Una vita “verso l’alto”
di Chiara Finocchietti e Marco Iasevoli
L’evangelizzazione non è una moda, né una tecnica, né un atteggiamento. L’evangelizzazione è il senso stesso dell’essere Chiesa. Di conseguenza, è il senso stesso dell’Azione Cattolica. Potremmo dire: come cristiani non possiamo non evangelizzare.
Da questa consapevolezza è iniziato il percorso del primo campo nazionale dei giovani di Ac, condiviso insieme a un centinaio di responsabili di circa 50 diocesi italiane, che si è svolto presso il centro Giovanni Paolo II di Loreto.
A partire dalle domande di vita e di senso dei giovani, il percorso del campo ha voluto trovare parole nuove, un rinnovato alfabeto per dire il Vangelo a partire dall’ascolto della Parola di Dio. Proprio perché evangelizzare non è un’azione di tipo strumentale, quanto un dono offerto gratuitamente all’altro, è anche giusto dire che non si può evangelizzare senza essere profondamente evangelizzati. Senza aver, cioè, scelto liberamente e concretamente di aderire alla Parola di Gesù. È apostolo, dunque, chi è profondamente discepolo.
La questione dell’evangelizzazione dunque chiama in causa il nostro rapporto con Dio e il nostro essere Chiesa. Ma c’è anche un modello e uno stile dell’evangelizzare, che potremmo sintetizzare attraverso tre atteggiamenti: l’andare incontro agli altri, il dialogare, e il rendere protagonista l’altro.
L’Azione Cattolica si pone di fronte alla sfida di una rinnovata evangelizzazione con una priorità: formare educatori solidi dal punto di vista spirituale, che nell’Incontro personale con il Signore trovano la forza di annunciare la gioia della fede nei tanti incontri quotidiani; e formare educatori che abbiano la capacità, umana innanzitutto, di cercare l’altro, di non attenderlo, di spalancargli le porte del suo cuore, di condurlo in una comunità dove può sentirsi amato, di condurlo all’incontro personale con il mistero della morte e Resurrezione di Cristo, di accompagnarlo nella varie fasi della sua crescita. È un profilo di educatore molto esigente, ma non possiamo arretrare, specie in vista del decennio che la Chiesa italiana vuole dedicare alla cura educativa. L’incontro nazionale dei giovanissimi e dell’Acr, previsto per l’autunno 2010, vuole essere anche un’occasione per riflettere sino in fondo sul compito educativo.
Sappiamo bene che l’Azione Cattolica evangelizza attraverso i cammini formativi ordinari, nei quali si spendono generosamente tantissimi educatori e responsabili. Eppure sappiamo che la complessità di questi tempi richiede di guardare con attenzione a nuovi luoghi dove il Vangelo stenta ad entrare. Si tratta di ambiti di fragilità nella vita dei giovani, che chiedono una parola di speranza, un supplemento di cura e di attenzione. Ne indichiamo due prioritari per i giovani e gli adolescenti:
- la vita affettiva;
- il bene comune.
Da questi due luoghi l’Ac si sente particolarmente interpellata: desideriamo intercettare le domande di senso e trasformarle in itinerari di fede vissuta. È su questo terreno che possiamo avviare sperimentazioni diocesane. Anche il SG nazionale si impegnerà su questi due fronti con apposite commissioni di studio.
Vediamo con chiarezza, inoltre, che l’Ac ha bisogno di impegnarsi perché dai suoi cammini, più che operatori pastorali, vengano fuori giovani laici, testimoni ordinari della bellezza della vita cristiana. Il sogno è quello che nei nostri gruppi nascano vocazioni sociali, politiche, ambientali, culturali, economiche, scientifiche… come? Introducendo queste sensibilità nei cammini ordinari, ma anche incentivando occasioni di formazione complementare e di progettazione concreta.
Infine, l’impegno evangelizzatore dell’Ac, per tornare al punto di partenza, necessita davvero di essere radicato in una profonda vita spirituale. L’esempio di Carlo Carretto, tesoro dell’Azione Cattolica, raccontato al campo da fratel Leonardo Antonio De Mola, è quello di una capacità irradiante e contagiosa di annuncio del Vangelo, che affonda le radici nel primato dello spirituale: l’allora segretario di Stato Montini definì Carretto giovane “di grande sincerità, di ardente vita spirituale, di molta generosità, veramente amoroso di Gesù Cristo e della sua Chiesa”.
Per questo motivo abbiamo rielaborato un testo prezioso, la Regola di vita spirituale: uno strumento piccolo ma concreto per “allenarsi” a vivere una vita secondo Spirito, esercitandosi a crescere nella preghiera, nella condivisione e nella testimonianza. Per vivere, da giovani, una vita “verso l’alto”.