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Tutti vogliono la pace

di Francesco Campagna

Tutti vogliono la pace, tanti la invocano alle marce e alle veglie di preghiera, pochi sanno come la si costruisce. La pace è un tema scomodo e se non è trattato con cura e competenza può diventare oggetto di strumentalizzazioni ideologiche e può esporre al conflitto.

Questo disagio è avvertito anche dalle nostre associazioni di AC: temendo di scivolare sul versante della contrapposizione politica, spesso si rinuncia a prendere posizione e la pace si riduce a sbiadito ideale disincarnato. Le bandiere della pace sono agitate da altri, spesso insieme a simboli di partito e talvolta in aperta opposizione a determinate scelte politiche e iniziative governative. La timidezza di molte nostre associazioni è ingiustificata e colpevole perché è proprio la voce della Chiesa l’unica che si leva con coraggio e libertà per denunziare gli attentati alla pace e invocare con forza un nuovo ordine mondiale in cui i popoli possano convivere nella convivialità delle differenze e nel godimento dei diritti fondamentali.

La dignità dell’uomo – così come declinata attraverso i diritti umani universalmente riconosciuti – riempie di contenuto la pace, ne rivela l’accezione positiva e consente di schierarsi senza timore di fraintendimenti; scegliere di lottare per la pace significa scegliere l’uomo, in ogni condizione di vita si trovi e a prescindere delle differenze etniche, culturali, politiche, religiose o sociali.

Parlare di pace a partire dai diritti umani universali significa dare spazio ad una riflessione sulle cause delle deprivazioni cui sono soggetti i popoli del Sud del mondo al fine di svelare i meccanismi che stanno alla base delle strutture di peccato; il perché delle guerre riposa alla fine di questo percorso di conoscenza, fino alle radici delle ingiustizie, un viaggio che può essere compiuto soltanto se è assistito da una informazione sana, libera e coraggiosa, alternativa al sistema mediatico imperante che filtra le notizie e decide le priorità sulla base di interessi particolari e dell’indice d’ascolto.

Per supplire a queste lacune formative e informative sono allora auspicabili le scuole di educazione alla pace, laboratori per riflettere sulle cause della povertà, per mettersi in ascolto di quella parte di mondo sofferente che viene lasciato senza voce, finestre per osservare il mondo assistiti dalla sapienza del Magistero della Chiesa.

Educare alla pace, in AC, significa anche lottare per la pace con la preghiera, promuovere uno stile di vita orientato alla giustizia, insegnare a gestire i conflitti rinunziando alla violenza, dare spazio al consumo critico e alla salvaguardia del creato.

Non partiamo da zero: ricordiamo il rilievo della dimensione internazionale dell’AC e la fondazione dell’Istituto di diritto Internazionale della Pace Giuseppe Toniolo e inoltre non possiamo trascurare l’importanza che l’AC riserva al mese della Pace e alla riflessione sul Messaggio Pontificio per la Giornata Mondiale del 1° gennaio.

(Questo articolo è basato sulla sintesi del Laboratorio “Pace” tenutosi al Convegno delle Presidenze diocesane ACI 2009).

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 2 - 2010
  • anno X, n. 2, giugno 2010

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    Il rapporto tra religioni e sfera pubblica e, in particolare, nel contesto italiano, fra cristianesimo e democrazia liberale.