Non bastano le parole
di Antonio Martino
Caccia ai cristiani. Quella di sabato scorso a Gorja, in Punjab, 9 morti e decine di feriti, è solo l’ultima delle stragi perpetrate, in sempre più numerose aree del pianeta, contro le minoranze cristiane, e in particolare cattoliche.
Si tratta di azioni che costituiscono un gravissimo ed ingiustificato attentato contro i diritti umani, ed in particolare il diritto irrinunciabile alla libertà religiosa. Una violenza crudele che rinnega i principi della pacifica convivenza, del dialogo e della tolleranza interreligiosa; principi che rappresentano valori universali, e in quanto tali, andrebbero rispettati sempre e comunque da tutti, uomini e Paesi, senza eccezione. È forse tempo che le istituzioni internazionali, a tutti i livelli, Onu e Unione Europea in primis, si facciano promotrici di una forte iniziativa politica in difesa della libertà di fede e del dialogo interreligioso, già in occasione della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite.
«Profondamente addolorato» per gli «attacchi insensati» contro i cristiani in Pakistan si è detto Benedetto XVI, che chiede «di rinunciare allo strumento della violenza che causa così tante sofferenze e di intraprendere la via della pace». Nel telegramma inviato al vescovo di Faisalabad, monsignor Joseph Coutts, il Papa ha espresso la propria «vicinanza spirituale» a quanti hanno sofferto a causa della loro fede in Cristo. Allo stesso tempo, Benedetto XVI chiede alla comunità cristiana pakistana di non rinunciare ai propri sforzi «per aiutare a costruire una società nella quale un profondo senso di fiducia nei valori umani e religiosi si accompagni al mutuo rispetto di tutti i suoi membri».
Quella di Gojra è, purtroppo, solo l’ultima di una serie di violenze contro la minoranza cristiana in Pakistan. Atti che si configurano, accusa il nunzio, monsignor Adolfo Tito Yllana, dai microfoni della Radio Vaticana, come «una vera e propria persecuzione scatenata con il pretesto della “legge sulla blasfemia”» vigente in Pakistan. «Tutti sanno», afferma il nunzio, «che questa legge viene utilizzata proprio per andare contro le minoranze come i cristiani… Attuano la persecuzione accusandoli di blasfemia. C’è un grande capo religioso che comincia a gridare: “Questi sono infedeli, dobbiamo eliminarli, ucciderli perché loro hanno dissacrato…”, e la massa integralista si scatena. Non c’è nessuna blasfemia. È tutta un’invenzione. Non è questione di religione, è mancanza di umanità di un gruppo che vuole soggiogare un altro gruppo che è minoranza».
Può sembrare forzato e certamente ad alcuni non piacerà sentirselo dire, ma non alzare le spalle davanti alle violenze contro i cristiani, dal Libano alla Cina, dal Pakistan all’India, è forse il modo migliore per sostenere con ragione l’impegno per i diritti e le libertà fondamentali, promuovere la tolleranza, lo Stato di diritto e la democrazia. Tutte cose di cui, soprattutto a noi occidentali, ci piace parlare, ma che in verità chiedono azioni concrete. Lo dobbiamo ai troppi innocenti bruciati vivi in nome dell’intolleranza religiosa.