Comunicare in Ac
La comunicazione, occasione per creare e alimentare relazioni interpersonali, ma anche strumento per far crescere il gruppo di Ac. E, appare sempre più evidente, elemento per affrontare la “questione educativa”, che la Chiesa italiana rilancia come impegno prioritario e l’Azione cattolica fa proprio, proseguendo una consolidata tradizione interna di servizio educativo. Sono alcune delle posizioni emerse durante il laboratorio dedicato al “comunicare” svoltosi nell’ambito del Convegno presidenze di inizio maggio. Tra i partecipanti, numerosi i responsabili diocesani Ac per il settore della comunicazione: redattori o responsabili di giornali parrocchiali o diocesani, curatori dei siti web, persone che si occupano di cartellonistica, slogan, eventi…
Il lavoro è partito dalla valutazione di alcune caratteristiche generali del tema: non c’è comunicazione senza relazione, la comunicazione non può essere unidirezionale né solo “affermativa”, la comunicazione si alimenta con il confronto, deve tener conto della complessità degli argomenti affrontati, non deve confondere i mezzi utilizzati con il messaggio da trasmettere. La comunicazione – è stato detto – deve chiedersi ragione di “cosa” intende trasmettere, con “quali linguaggi” e a “chi” si rivolge.
Quindi si è passati a un’analisi più specifica del “comunicare in Ac” (tra i soci, tra le diverse età, con i genitori dei ragazzi dell’Acr e dei giovani, verso l’esterno dell’associazione). Molteplici le osservazioni su come ogni gruppo parrocchiale o associazione diocesana cerca di fare informazione, di comunicare, di dialogare con il territorio in cui è inserita, cercando di far risaltare elementi positivi ma anche limiti e difficoltà.
Ampia la discussione sul “ruolo essenziale” che la comunicazione può rivestire nel campo dell’educare: essa dovrebbe infatti “mettere in contatto” le persone, aiutare nel “passaggio di conoscenze”, stabilire rapporti di fiducia reciproca, “alimentare le speranze”, “dar voce alle difficoltà personali e sociali” così come a quelle associative.
Varie, infine, le proposte concrete suggerite dal gruppo per essere condivise con tutte le presidenze presenti a Roma. Fra queste: curare meglio gli strumenti della comunicazione/informazione associativa, “così da raggiungere ogni socio e far risuonare la voce dell’Ac anche nella Chiesa locale e nella società civile”; creare momenti formativi all’interno dell’associazione sul comunicare e specialmente per quelle persone che più direttamente si occupano degli strumenti della comunicazione associativa; approfondire il rapporto comunicare-educare per un contributo ancor più efficace dell’Ac alla “sfida educativa”, che la Chiesa italiana ha raccolto e nella quale intende “immergersi” nel prossimo decennio.
(Questo articolo è basato sulla sintesi del Laboratorio “Comunicazione” tenutosi al Convegno delle Presidenze diocesane ACI 2009).