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Coscienza. Le radici del problema

Titolo: Coscienza
Sottotitolo: Le radici del problema

A cura del Gruppo di ricerca antropologica

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Fonti:

“La perfezione in questa vita, secondo l’Apostolo, non è altra cosa che dimenticare ciò che è indietro e protendersi, per una tensione di tutto se stessi, verso ciò che sta davanti. Questa tensione nella ricerca è la via più sicura fino a quando non si abbia attinto ciò verso cui tendiamo e che ci estende al di là di noi stessi. Ma è retta solo la tensione che procede dalla fede. È la certezza della fede che, in qualche maniera, è inizio della conoscenza, ma la certezza della conoscenza non sarà compiuta che dopo questa vita, quando vedremo a faccia a faccia. Abbiamo dunque questa intima convinzione e conosceremo che è più sicuro il sentimento che ci spinge a cercare la verità di quello che ci fa presumere di conoscere ciò che non conosciamo. Cerchiamo dunque con l’animo di chi sta per trovare e troviamo con l’animo di chi sta per cercare”
Agostino, De Trinitate, 9,1,1

“Il nome di coscienza significa l’applicazione del sapere rigoroso (scienza) a qualcosa; perciò con sapere (conscire) è detto quasi un sapere insieme (simul scire). Qualsiasi scienza invero si può applicare a qualcosa, per cui la coscienza non può denominare qualche abito speciale, o qualche potenza, ma denomina l’atto stesso, che applica qualsiasi abito o qualsivoglia conoscenza ad un atto particolare”
Tommaso, Quaestiones disputate de Veritate, q. 17, art. 1

Testo di approfondimento: definizione e problematizzazione

Due sono i significati principali in cui può intendersi la coscienza. La lingua italiana utilizza indistintamente il termine coscienza, mentre l’inglese e il tedesco utilizzano termini diversi:

a) coscienza come consapevolezza, nel senso dell’essere coscienti di (Bewuβtsein e Consciousness);
b) coscienza morale: coscienza del bene e del male (Gewissen e conscience).

a) Nel primo caso viene sottolineata la presenza di sé a se stessi. Si tratta della consapevolezza relativa ai propri stati d’animo, anche dinanzi agli altri. Alla coscienza come dimensione unitaria della molteplicità dei vissuti psichici, si aggiunge la nozione di autocoscienza che significa “che nel processo generale della consapevolezza l’attenzione si volge a se stessi, in virtù della fondamentale capacità dello spirito di ritornare su se stesso attraverso un atto completo di autoriflessione” (V. Possenti, La coscienza nella filosofia di ispirazione cristiana, in Coscienza. Storia e percorsi di un concetto, a cura di L. Gabbi e V. U. Petruio, Roma 2000, p. 6.). Da qui la nozione di coscienza si collega con quella di interiorità, che non qualifica solo l’interno dell’essere dell’uomo, ma “chiama in causa la metafisica dell’esistenza personale” (V. Possenti, La coscienza nella filosofia di ispirazione cristiana, op. cit., p. 7.).

b) Nel suo secondo significato, il termine coscienza diviene l’oggetto privilegiato della riflessione morale, soprattutto a partire dall’avvento del cristianesimo. I filosofi di ispirazione cristiana trovano inoltre nel lessico Biblico un solido ancoraggio e la possibilità di una opportuna delucidazione semantica. I termini ai quali ci si riferisce con maggior frequenza sono:

  • Nell’Antico Testamento ricorre la locuzione “cuore”, inteso come centro dei sentimenti e delle principali inclinazioni morali; esso è anche l’organo dell’intelligenza e quindi della coscienza, da cui dipende la coscienza morale, intesa appunto come elemento dell’intelligenza e parte dell’anima.
  • Nel Nuovo Testamento è frequente l’uso di syneidesis tradotto nel latino conscientia. In generale il termine coscienza indica l’essere moralmente consapevole e responsabile delle proprie azioni e intenzioni, e quindi del bene e del male di cui l’uomo è autore.
  • I documenti conciliari (Gaudium et Spes) e l’enciclica Veritatis Splendor contribuiscono ad indagare profondità, sacralità e trascendenza della coscienza (G. et S. n. 16: Dignità della coscienza morale), ma anche a valorizzarne la capacità di mediazione (G. et S. n. 59).

Un contributo allo sviluppo del tema può essere offerto cogliendone alcune sottolineature, così come emergono attraverso la rilettura di alcuni passaggi cruciali di due tra i pensatori più significativi del pensiero cristiano: Agostino e Tommaso.

Un primo ambito di analisi concerne la riflessione condotta da Agostino di Ippona (354-430), che ha il merito di aver messo in primo piano il tema della coscienza attraverso lo sviluppo del dinamismo della vita interiore. Per il vescovo di Ippona, infatti, la verità si svela nell’interiorità dell’uomo (De v. religione, 39, 72), per questo l’uomo deve compiere un cammino che lo porti a spostare il fuoco dell’attenzione dall’universo esteriore a quello interiore, dalla sfera degli oggetti fuori di noi, a quella del soggetto che noi stessi siamo. Il processo di interiorizzazione e il punto di vista di prima persona che assumiamo a partire da questo spostamento in interiore homine, porta Agostino alla scoperta di un elemento per così dire più controverso, caratterizzato dal conflitto che squarcia l’animo fino a produrre una lacerazione interiore, quasi insanabile (Conf. VII). L’intimità della coscienza non è il luogo caldo e accogliente dove rifugiarsi dopo aver abbandonato le cose del mondo, ma è una tensione, un terreno spesso dilaniato dagli aspri conflitti della volontà che, nella sua invincibile impotenza, non è sempre in grado di orientare rettamente l’uomo verso il bene (De civ. Dei, XIV, 15, 2). Emerge da questo quadro l’idea di una coscienza certamente libera di aderire alla legge morale, ma incapace di produrla da se stessa. La responsabilità, che consiste nell’adesione della coscienza al bene, è la risposta ad una chiamata. L’essere umano è infatti chiamato a scoprire la propria somiglianza con le Persone della Trinità e a realizzare, nella vita presente e in vista della beatitudine eterna, la vocazione originaria all’alterità. Scoprendo la nostra costitutiva apertura all’altro possiamo, infine, proiettarci verso il compimento della vita comunitaria.

Tommaso d’Aquino (1224-1274) affronta il tema della coscienza, che intende sempre anche come coscienza morale, da un diverso angolo visuale. La stessa definizione di coscienza (“coscienza vuol dire «scienza con altro»” Summ. Theol., I, q.79, a 13) mostra l’ambito di una ricerca volta a definire la coscienza morale nel senso di un’applicazione della scienza morale al comportamento umano al fine di valutarlo. La coscienza si qualifica quindi come atto della persona, che investe la sfera intelligibile e quella razionale. La coscienza è il campo di applicazione della razionalità che giudica il comportamento umano sulla base della scienza morale a cui fa riferimento (De Ver., q. 17, a.1). In particolare la coscienza applica ai casi concreti della vita l’oggettività e l’universalità della legge a cui si riferisce. Tommaso inoltre introduce il termine di sinderesi intendendolo come “abito che contiene i precetti della legge naturale, i quali sono i primi principi delle azioni umane” (Summ. Theol., I, q. 79, a.12).
Si può ritenere che tra sinderesi e coscienza morale vi sia una certa continuità, se pur con qualche differenza di rilievo. La coscienza morale, a differenza della sinderesi, infatti, non è comune a tutti gli esseri umani, ma varia sia in ordine alla quantità che alla qualità. Vi sarebbe insomma un certo divario tra la possibile fallibilità della coscienza e l’infallibilità della sinderesi. Infatti, Tommaso ritiene, come è stato osservato, che la sinderesi è “la custode della legge morale naturale e fondamentale, mentre compito della coscienza è quello di fare attenzione a questa legge applicandola ai diversi casi dell’agire umano” (G. Cavalcioli, Autocoscienza e coscienza morale in S. Tommaso d’Aquino, in Coscienza. Storia e percorsi di un concetto, a cura di L. Gabbi e V. U. Petruio, Roma 2000, p. 59). Questo non deve portare, tuttavia, a negare dignità e autonomia della coscienza, anche dinanzi alla sua fragilità, dal momento che occorre anzi riconoscere alla coscienza la capacità di riferirsi ad un fondamento oggettivo che sia in grado di trascenderla e orientarla nelle scelte della vita pratica.

Progetto Formativo ACI “Perchè sia formato Cristo in voi”:

  • Introduzione, 7: Il primato della persona
  • 4.2: Formare coscienze laicali per l’oggi – L’interiorità
  • 4.2: Formare coscienze laicali per l’oggi – La responsabilità

Bibliografia:

  • Agostino, La Trinità.
  • Agostino, Confessioni.
  • Agostino, La città di Dio.
  • Tommaso, La somma teologica.
  • L. Alici, L’altro nell’io. In dialogo con Agostino, Roma 1999.
  • Aa.Vv., Coscienza. Storia e percorsi di un concetto, a cura di L. Gabbi e V.U. Petruio, Roma 2000.

Altre schede a cui riferirsi:

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Gruppidiricerca

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