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Deficit di democrazia

Esiste un problema di democrazia oggi in Italia? Certamente no se si guarda a regimi dittatoriali come la Corea del Nord, la Bulgaria comunista o il Sudafrica dell’apartheid. I giornalisti che fanno il loro mestiere non rischiano la pelle come nella Cina turbocapitalcomunista o nella Russia di Putin.

Tuttavia è legittimo essere fortemente preoccupati per quanto negli ultimi quindici anni sta avvenendo. La democrazia non è un dato acquisito una volta per tutte: vive di una continua cura, della formazione di una classe dirigente all’altezza del compito, di una opinione pubblica informata e sufficientemente colta, del rispetto delle regole del gioco, di organi di informazione liberi e non soggetti a poteri economici e politici, di una magistratura indipendente, di una attenzione al bene comune.

Assistiamo da anni a uno stillicidio continuo di attacchi ai fondamenti stessi della democrazia, e quello che è più grave sembra che ci siamo assuefatti, non percepiamo più lo scandalo, il rischio, lo sdegno. È una situazione pesante, che coinvolge la maggioranza, l’opposizione, ma anche l’opinione pubblica in generale.

Esiste una coalizione politica che ha avuto la maggioranza dei voti e che quindi legittimamente governa. Appare singolare però che un potere che mai nessun governo democratico ha mai avuto nella nostra storia repubblicana abbia fatto così poco per il Paese. Sembra che la normale dialettica parlamentare, gli obblighi previsti dalla Costituzione, le norme di garanzia siano di impaccio, diano fastidio. Non solo il Parlamento è esautorato del suo compito attraverso continui voti di fiducia, ma la maggior parte degli stessi ministri svolge un ruolo subordinato rispetto al premier e ad alcune superstar. Annunci, gesti spettacolari, ma poca attenzione per le famiglie, per i ceti deboli, per la cultura e la scuola, per l’economia vera e non quella che genera intrattenimento. Sulla crisi siamo passati dal dire che non c’era a dire che era già passata. Ma per molti italiani la vita è molto diversa. Si annunciano in continuazione leggi che poi devono essere corrette, con continui ordini e contrordini. Leggi spesso scritte male, come quella elettorale, sulle ronde o sul reato di clandestinità. Ma leggi anche “minori” che risentono di incompetenza tecnica: la legge sul pensionamento dei dipendenti pubblici è stata cambiata sempre dal Governo tre volte in due mesi, ed era stata inserita nella legge di  “proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali” (sic!). Si tratta della Legge 3 agosto 2009, che ha convertito con modificazioni il decreto-legge 1° luglio 2009, n.78 (“provvedimenti anticrisi,”). L’articolo 17 contiene i seguenti 2 commi che riguardano specificatamente il pensionamento coatto: “35-novies. Il comma 11 dell’articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente […]”.
La democrazia è fatta anche di una buona sintassi.

Preoccupa l’attacco costante alla libertà di stampa, e la funzione sempre più di “soubrettes” affidata ai giornalisti. Se guardiamo certi Tg non vediamo altro che notizie sul fatto che fa caldo, fa freddo, piove, non piove, come va il prezzo dei gelati, il parere del passante per via, la cronaca nera e i tetti di Cogne (o equivalente). Oppure tutte le notizie pruriginose sui vip, notizie che tutti accettano ma che improvvisamente diventano gossip esecrabile solo quando emergono aspetti molto imbarazzanti riguardanti il premier. Posto che la vita privata e la coscienza sono questioni che non si giudicano in pubblico, si rimane sconcertati che si possa allo stesso tempo richiamarsi a De Gasperi e condurre una vita da Sardanapalo.
Trovo molto condivisibili le parole di Maria Rosa Logozzo su NetOne (la rete internazionale di professionisti, studenti e operatori dei media, nata in Italia nel giugno 2000, dopo il congresso ‘Comunicazione e unità – i media nella prospettiva del mondo unito’ promosso da New Humanity , il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich). Le si trovano al link:
http://www.net-one.org/index.php/archivio/articoli/informazione/620-il-servizio-pubblico-del-giornalismo.html : “Vi invito a riascoltare a mente fredda le parole che il Presidente del Consiglio italiano nella conferenza stampa del 7 agosto ha rivolto ai giornalisti del TG3.
Pur tenendo conto delle pressioni forti, crescenti ed esasperanti a cui i media “della sinistra” – per usare un suo termine – lo stanno sottoponendo in questi ultimi mesi, pur considerando che ci possano essere eccessi ingiusti in questo tiro al bersaglio mediatico su di lui, non gli si può lasciar passare una visione dell’informazione errata.  «Non dobbiamo più sopportare, non possiamo più sopportare che la Rai sia l’unica tv pubblica del mondo che con i soldi di tutti attacca il Governo» così ha affermato. Occorre ricordargli che tra i compiti che una sana informazione giornalistica deve svolgere c’è la cosidetta funzione di “watchdog”, cioè l’attenzione vigile sull’operato dei politici e dei poteri in genere, a difesa degli interessi del cittadino. Dunque i soldi dei cittadini all’informazione pubblica sono proprio per controllare come si esercita il Governo, non per coprirne le magagne”.

Aveva scritto Italo Calvino: “ (…) il giusto uso del linguaggio per me è quello che permette di avvicinarsi alle cose (presenti o assenti) con discrezione e attenzione e cautela, col rispetto di ciò che le cose (presenti o assenti) comunicano senza parole”. Come usa le parole un giornalista come Feltri?  Ad esempio su Veronica Lario: “Sarà una donna stravagante, forse eccentrica; sicuramente è pericolosa per Berlusconi, capo del più grande partito italiano, impegnato nella campagna elettorale europea, e presidente del Consiglio. Un uomo cioè chiamato a responsabilità da cui non può essere distratto dai capricci rumorosi della moglie”. (30 aprile2009)
http://www.libero-news.it/articles/view/540414 , con foto di Lario a seno nudo. “C’è una conversazione di sconcertante banalità in cui il Cavaliere chiede un favore (togliergli dai piedi una attricetta importuna e molestatrice) all’amico Saccà, direttore di un comparto televisivo Rai. Quante volte è capitato  a chiunque di noi dell’ambiente di ricevere o sollecitare un piacerino con la sottintesa promessa di ricambiare?”  (27 giugno). Si noti che il “piacerino” viene santificato a prassi normale: anche questo è una minaccia alla democrazia. Il 22 agosto torna a fare direttore di “Libero” e  modestamente così scrive: “Non sarei capace di essere diverso da come sono, insofferente a qualsiasi ordine di scuderia, disciplina, inquadramento ideologico. Questo non è mai stato un foglio di partito e il Pdl si illude se pensa lo possa diventare. La famiglia Berlusconi e gli altri azionisti da me si aspettano molto tranne una cosa: che trasformi il Giornale in un megafono di Berlusconi. Non sarei in grado. Mi manca la stoffa del cortigiano”. Colui cui “manca la stoffa del cortigiano” nel 1997 era divenuto direttore del “Giornale” dopo che era stato estromesso un grande giornalista come Montanelli (uomo di destra, simpatico o no, ma capace di parlare senza padroni). Sempre il 22 agosto scrive: “Un  Paese ancora oppresso dal conformismo di sinistra (dominatore assoluto in oltre due terzi della stampa nazionale).Un tempo la sinistra canterina aveva uno slogan: fate l’amore e non la guerra. Ha cambiato idea: basta libertà sessuale, basta prediche in favore dei gay, del divorzio, dell’aborto, delle coppie aperte. Gli ex comunisti sono passati al moralismo (senza etica, aggiunge qualcuno), alla condanna di ogni licenziosità. Pur di attaccare il centrodestra e il suo leader i compagni fanno comunella con don Sciortino, manipolano l’Avvenire (organo dei vescovi), applaudono alle ramanzine dei parroci contro le escort”. Fare “comunella con don Sciortino” e manipolare “l’organo dei vescovi” (sic!). Insomma, i noti “atei devoti” si manifestano certamente atei ma molto meno devoti. Oggi la storia continua: che “il Giornale” di Feltri abbia aperto a piena pagina il 28 agosto contro il direttore dell’Avvenire non è grave solo per i lettori dell’Avvenire, ma per tutti gli italiani, di centro, di sinistra e di destra.

Purtroppo ha scritto un ex presidente della Repubblica come Cossiga:
«Certo, questi immigrati sono dei poveracci spinti dalla fame, dalle guerre. Ma vengono volontariamente e muoiono per disgrazia, non perché vengano uccisi. Noi non abbiamo ucciso nessuno, sia chiaro». “Non abbiamo ucciso nessuno”…
Quando le «singole prese di posizione» riguardano però vicende che riguardano la vita privata del premier…
«… allora si è già passato il segno. Altro che “festini e libertinaggio”: sarebbe bastata una dichiarazione sull’etica, riferita alla situazione generale, come s’è sempre fatto. Tutto il resto storpia. Mi chiedo se il segretario della Cei, don Crociata, oserebbe mai far scrivere o condurre omelie altrettanto ispirate sulla vita privata del presidente Sarkozy e della sua Carlà Brunì… ». Giusto, una bella “dichiarazione generale sull’etica, come si è sempre fatto”. Un prete pacioso, che sta bene a tavola, che dice di sì alle frasi che tutti condividono… un gran Lombardo come Manzoni ne aveva già parlato.
Ma che significato può avere l’insistenza su certi temi da parte della Chiesa? Sostiene ancora Cossiga: «Trovo persino qualche giustificazione al reverendo don Sciortino, direttore del settimanale Famiglia cristiana, che più propriamente dovrebbe oggi chiamarsi “Famiglia allargata”, vista l’apertura a ogni evoluzione del costume. Ma nessuna giustificazione o spiegazione riesco a dare agli scritti del non-reverendo Boffo che, posto inopportunamente alla direzione del giornale pur sempre organo ufficiale della Cei, dovrebbe astenersi da questi continui attacchi, dovuti in parte alle sue note preferenze politiche, ammantate da scelte religiose».
È lecito che il magistero morale della Chiesa si traduca in ammonimenti?
«La Chiesa ha non il diritto, ma il dovere di esprimere giudizi in materia di morale. Ma gli ammonimenti debbono essere fatti in caritate e in modo che il giudizio non appaia mai come istigazione a combattere qualcuno, eventualmente anche sul piano politico. Ormai invece sembra che l’unica preoccupazione di certi ambienti sia quella di esprimersi sui festini a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli. Ma se la Chiesa ritiene incrinato per motivi etico-cultural-religiosi il vincolo che la lega allo Stato italiano, attraverso il regime concordatario e i suo corposi allegati finanziari, non esiti a proporre l’abrogazione del Concordato. In Parlamento la maggioranza sarebbe larghissima, e voterei anch’io a favore». (Cossiga su Il Giornale 24.8). Un ex presidente (e vorremmo poter rispettare chi ha rivestito una carica così impegnativo) che qualche mese fa dava consigli ci auguriamo non richiesti su come creare una opinione pubblica contraria alla contestazione studentesca: mettere in atto delle provocazioni, fomentare disordini, far sì che ne venisse fuori qualche morto, così da giustificare l’uso della violenza grazie alla paura diffusa nell’opinione pubblica.

È per fortuna durata pochi giorni (comunque troppi) l’avventura di “Rimbalza il clandestino”, il gioco che era apparso qualche giorno fa sulla pagina Facebook della Lega Nord. http://apps.facebook.com/rimbalzaclandestino/
Obiettivo del videogame era di diventare un “vero leghista” respingendo con il mouse i barconi di clandestini che si avvicinavano alle coste italiane. Il team di Facebook, anche in seguito alle molte proteste degli utenti, ha deciso di bloccare l’applicazione.
Ulteriori polemiche erano state suscitate dal fatto che la pagina del movimento sul social network è curata, insieme ad altri, da Renzo Bossi, figlio del celebre leader del Carroccio Umberto, fresco di diploma di maturità al quarto tentativo.

Che dire di Calderoli, Ministro della Banalizzazione, portatore di T-Shirt provocatorie, che accusa la Chiesa di essere la causa dei morti in mare? “Per lui “solo un messaggio chiaro» può fermare i viaggi «della disperazione, che, purtroppo, hanno portato a morire, nelle acque del canale di Sicilia, tanti, partiti anche sulla base dei messaggi dell’opposizione o di monsignor Vegliò. Il quale ha replicato alle dure parole del ministro Roberto Calderoli che nei giorni scorsi aveva detto: le posizioni del prelato «non sono quelle del Vaticano e della Cei, da cui, anzi, spesso, lo stesso Vegliò è stato smentito».
Monsignor Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i migranti, ha smentito entrambe le affermazioni: «Con tutto il rispetto possibile e per amore di verità, vorrei asserire – si legge in una sua nota – che come capo dicastero ho il grande onore di fare dichiarazioni a nome della Santa Sede; mai sono stato contraddetto dalla Santa Sede; mai sono stato contraddetto dalla Conferenza episcopale italiana».

Il presidente dei deputati della Lega, Roberto Cota, ha attaccato l’arcivescovo Marchetto, che in un saggio sulla rivista giuridica online statunitense Jurist ha definito il reato di immigrazione clandestina «il peccato originale della legislazione sulle migrazioni». Parole, secondo Cota, «espressione di un pregiudizio politico» che «non hanno nulla di religioso. Chi parla così sono i soliti che qualcuno definisce cattocomunisti. Marchetto si sta esercitando nell’invenzione di comandamenti senza averne l’autorità». Il capogruppo leghista al Comune di Milano, Matteo Salvini, che su Vegliò ha sentenziato: «Ofelè fa el tò mestè», ovvero pasticciere fa il tuo mestiere. «I monsignori fanno i monsignori – ha aggiunto – e si preoccupano delle chiese mezze vuote, i ministri fanno i ministri». Come si vede, il problema è anche culturale. Un recente  editoriale dell’«Eco di Bergamo», l’unico quotidiano diretto per 51 anni da un prete, monsignor Andrea Spada, «La Lega ci lasci almeno la pietà. Il cristiano rispetta l’autorità, ma la carità è per lui una delle poche cose non negoziabili». Il Nord, che legittimamente ha da avanzare richieste e riconoscimenti, si merita molto di più e di meglio che questi rappresentanti.

L’opposizione a sua volta ha molte responsabilità. Gli italiani per due volte avevano votato per il centrosinistra, ma è stato proprio il centrosinistra a implodere per le lotte di potere interne, l’incapacità di vedere il bene comune, l’ideologismo di molti suoi esponenti. Gli italiani ricordano i mesi persi a parlare di Dico piuttosto che di sostegno alle famiglie. O Bertinotti che proclama orgoglioso di aver “vinto” perché nel 2001 aveva aumentato più o meno dello 0,9% i consensi – che importa se la sua coalizione aveva perso. Da anni siamo afflitti da un antiberlusconismo insulso, in un gioco delle parti dove un estremismo di fatto puntella e giustifica l’estremismo opposto. Molti dirigenti hanno acquisito la stessa mentalità, sono pronti a mettersi da una parte o dall’altra a seconda delle convenienze. I casi sono davvero tanti, i nomi una lista lunga che progressivamente si dimentica.

Il gioco delle responsabilità però ci coinvolge tutti. Anche gli italiani “comuni” hanno le loro responsabilità. Abbiamo accettato in silenzio che non contasse la preparazione o il merito, ma la conoscenza della persona giusta, il bell’aspetto, la scorciatoia. Non ci siamo ribellati a un premier che risponde a una giovane ricercatrice che non trova contratto in Italia “si cerchi un marito ricco”. La nostra scuola soffre per i tagli, ma noi accettiamo che l’enorme giro di affari attorno al calcio conviva con i bilanci delle società in rosso, il bluff delle quotazioni in Borsa, lo scandalo della violenza attorno agli stadi, misure di sicurezza pagate dai cittadini.
Siamo rimasti indifferenti a “calciopoli”, Moggi gira pagato e riverito, abbiamo accettato di pagare biglietti, abbonamenti, tv e quant’altro per partite truccate.

Esprimiamo solidarietà a “Repubblica” per la querela ricevuta oggi. Non perché siamo sempre d’accordo con quanto scrive, che in certi casi è interessante e in altre fazioso. Ma in uno stato democratico il capo di un governo (di destra, di centro, di sinistra) non querela i giornali. Non è accaduto negli Usa, né con i due Bush né con Clinton (e tutti sono spesso stati oggetto di attacchi pesanti).
Segnaliamo un atteggiamento pretenzioso di Vito Mancuso, che spesso utilizza il luogo comune di una Chiesa asservita al potere. Ha scritto il mattino del 28 agosto: “All’homo politicus interessa solo la sua riserva di caccia, l’elettorato, e sa bene che la vera indulgenza al riguardo non la si ottiene confessandosi e comunicandosi e facendo tutte le altre pratiche devote prescritte da papa Celestino otto secoli fa, ma semplicemente apparendo in tv accanto al potente porporato sorridente e benevolente. E’ questa l’indulgenza che il capo del governo, abilissimo homo politicus, cerca, ed è questa l’indulgenza che il segretario di Stato Vaticano gli concederà, con buona pace della testa di san Giovanni Battista, di Celestino V e della sua Perdonanza. Non posso concludere però senza chiedermi se questo spensierato teatro di potenti che si legittimano a vicenda non abbia qualcosa a che fare con quel nichilismo a proposito del quale Benedetto XVI ha avuto di recente parole di pesantissima condanna. Il fatto che la gerarchia della Chiesa cattolica teoreticamente condanni il nichilismo e poi praticamente lo alimenti, si può spiegare solo con una sete infinita di potere, la quale non giace nelle coscienze dei singoli prelati ma è intrinsecamente connaturata alla struttura di cui essi sono al servizio. La cosa è tanto più drammatica perché forse mai come ora gli uomini sentono il bisogno di apprendere l’arte del perdono e della riconciliazione”

Il 28 agosto alle ore 14.00 è stato decisamente smentito: “Salta la cena prevista questa sera all’Aquila, organizzata dall’arcivescovo mons. Giuseppe Molinari, a cui avrebbero dovuto partecipare il premier Silvio Berlusconi e il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone. Lo ha annunciato la Sala stampa vaticana” (“Avvenire”).

Anselmo Grotti
28 agosto 2009

qDeficit di democrazia
Esiste un problema di democrazia oggi in Italia? Certamente no se si guarda a regimi dittatoriali come la Corea del Nord, la Bulgaria comunista o il Sudafrica dell’apartheid. I giornalisti che fanno il loro mestiere non rischiano la pelle come nella Cina turbocapitalcomunista o nella Russia di Putin.
Tuttavia è legittimo essere fortemente preoccupati per quanto negli ultimi quindici anni sta avvenendo. La democrazia non è un dato acquisito una volta per tutte: vive di una continua cura, della formazione di una classe dirigente all’altezza del compito, di una opinione pubblica informata e sufficientemente colta, del rispetto delle regole del gioco, di organi di informazione liberi e non soggetti a poteri economici e politici, di una magistratura indipendente, di una attenzione al bene comune.
Assistiamo da anni a uno stillicidio continuo di attacchi ai fondamenti stessi della democrazia, e quello che è più grave sembra che ci siamo assuefatti, non percepiamo più lo scandalo, il rischio, lo sdegno. È una situazione pesante, che coinvolge la maggioranza, l’opposizione, ma anche l’opinione pubblica in generale.
Esiste una coalizione politica che ha avuto la maggioranza dei voti e che quindi legittimamente governa. Appare singolare però che un potere che mai nessun governo democratico ha mai avuto nella nostra storia repubblicana abbia fatto così poco per il Paese. Sembra che la normale dialettica parlamentare, gli obblighi previsti dalla Costituzione, le norme di garanzia siano di impaccio, diano fastidio. Non solo il Parlamento è esautorato del suo compito attraverso continui voti di fiducia, ma la maggior parte degli stessi ministri svolge un ruolo subordinato rispetto al premier e ad alcune superstar. Annunci, gesti spettacolari, ma poca attenzione per le famiglie, per i ceti deboli, per la cultura e la scuola, per l’economia vera e non quella che genera intrattenimento. Sulla crisi siamo passati dal dire che non c’era a dire che era già passata. Ma per molti italiani la vita è molto diversa. Si annunciano in continuazione leggi che poi devono essere corrette, con continui ordini e contrordini. Leggi spesso scritte male, come quella elettorale, sulle ronde o sul reato di clandestinità. Ma leggi anche “minori” che risentono di incompetenza tecnica: la legge sul pensionamento dei dipendenti pubblici è stata cambiata sempre dal Governo tre volte in due mesi, ed era stata inserita nella legge di  “proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali” (sic!). Si tratta della Legge 3 agosto 2009, che ha convertito con modificazioni il decreto-legge 1° luglio 2009, n.78 (“provvedimenti anticrisi,”). L’articolo 17 contiene i seguenti 2 commi che riguardano specificatamente il pensionamento coatto: “35-novies. Il comma 11 dell’articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente […]”.
La democrazia è fatta anche di una buona sintassi.
Preoccupa l’attacco costante alla libertà di stampa, e la funzione sempre più di “soubrettes” affidata ai giornalisti. Se guardiamo certi Tg non vediamo altro che notizie sul fatto che fa caldo, fa freddo, piove, non piove, come va il prezzo dei gelati, il parere del passante per via, la cronaca nera e i tetti di Cogne (o equivalente). Oppure tutte le notizie pruriginose sui vip, notizie che tutti accettano ma che improvvisamente diventano gossip esecrabile solo quando emergono aspetti molto imbarazzanti riguardanti il premier. Posto che la vita privata e la coscienza sono questioni che non si

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Dialogando

5 Commenti a “Deficit di democrazia”

  1. Vasco Pancini scrive:

    La stampa cattolica italiana si schiera a favore della manifestazione di sabato prossimo organizzata dallla Fnsi, il sindacato dei giornalisti. L’Avvenire in un editoriale scrive: “Il dubbio è che qualcosa stia vacillando nella informazione in Italia e in questo senso la manifestazione di sabato prossimo non è un appuntamento retorico, né formale”.
    L’Ucsi, Unione cattolica stampa italiana, aderisce alla protesta a favore della libertà di stampa con un comunicato. “Una libertà – scrive l’Ucsi – che ancora esiste ma che è minacciata da alcuni poteri forti presenti sia nell’informazione radiotelevisiva – dove si fatica a trovare voci che non rispondano agli ordini di una scuderia politica – sia nella carta stampata, dove le intenzioni di schieramento e di lobby prevalgono ormai sulla autonomia delle imprese editoriali”. L’Ucsi segnala il pericolo che “anche nel mondo cattolico, dopo la squallida aggressione che ha portato alle dimissioni il direttore di ‘Avvenire’, possano trovare forza le voci di chi preferirebbe una stampa asservita e normalizzata”.

  2. Anselmo Grotti scrive:

    Aggiungo da Le Monde di oggi, 20 settembre:
    Le droit de savoir du public inclut inévitablement le droit des médias à poser des questions.” Adressée à Silvio Berlusconi, le chef du gouvernement italien, la remarque est signée du représentant de l’Organisation pour la sécurité et la coopération en Europe (OSCE) pour la liberté des médias. Dans un courrier adressé à M. Berlusconi, dimanche 20 septembre, Miklos Haraszti lui demande de retirer ses plaintes contre La Repubblica et L’Unità, deux journaux que le premier ministre italien accuse de diffamation.

  3. Federico Casabella scrive:

    Dopo aver letto questo patetico commento sul deficit di democrazia mi sono ricordato perchè da qualche anno ho smesso di aderire ad Azione Cattolica.

  4. Anselmo Grotti scrive:

    Aderire o no all’Azione Cattolica (di cui questa nota non è espressione ufficiale) è libera manifestazione della libertà di espressione di ciascuno. Altrettanto è libero dissentire o approvare le varie posizioni. Sarebbe opportuno casomai motivare con argomentazioni, e non con aggettivi, il proprio dissenso o consenso. L’Ocse ha posto un fatto. La Fnsi lo stesso, l’Ucsi lo stesso.
    Noi comuni cittadini abbiamo l’impressione che si intenda la stampa o la tv come il giornale aziendale, che magnifica le decisioni del consiglio di amministrazione. La stampa, nelle società democratiche, ha un altro ruolo.

  5. Elio Cotronei scrive:

    Il mio commento sarà poca cosa, comunque concordo con quanto scritto da Anselmo Grotti.
    Un solo rammarico questi articoli così come tanti altri, anche se non espressione ufficiale della nostra Associazione, restano clandestini…li leggiamo soltanto noi. Perchè non si riesce a darne risalto maggiore sui media?

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