza più corale e credibile.
Mons. Agostino Superbo, vescovo di Potenza e vicepresidente della Cei, ha invitato soprattutto gli educatori a “fidarsi dell’opera dello Spirito, protagonista della nostra esistenza e del nostro servizio educativo” perché proprio i giovani attorno alla “questione vita” chiedono a noi risposte più vere.