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Coerenza tra Fede e Vita

di Fabio Zavattaro

La Chiesa è amica anche quando dice verità scomode; non indietreggia e non rinuncia a un “atteggiamento di apertura virtuosa”; chiede coerenza tra fede e vita, e sottolinea, con il Papa, l’importanza dei valori etici e morali nella politica a ogni livello. Per questo chiede e domanda serenità. Aprendo i lavori del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco ha voluto subito ricordare il ruolo della Chiesa nel nostro Paese, sottolineando che non c’è in essa alcuna volontà da “far da padroni: cittadini di questo Paese, conosciamo bene i principi e le regole che reggono una democrazia pluralista, nella quale tuttavia le religioni sono presenze né abusive né sconvenienti”. Una Chiesa, dunque, che non si lascia guidare “da qualche piccola finestra del dettaglio, del pregiudizio o dell’incertezza”, ha detto ancora il cardinale Bagnasco lunedì 21 settembre, “ma dalla grande finestra che Cristo ci ha aperto sull’intera vita guardiamo il mondo e gli uomini e riconosciamo così che cosa conta veramente nella vita”.

Se c’è una parola chiave che attraversa tutta la prolusione del presidente della Cei, è proprio: coerenza. Perché i cristiani sono lievito, luce, sale della terra, “la coerenza tra la fede e la vita è tensione che attraversa e invera il cristianesimo, ed è in un certo qual senso la misura della sua sincerità”.

Una lettura, quella offerta dal cardinale Bagnasco, che non può non partire dal Concordato: “felice riforma” quella di 25 anni fa. E sottolinea l’importanza e l’attualità di quel “grande accordo di libertà che accomuna Stato e Chiesa non solo nel riconoscimento della reciproca autonomia, ma anche nell’impegno condiviso di collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”. Una Chiesa, dunque, che “non indietreggia”, e che guarda al nostro Paese attraversato ciclicamente, dice il porporato, da “un malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa essere talora una nazione serena e del tutto pacificata al proprio interno, perché attraversata da contrapposizioni radicali e da risentimenti”. È un’Italia che chiede un supplemento di amore, afferma il presidente della Cei, che chiede serenità per superare “un clima di tensione diffusa e di contrapposizione permanente che fa solo male alla società”. In un “discernimento sapiente” si tratta di avere la capacità di accogliere le ragioni diverse dalle proprie “rinunciando innanzitutto alla polemica pur di raggiungere un consenso sulla verità più generale”.

La politica è la più alta forma di carità ricordava Papa Paolo VI, e in questa logica il criterio fondamentale per un’onesta valutazione dell’agire politico “è dunque la capacità di individuare le obiettive esigenze delle persone e delle comunità, di analizzarle e di corrispondervi con la gradualità e nei tempi compatibili”. E compito essenziale della politica “è la giustizia, e quindi la promozione del bene comune”, come afferma Papa Benedetto nella sua enciclica Caritas in veritate. Occorre ancora che “chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta”.

Ed è alla luce di tutto questo, proprio per coerenza, che la comunità cristiana “mai potrà esimersi dal dire – sulla base di un costume di libertà che sarebbe ben strano fosse proprio a lei inibito – ciò che davanti a Dio ritiene si giusto dire”. Fedele a quella coerenza tra fede e vita, la Chiesa “non ha avversari, ma davanti a se ha solo persone cui parla in verità, dunque mai con parole che possano essere scambiate o accomunate a quelle legittimamente espresse in nome della politica o del costume”.

Proprio per coerenza, la Chiesa può dire che la decisione presa sulla pillola Ru486 è “solo apparentemente rispettosa della libertà, in quanto annulla i diritti di una delle parti in causa, la più indifesa, cioè della vita appena affiorata ma già reale”. Può ancora dire riguardo al “fine-vita” che ci sono stati “pronunciamenti ambigui”, e si attende una legge che possa scongiurare nel nostro Paese altre situazioni tragiche come quella di Eluana. Può infine affermare, a proposito della questione immigrati, che “il rispetto della legalità e della sicurezza dei cittadini non può essere disgiunto dalla garanzia dei diritti umani riconosciuti nell’ordinamento nazionale e internazionale, né può portare a trascurare stati di necessità e doveri da sempre radicati nel cuore della nostra gente”.

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