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Obama, un nuovo inizio?

di Chiara Dal Maso

È veramente un discorso di svolta quello pronunciato da Barack Obama al Cairo? Gli analisti politici si dividono su quanto detto e su quanto non detto dal Presidente americano, ma di certo non potranno negare che si tratti di un discorso diverso da quelli fatti dal predecessore, nella forma e nel contenuto. Coraggioso nel tendere la mano al mondo islamico, ma lacunoso in alcuni punti. Di certo dovrà essere seguito dai fatti nei prossimi mesi.

Vale la pena però evidenziare alcuni passaggi, utili ad un dibattito italiano ed europeo. Prima di tutto è importante evidenziare che quello che è mancato negli anni è il rispetto per il mondo musulmano. Si potrà obiettare ad Obama di aver troppo enfatizzato i contributi dell’Islam alla civiltà occidentale, ma ciò era necessario. Troppe volte si è mancato di rispetto alla religione islamica.

È un atteggiamento non solo americano, ma ben presente anche in Europa nei confronti non solo dell’Islam, ma della religione in sé. Basti pensare alla vicenda delle vignette pubblicate qualche anno fa da un giornale danese, vignette oltraggiose nei confronti di Maometto: in Europa eravamo quasi stupiti della reazione rabbiosa del mondo musulmano.

Il presidente americano parla di un’America dove vivono 7 milioni di musulmani e dove in ogni Stato dell’Unione c’è una moschea; di un’America dove la libertà è inscindibile dalla libertà di praticare la propria religione.

È triste dover ammettere che l’immagine dell’Europa nel Medio Oriente – sia per i musulmani che per i cristiani del Medio Oriente – è quella di un mondo dove in nome della laicità viene negata l’identità religiosa. Un mondo dove più che la libertà di credere, vige la libertà di non credere. E questo non vale solo per la religione islamica, ma anche per noi cristiani. Su questo punto, prima di tutto, ci si dovrebbe interrogare: cosa significa laicità? Assenza di ogni religione? È una questione urgente, non si dovrebbe aspettare il prossimo dibattito su temi bioetici o la discussione per la costruzione o meno di una moschea.

Questo ci porta ad un altro aspetto da sottolineare nel discorso del Presidente americano: reciprocità. C’è chi sostiene che una convivenza con il mondo musulmano non sia possibile, chi invece ritiene ci sia spazio per ogni manifestazione di libertà. Forse il punto è proprio questo: ciò che manca ora è la reciprocità. Amos Oz, scrittore israeliano, preferisce parlare di compromesso, ovvero reciproche concessioni. Riferendosi alla questione israelo-palestinese, Obama sottolinea il diritto di Israele di esistere, ma anche il diritto dei palestinesi ad uno Stato: quali compromessi, quali reciproche concessioni saranno in grado di fare? Questo senza negare però la dignità dell’altro, il rispetto, perché una proposta di pace senza dignità, senza contenuto diventa inaccettabile.

Perché la pace costa ed i poveri hanno già speso abbastanza.

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  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

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