Segni di speranza
di Gigi Borgiani
“Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, che collabora in vera comunione ed è costituita da soggetti che non vivono semplicemente l’uno accanto all’altro”; “La solidarietà è anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti”. Queste due frasi tratte dalla CARITAS IN VERITATE ci possono aiutare per una prima lettura di quanto è stato fatto, detto e decretato al G8 de L’Aquila. Gli esiti di questi grandi appuntamenti internazionali si valutano solo con il tempo. Siamo abituati alle grandi promesse proclamate anche in anni recenti e rimasti senza esiti. Alcuni possono vedere il bicchiere mezzo pieno, altri quello mezzo vuoto. Le frasi di Benedetto XVI – che in più punti dell’enciclica richiama che: la Chiesa…, la Dottrina sociale della Chiesa… non hanno mai smesso di porre in evidenza le questioni legate alla giustizia, ai diritti,allo sviluppo, alla salvaguardia del creato… – invitano ad una valutazione attenta, critica e costruttiva dei risultati del G8 e, nello stesso tempo, all’intensificazione di un impegno. È importante partire dai piccoli passi, è ancora più importante non abbassare la guardia e perseverare nell’azione di informazione, di monitoraggio e di pressione per contribuire a realizzare e se possibile accelerare il raggiungimento di quegli obiettivi “di far uscire i popoli dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dall’analfabetismo. A noi spetta collaborare con quello stile di fraternità e gratuità cui il Papa si riferisce nell’enciclica; solo in questo modo è possibile alimentare relazioni costruttive in un mondo in cui “anche la promozione programmata dell’indifferenza religiosa o dell’ateismo pratico da parte di molti Paesi contrasta con la necessità dello sviluppo dei popoli sottraendo loro risorse spirituale e umane”, in una “società globalizzata che ci rende vicini, ma non ci rende fratelli”. Alla luce di questo raccogliamo positivamente il messaggio che percepiamo da una visione condivisa di un concetto di sviluppo più ampio non basato solo su impegni di tipo finanziario e dall’impegno comune dei paesi sviluppati in sintonia e sinergia con i paesi più poveri. Il coinvolgimento/allargamento del G8 ad altri paesi è un altro fatto positivo (quindi ci sono le basi per la tanto auspicata governance globale). L’Africa al centro dell’attenzione fa ben sperare per un reale coinvolgimento e aiuto in vista di uno sviluppo capace di mettere a frutto le risorse del continente. Lo stanziamento di 20 miliardi di dollari per l’accesso al cibo (di cui 450 milioni dall’Italia) sono un risultato inatteso in un momento in cui potevano prevalere i condizionamenti della crisi finanziaria. E’ stata accolta la proposta italiana di dimezzare i costi di transazione delle rimesse degli emigranti; la possibilità di sbloccare il negoziato di Doha sulla liberalizzazione del commercio; la convergenza sulla necessità di ridurre il riscaldamento del pianeta (meno due gradi rispetto ai livelli pre-industriali); forse ci si attendeva qualcosa di più sul tema dell’acqua inevitabilmente legata alla questione alimentare e a quella sanitaria. Un elemento in più che deve orientare la responsabilità non solo dei Grandi, ma di tutti. Occorre vigilare sull’adempienza delle dichiarazioni, senza aspettare i periodi di nuovi lamenti; occorre insistere per il cambiamento di quelle regole che sono ritenute fondamentali per evitare gli eccessi della finanza e fissare i nuovi criteri per rilanciare davvero una economia globale, mondiale evitando i rischi di una ripresa della speculazione. Un’ultima considerazione deriva dal fatto che non siamo rimasti fuori dal dibattito, dalla sensibilizzazione e pressione prima dei giorni del G8 e la consistente prospettiva che le nostre aggregazioni, la cosiddetta società civile, possono giocare un ruolo determinante nel raggiungimento degli obiettivi di giustizia e dello sviluppo integrale di tutta la famiglia umana. Senza chiasso ma con competenza, passione e responsabilità possiamo dare un contributo che potrà risultare determinante soprattutto se manterremo fede a quegli impegni educativi capaci di orientare scelte e comportamenti delle persone in vista del bene comune planetario.