Una cultura dell’accoglienza
La Chiesa ha il “dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino”. (Nostra Aetate 1)
Queste le parole che hanno dato il via al “laboratorio d’autore” sull’immigrazione dello scorso Convegno delle Presidenze e sono state il leitmotiv delle riflessioni operate al suo interno, in quanto le migrazioni attuali pongono ai cristiani nuovi impegni di evangelizzazione e di solidarietà.
“Le migrazioni contemporanee ci pongono di fronte a una sfida certo non facile per il loro legame con la sfera economica, sociale, politica, sanitaria, culturale e di sicurezza. Si tratta di una sfida che tutti i cristiani devono raccogliere oltre la loro buona volontà o il carisma personale di alcuni.“(Erga migrantes caritas Christi 3)
Molte diocesi d’Italia, negli ultimi anni, si sono spese nella realizzazione di iniziative e proposte nate per rispondere a una esigenza del territorio e della realtà che ci circonda e che assume forme e caratteristiche diverse a seconda della collocazione geografica.
Sussidi di formazione specifici sul tema dello straniero, feste e gemellaggi interetnici che vedono in prima linea giovani e ragazzi, corsi di alfabetizzazione, incontri ecumenici di preghiera, servizio nelle case di accoglienza, realizzazione di film di denuncia … Da nord a sud, in tutta Italia, molte sono state le iniziative, espressione della costante attenzione dell’associazione “ai nostri tempi e ai nostri luoghi”. Un elemento comune di tutte le associazioni che hanno operato in questo ambito è stata la collaborazione, il mettersi a servizio della Chiesa locale (Caritas e vari uffici diocesani), nella consapevolezza di poter operare al meglio solo in una comunione di intenti.
In un contesto di crisi economica, se da una parte aumentano le iniziative di solidarietà, dall’altra si nota un indurimento degli animi. È necessaria una formazione alla legalità, preservare il dovere di dare il giusto a chi ha lavorato, perché venga assicurata in ogni momento la dignità della persona e siano difesi anche i diritti di coloro che non sono abituati ad averne.
Comune è la consapevolezza che ancora oggi molte sono le persone, a volte gli stessi cristiani, che nutrono pregiudizi e preconcetti nei confronti degli stranieri. Per contrastare questa mentalità dilagante l’associazione a tutti i livelli deve farsi promotrice di una “comunicazione limpida”, che punti a diffondere il più possibile la verità e non solo le notizie che fanno audience, che possa essere in grado di “mettere in rete” le buone notizie, le esperienze che portano frutto, i semi di speranza.
Il primo impegno da parte dell’associazione è, e deve rimanere, la formazione delle coscienze, l’educazione alla conoscenza dell’altro come passo propedeutico all’incontro e al dialogo.
L’associazione vuole pensare a una progettualità a lungo termine, una programmazione che non si limita a fronteggiare le emergenze, che non sia dettata da eventi organizzati sporadicamente, ma che abbia obiettivi concreti, nati dalla lettura dei territori e delle esigenze di coloro che li abitano.
Nell’incontro con l’altro è importante curare la dimensione familiare tipica dell’associazione perché l’incontro sia prima di tutto un incontro tra persone, tra fratelli. Bisogna puntare su ciò che unisce, su tutto quello che si ha in comune, mantenendo stretti ciascuno le proprie particolarità che sono sempre un dono da condividere.
Nella consapevolezza che “non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio” (NA 5) sono da condividere le parole del presidente nazionale Franco Miano che nella conclusione del Convegno ha affermato che “il nostro impegno è costruire una cultura dell’accoglienza, che è un valore cristiano e dunque non è né di destra, né di sinistra, e la società multietnica che alcuni rifiutano è già un dato di fatto per il nostro Paese”.
(Questo articolo è basato sulla sintesi del Laboratorio “Immigrazione” tenutosi al Convegno delle Presidenze diocesane ACI 2009).