Ambiente: imparare l’ABC
Il 15 aprile 2009 un terzo delle città italiane aveva già oltrepassato il limite di legge annuale di 35 giorni di superamento giornaliero dei livelli di polveri sottili (fonte: Legambiente, 2009). Dal 1990 al 2005 l’Italia ha consumato il 17% del proprio suolo libero (fonte: Università della Calabria, 2007). La temperatura media in Italia è cresciuta dal 1961 il doppio che nel resto del mondo (fonte: APAT, 2007). Solo qualche numero per raccontare il nostro critico rapporto con l’ambiente e per avviare la riflessione del laboratorio “Educare all’ambiente” nell’ambito del Convegno Nazionale delle Presidenze Diocesane dello scorso 8-10 maggio, per provare a comprendere come l’Azione Cattolica possa raccogliere la sfida educativa sui temi ambientali.
Il degrado dell’ambiente è un dato di cui spesso le nostre comunità stentano a maturare consapevolezza. Anche nei contesti in cui il tema viene affrontato ogni riflessione seria sui propri stili di vita e di consumo appare complicata e impegnativa, in difficile equilibrio tra la necessità di rivedere un sistema socio-economico imperniato sul consumo e le conseguenze occupazionali che questa revisione può comportare.
In questo contesto è importante il ruolo educativo che l’Azione Cattolica può mettere in campo, sia dentro la Chiesa che in ambito civile. In assenza di una competenza specialistica diffusa in associazione sulle tematiche ambientali, l’azione dell’AC si può giocare al meglio sul piano dell’educazione alla responsabilità per il bene comune, allo sviluppo di uno sguardo critico nei confronti dei segnali che la Terra ci manda, alla sobrietà, dimensione essenziale dello sviluppo sostenibile. In questi cammini è essenziale curare l’integrazione e lo scambio di competenze con altre associazioni e gruppi, sia come occasione per proporre riflessioni qualificate, sia come opportunità di apertura al territorio e di promozione dell’AC.
Gli adulti rappresentano uno snodo cruciale del percorso educativo: da un lato essi appaiono talvolta un po’ lontani dai temi ambientali, dall’altro la loro esperienza passata di una vita che sapeva mantenere un equilibrio tra la terra e l’uomo è patrimonio da recuperare e riproporre.
Come fare per dare gambe concrete ad un progetto di educazione all’ambiente? Ecco alcune proposte.
Ogni dialogo si costruisce a partire dall’alfabeto. È importante allora proporre a educatori e animatori uno strumento formativo che consenta di disporre dell’ “alfabeto minimo” necessario per accompagnare i gruppi nei percorsi sulla difesa dell’ambiente e sulla salvaguardia del Creato.
Solo se sapremo far nascere una rinnovata sensibilità ambientale nei formatori potremo pensare di trasmettere nei percorsi formativi un’attenzione trasversale e continuativa all’uso responsabile di un pianeta che ci è dato in dono.
Il primo passo da compiere su questo sentiero è un approfondimento dei fondamenti spirituali e biblici del tema della Salvaguardia del Creato, grazie anche ad un contributo di qualità dei nostri assistenti.
Considerata poi la tangibilità dei problemi ambientali è essenziale accostare alla dimensione spirituale esperienze pratiche, per far capire come sia concretamente possibile consumare meno, riutilizzare, riparare.
Un nuovo percorso di “alfabetizzazione ambientale”, quindi, per un mondo più a misura d’Uomo.
(Questo articolo è basato sulla sintesi del Laboratorio “Ambiente” tenutosi al Convegno delle Presidenze diocesane ACI 2009).