Il sistema dell’informazione: libertà e responsabilità
a cura del Gruppo di ricerca socio-politica
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Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa:
- cap. 4 (I principi della DSC),
- parte 5 (La partecipazione), n. 189
- parte 6 (Il principio di solidarietà), n. 192
- cap. 8 (La comunità politica),
- parte 4 (Il sistema della democrazia), n. 414-415-416
- cap. 9 (La comunità internazionale)
- parte 4 (La cooperazione internazionale per lo sviluppo), n. 446 e 447
- cap. 12 (DS e azione ecclesiale),
- parte 2 (DSC ed impegno dei fedeli laici) n. 560-561-562 e 569
ACI, Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”:
- Introduzione, 2: Cristiani dentro la vita
- Introduzione, 3: Dentro una Chiesa radicata in una terra
- Introduzione, 4: Con il linguaggio dei laici
- 1.2: Un’idea di formazione
- 4.1: Per la vita del mondo
- 4.2: Pensosità
- 4.2: Discernimento
- 4.2: Costruire la pace
- 4.2: La responsabilità
- 4.2: Forti e miti
- 4.2: Solidali
- 4.2: Fratelli dei poveri
- 4.2: Impegnati per la città degli uomini
Il sistema dell’informazione occupa da sempre un ruolo fondamentale per la costruzione e il funzionamento della democrazia. Non a caso, è proprio con l’invenzione della stampa e la diffusione dei fogli di informazione che nei secoli scorsi si crearono in Europa le condizioni per lo sbocciare dei primi germogli della democrazia moderna. La possibilità di accedere a fonti di informazione rappresenta infatti la precondizione per ogni forma di partecipazione consapevole e quindi responsabile alla cosa pubblica. Proprio in questo senso, Norberto Bobbio era solito ripetere che tra le diverse definizioni possibili di democrazia egli preferiva quella di «potere in pubblico»: il potere democratico deve essere un potere il più possibile «svelato», ossia proprio senza veli, rappresentato sulla scena pubblica e non giocato nelle segrete stanze. Un potere sul quale sia possibile giudicare liberamente e consapevolmente, con cognizione di causa.
Democrazia è dunque (anche) la possibilità per il maggior numero possibile di cittadini di acquisire informazioni su ciò che tutti riguarda, e di poter confrontare tra loro notizie, opinioni, argomentazioni differenti: «Non è pensabile alcuna partecipazione senza la conoscenza dei problemi della comunità politica, dei dati di fatto e delle varie proposte di soluzione», si legge al n. 414 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, che prosegue: «Occorre assicurare un reale pluralismo in questo delicato ambito della vita sociale, garantendo una molteplicità di forme e strumenti nel campo dell’informazione e della comunicazione e agevolando condizioni di uguaglianza nel possesso e nell’uso di tali strumenti mediante leggi appropriate. Tra gli ostacoli che si frappongono alla piena realizzazione del diritto all’obiettività nell’informazione, merita attenzione particolare il fenomeno delle concentrazioni editoriali e televisive, con pericolosi effetti per l’intero sistema democratico quando a tale fenomeno corrispondono legami sempre più stretti tra l’attività governativa, i poteri finanziari e l’informazione».
Tutto ciò, evidentemente, mette in gioco innanzitutto il dovere del potere economico e del potere politico di garantire un’effettiva libertà di informazione. E comporta anche la necessità di prevedere forme di «partecipazione al processo decisionale riguardante la politica delle comunicazioni» (Ivi, n. 416). Il modo con cui si struttura il sistema d’informazione, sia nei suoi aspetti economici, che vanno dagli assetti proprietari fino alla distribuzione delle risorse pubblicitarie, sia nei suoi aspetti giuridici, dalla regolamentazione del diritto di cronaca alla tutela del pluralismo e dell’indipendenza del “quarto potere” rispetto alle tendenze pervasive della politica e dell’economia, non è cosa che possa essere messa tra le questioni di secondo piano, ma costituisce anzi una chiave di volta del sistema delle garanzie costituzionali.
Quanto detto, tuttavia, chiama in causa anche, da una parte, la libertà e la responsabilità di chi l’informazione “la fa”, dall’altra, la consapevolezza dei fruitori del sistema d’informazione. Concorrere alla formazione dell’opinione pubblica implica, infatti, l’esercizio di una libertà responsabile, conscia che la scelta della forma e del contenuto delle notizie riportate non è indifferente rispetto la costruzione del bene comune, ma ne rappresenta anzi una componente fondamentale, con tutte le implicazioni etiche, deontologiche e politiche che questo comporta. Anche questo ambito di impegno richiede dunque un costante esercizio di discernimento, sia personale che comunitario, così come richiede il crescere nel senso della responsabilità verso «la vita del creato e della storia umana, nel frammento di mondo e di tempo in cui viviamo» (ACI, Progetto Formativo Perché sia formato Cristo in voi, 4.2). Anche in questo campo si concorre a costruire la pace, si attua una «cura attenta e sensibile alle relazioni tra le persone», ci si fa «fratelli dei poveri e dei diseredati» (Ivi). Nella società contemporanea, inoltre, ciò che non trova rappresentazione sul palcoscenico mediatico sembra quasi non esistere. Ciò comporta una particolare responsabilità per coloro che operano nel settore dell’informazione, che dovrebbero avvertire come un dovere ineludibile anche quello di dare voce tutte le componenti della società locale e globale che stentano a far sentire le proprie ragioni, a far conoscere i propri bisogni a difendere i propri diritti: «di fronte a gravi ingiustizie, la decisione di ignorare del tutto alcuni aspetti della sofferenza umana rispecchia una selezione indifendibile» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 561).
Detto questo, occorre sottolineare che «i professionisti dei mezzi di comunicazione sociale non sono gli unici ad avere doveri etici. Anche i fruitori hanno obblighi». E «il primo dovere degli utenti delle comunicazioni sociali consiste nel discernimento e nella selezione». (Ivi, n. 562). Anche per questo occorrono «persone pensose, capaci coltivare il gusto della riflessione». Persone formate ad «un interesse aperto ai problemi del mondo e del proprio territorio da conoscere, da affrontare oltre i luoghi comuni, da approfondire». Formarsi ad essere cittadini «responsabili della città degli uomini» significa anche formarsi a «conoscere e comprendere il nostro tempo, nella sua complessità, [...] coniugando la capacità di pensiero critico nel giudicare con l’integrità etica nell’agire». (ACI, Progetto Formativo Perché sia formato Cristo in voi, 4.2).
Indicazioni bibliografiche
Per una introduzione al tema:
- Dialoghi n. 3, settembre 2004: Futuro della democrazia, futuro della libertà
- Dialoghi n. 3, settembre 2003: Comunità, società e istituzioni: la deriva mediatica
Per un approfondimento:
- P. Caretti, A. Pieretti, P. Pisarra, Informazione, manipolazione e potere, San Paolo, Cinisello Balsamo 1998.
- N. Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino 2005(4).
- G. Sartori, Homo videns, Televisione e postpensiero, Laterza, Roma-Bari 2009(11).
- G. Bedeschi, Opinione pubblica, in Enciclopedia delle Scienze Sociali, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani, Roma 1998, vol. pp. 359-367.