Giulia di Pisa
Dunque, una nota marca di bibite ha realizzato uno spot (che va in onda in tv e in radio) in cui una ragazzina autoproclamatosi “Giulia di Pisa” spaccia ottimismo e voglia di superare la crisi, restandosene a casa a mangiare dei piatti anti-globalizzazione, ma bevendo la bibita stra-globalizzata di cui sopra.
Beh, non ci crederete, ma qualcuno non l’ha presa bene…
Coca Cola chiarisce il messaggio dello spot (“non è assolutamente contro il turismo, ma privilegia i valori fondamentali come la famiglia”) e il Comune di Caorle sotterra l’ascia di guerra. Per la multinazionale la faccenda è chiusa e lo spot non verrà ritirato. Un paio d’ore d’incontro tra il sindaco Marco Sarto e il direttore degli affari generali della Coca Cola Hbc Sandro Magnoni sono bastate per mettere una pietra sulle polemiche. “La vicenda è chiusa – dice Sarto – anche se le posizioni rimangono dello stesso tono di prima. Ma almeno ci siamo chiariti negli intenti. Chiediamo sempre che lo spot sia sospeso o cambiato con un messaggio che inviti ad andare in vacanza e bere Coca Cola”. “Lo spot – precisa Magnoni – è nato con un altro principio: quello di riscoprire i valori fondamentali e cioè stare insieme in famiglia, riscoprire le cose vere, soprattutto in momenti come questi di crisi. E lo spot prende suggerimento dal fatto che una delle cose che rendono più felici gli italiani è stare in famiglia. Non siamo – spiega – contro un modello di vacanza e non c’era e non c’è nessuna intenzione di offendere alcuna categoria commerciale”. “Ho ribadito – rileva Sarto – il giudizio negativo dello spot, e non della Coca Cola, perché non aiutava il turismo e l’offerta turistica”.
(ANSA 28/5/2009)
“Ognuno ha diritto di dire che la bevanda che produce è più buona delle altre. Quello che trovo insopportabile è che si mistifichi. Si attribuiscano a un prodotto valori che sono contrari a quelli che ha in realtà. Un’operazione sleale specie se rivolta, com’è, alle giovani generazioni”. Lo ha detto il sindaco di Pisa Marco Filippeschi commentando lo spot anti-crisi della Coca Cola che vede protagonista una bimba di nome Giulia di Pisa. “La risposta più giusta alla presunta Giulia – spiega il sindaco – la sta dando la nostra città proprio in questi giorni con un’iniziativa che non ha eguali in Italia: abbiamo fatto 35 orti nelle scuole cittadine coinvolgendo quasi 7.000 bambini che coltivano pazientemente i loro orti imparando quel che la terra insegna: la pazienza, la fatica, la stagionalità dei prodotti’. Giulia è una piccola imbrogliona. Le cose genuine sono quelle che vengono dalla natura e vicine a noi”. “E poi Giulia non è pisana, si sente – ha concluso scherzando Filippeschi -. Nel dire il nome del prodotto si sarebbe mangiata almeno due ‘c’. Anzi tre, compresa quella della ‘annuccia”.
(ANSA 30/5/2009).
L’invito da parte nostra e alla pacificazione generale, magari attraverso un brindisi con una bevanda super partes…
Arriva “Ubuntu Cola”, la bibita analcolica gassata certificata Fairtrade Foundation e prodotta esclusivamente con zucchero del commercio equo e solidale. Il prodotto, presentato a Terra Futura, proviene dal Malawi e dalla Zambia ed è commercializzato in Regno Unito, Irlanda, Norvegia e Svezia, disponibile anche in alcuni negozi online. In Italia è distribuita dalla cooperativa Vagamondi di Modena.
(Comunicato Stampa della manifestazione Terra Futura, 30/5/2009)