Dall’Aquila ai Sud del mondo
di Gigi Borgiani
Ci sono almeno due buone ragioni per non dimenticare L’Aquila: il terremoto e il G8. Due eventi straordinari che hanno suscitato sgomento (il primo) ed interesse (il secondo) in tutto il mondo, che in pochi mesi hanno reso L’Aquila famosa ed importante e che, in entrambi i casi, continuano a sollecitare la nostra attenzione ed il nostro impegno.
Da subito l’Azione Cattolica si è attivata per le popolazioni colpite dal terremoto; la solidarietà ha continuato a manifestarsi in mille modi. Il nostro apporto, così come quello di tante altre associazioni e tantissime persone, si sta concretizzando soprattutto nella ricostruzione delle relazioni e del tessuto sociale tra gli aquilani, ormai da quattro mesi costretti a vivere nelle tendopoli e divisi tra chi è rimasto vicino alle case e chi è andato sulla costa.
La ricostruzione materiale non compete a noi, ma non possiamo certo non sostenere la gente dell’Aquila nelle richieste più urgenti. La nostra presenza quindi significa partecipare alla sollecitazione per la costruzione di alloggi più sicuri in vista dell’autunno, e sostenere la volontà di ripresa in modo da sostituire un paesaggio fatto di disagio, solitudine e isolamento con quello di una città che può e deve rivivere. In questi mesi sono più di ottanta le diocesi che attraverso l’AC hanno preso contatto per le azioni di volontariato e hanno inviato gruppi di volontari nelle varie zone colpite dal sisma. L’iniziativa che ha coinvolto il numero maggiore di diocesi è stata quella del “Grest” – nella zona di Pettino – , azione che per tutta l’estate coinvolgerà i ragazzi e i giovani della zona. Altri gruppi sono stati indirizzati ai “campi gemellati” con le regioni di appartenenza, in collaborazione con la Caritas.
Un’altra iniziativa che come AC abbiamo avviato con successo è quella di un accordo di collaborazione stipulato con la Direzione Politiche Agricole e di Sviluppo Rurale della Regione Abruzzo per il rilancio della microeconomia. Il mercato tradizionale dei piccoli negozi del tipico, della ristorazione, del turismo enogastronomico e naturalistico, con l’evento sismico è stato completamente azzerato. Le piccole aziende, oltre ai danni diretti sulle strutture, hanno quindi subito danni anche indiretti legati al crollo della propria economia. Ad oggi, nonostante il periodo estivo, sono 21 le diocesi che hanno risposto all’iniziativa. Ogni giorni giungono richieste di pacchi che il Consorzio Parco Abruzzo provvede a consegnare in tutta Italia. Una forma di solidarietà per molti nuova, che indica un forte attaccamento agli aquilani e la volontà di un impegno destinato a continuare.
Così come è destinato a continuare l’impegno per far sì che quanto è stato proclamato al G8 non resti una serie di belle parole pronunciate in un luogo martoriato, che ha goduto di un po’ di pubblicità, ma che rischia di essere dimenticato o per lo meno trascurato. Si ripresenta ancora una volta il discorso della responsabilità e della solidarietà. L’Aquila, non certo per sua scelta, è diventata simbolo di distruzione, di povertà e di abbandono, quella povertà e quell’abbandono che affligge i Paesi che non conoscono lo sviluppo, che non conoscono le più elementari forme di dignità. Le promesse non pagano se non sono sostenute dalla sincera volontà di essere mantenute.
Tocca a noi tenere accesi i riflettori sulle questioni che di solito hanno la durata di un giorno o poco più. Attraverso la presenza e il sostegno alla gente e alla terra di Abruzzo possiamo farci promotori di una solidarietà più ampia, che dia respiro alle attese di chi è vicino ma anche di chi è lontano. L’entusiasmo e la disponibilità di chi è capace di rinunciare a ferie e vacanze per condividere qualche giorno nelle tendopoli possono essere prolungate da una costante azione di informazione, educazione e sensibilizzazione per far crescere quello stile di fraternità e gratuità che Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate indica quale fondamentale strumento di promozione e di sviluppo integrale di tutta la famiglia umana.