Aspettando il G8
«I poveri non possono aspettare», era lo slogan con il quale nel 2005 si iniziò la prima delle campagne di sensibilizzazione e pressione relative agli “Obiettivi di sviluppo del millennio” (ridurre fame e povertà nel mondo entro il 2015). Ancora una volta alla vigilia del G8 ci siamo mobilitati (l’AC ha aderito e sostenuto attivamente l’“Agenda di speranza” presentata ai capi di Governo) per richiamare i responsabili delle nazioni più sviluppate agli impegni assunti ma disattesi.
Ancora una volta abbiamo fatto arrivare sul tavolo del G8 alcune richieste, e la prima speranza è quella che non siano solo parole e promesse: stanziare 50 miliardi di dollari per i Paesi del Sud del mondo; contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici; completare la cancellazione del debito (anche il Papa domenica 5 luglio ha rivolto questa esplicita richiesta); investire sulle riforme delle istituzioni mondiali (ONU, FMI) per una governance globale che rispetti tutti i Paesi; individuare soluzioni alla crisi alimentare.
Negli incontri che venerdì 3 luglio la delegazione di cardinali, vescovi (e tra questi: mons. Badejo, Nigeria; mons. Herrera, Equador; mons. Stenger, Francia; mons. Miglio in rappresentanza della Cei) e rappresentanti di associazioni cattoliche (AC in testa) ha avuto con i ministri Tremonti (Economia), Frattini (Esteri) e Sacconi (Lavoro), le nostre richieste sono state apprezzate e accolte (sono state anche avanzata alcune proposte concrete che potrebbero almeno in parte portare subito qualche schiarita sul fronte della povertà).
Il ministro dell’Economia ha confermato che l’Italia rientrerà in tre anni nel piano di impegni internazionali, con il passaggio allo 0,5% del Pil richiesto dalla UE (attualmente è dello 0,1% contro il famoso 0.7% promesso a livello mondiale). Per finanziare l’aiuto pubblico che, come detto dal ministro Frattini, dovrebbe essere intenso non tanto come aiuto, ma come vero e proprio investimento perché garantirebbe uno sviluppo locale, soprattutto in Africa, che potrebbe frenare l’emigrazione sarà proposta la Detax: cioè il prelievo percentuale, probabilmente dell’1%, sull’IVA da destinare espressamente a concrete iniziative a favore dei cosiddetti Paesi poveri.
Inoltre, sempre Frattini ha indicato l’impegno di far dimezzare le trattenute sulle rimesse internazionali dei migranti. Il ministro Sacconi ha indicato nella responsabilità sociale delle imprese la risposta migliore per garantire diritto e dignità ai lavoratori.
La speranza è l’ultima a morire… Dunque, speriamo davvero di ottenere qualche risultato, e che i poveri non continuino a morire nell’attesa.
L’atteggiamento di speranza e di impegno lo abbiamo assunto anche nella veglia di preghiera che, sempre nell’ambito dell’iniziativa promossa da noi e da FOCSIV, si è svolta sabato sera al Duomo di Milano, alla presenza del card. Tettamanzi, e conclusasi in piazza S. Stefano con le testimonianze dei vescovi Badejo, Herrera e Ramazzini (Guatemala).