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Aria buona, per il corpo e per l’anima

di Gigi Borgiani

«Quello che l’aria è per la vita biologica, lo è lo Spirito Santo per la vita spirituale; e come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale. Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità -, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito. Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società  ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna  a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà. Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà. La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l’aria salubre dello spirito che è l’amore».

Benedetto XVI forse non è al corrente della campagna “Crea un clima di giustizia”, ma leggendo la sua omelia nel giorno di Pentecoste sembrerebbe di sì. Non stupisce più di tanto come ancora una volta Papa Ratzinger sappia accostare elementi spirituali ad elementi materiali; ciò che “fa essere” l’uomo e ciò che permette all’uomo di essere. In questo caso troviamo quanto mai profondo sottolineare il bisogno di “aria pulita”, e se da un lato ci si riferisce all’aria che respiriamo, a quei cambiamenti climatici che incombono sul futuro sostenibile dell’uomo, dall’altro tocchiamo con mano che senza l’aria della vera libertà interiore, senza rispetto per l’altro, senza gratuità è impossibile all’uomo, ad ogni uomo, respirare la vita e vivere come immagine di Dio; mentre, ci dice ancora il Papa, «l’essere umano sembra oggi affermare se stesso come dio e voler trasformare il mondo escludendo, mettendo da parte o addirittura rifiutando il Creatore dell’universo. L’uomo non vuole più essere immagine di Dio, ma di se stesso; si dichiara autonomo, libero, adulto».

Libertà che si coniuga con la giustizia, con la responsabilità e l’equità perché altrimenti non è possibile garantire le condizioni per il vivere comune. La vita dignitosa di tutti dipende dalla liberta ben intesa e ben vissuta, e gestita senza soffocare l’altro. La mancanza di giustizia toglie aria all’altro. Ancora una volta, quindi, siamo sollecitati a salvaguardare il minimo vitale per l’uomo creatura nel grande orizzonte della salvaguardia del creato che consente la vita.

Come piccoli punti del creato, come semplici gocce del mare, possiamo contribuire e tenere l’aria pulita, respirabile con i gesti di una consuetudine di relazioni buone, per togliere i “veleni dell’anima” e mettere semi buoni , ispirandoci magari alla preghiera di S. Francesco.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

    Vocazione: ritorno al futuro?

    Dono, chiamata, esercizio di libertà, atto di responsabilità: la vocazione è un appello che collega trascendenza e storia.

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