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Anche le imprese devono pensare al bene comune

Intervista a Giovanni Scanagatta (Segretario Generale UCID)

Perché oggi viviamo in una situazione di difficoltà, di “emergenza educativa”, per dirla con le parole di Benedetto XVI? Su cosa punta in particolare l’impegno educativo dell’Ucid?

L’offerta formativa riguardante il Vangelo e il grande patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa, costituisce uno degli obiettivi fondamentali dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. Come ci ha detto il Santo Padre Benedetto XVI in occasione dell’udienza riservata alla nostra associazione del 4 marzo 2006, l’imprenditore cristiano deve mirare più in alto della semplice deontologia professionale, in forza del rapporto di Dio con l’uomo, fatto a sua immagine e somiglianza. E’ la dimensione teologica della Dottrina Sociale della Chiesa che deve ispirare i comportamenti concreti nella società civile degli imprenditori, dei dirigenti e dei professionisti cristiani. Questo impegno educativo dell’Ucid riguarda soprattutto i giovani, speranza di un mondo migliore. Essi devono essere sostenuti e accompagnati dall’esperienza degli imprenditori cristianamente impegnati, in autentico spirito di solidarietà intergenerazionale.

La prospettiva sociale della sfida educativa, il suo obiettivo, è sicuramente la costruzione del bene comune. Cos’è per voi oggi il bene comune?

Il bene comune è un valore fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa, assieme allo sviluppo, alla solidarietà e alla sussidiarietà. In fondo si tratta di una virtù, come si evince dall’utilissimo Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace del 2004. Il bene comune è bene di tutti perché ogni persona deve essere coinvolta nei processi di sviluppo che non è solo economico ma anche umano e culturale. E’ un concetto moltiplicativo e non additivo, come avviene invece in economia per l’ottimo paretiano. Esso tiene conto non solo della massimizzazione della somma della ricchezza, ma anche della sua distribuzione per principi fondamentali di giustizia che è il fondamento della pace. La posizione nulla nella partecipazione alla ricchezza anche di una sola persona rende nullo tutto il prodotto e non si raggiunge il bene comune. La costruzione del bene comune è responsabilità di tutti e non solo dello Stato. Passiamo in questo modo dal concetto di Welfare State a quello di Welfare Society, in nome del grande principio della sussidiarietà. La costruzione del bene comune spetta pertanto alle imprese, alle famiglie, agli enti intermedi, allo Stato e a tutti gli altri soggetti che compongono la società civile. L’Ucid ha fatto del bene comune la sua bandiera, testimoniata dal Rapporto triennale sulla coscienza imprenditoriale nella costruzione del bene comune. La responsabilità dell’imprenditore è pertanto non solo nel confronti degli azionisti, ma in primo luogo dei dipendenti che costituiscono la risorsa più preziosa dell’azienda per il suo sviluppo in un’ottica di lungo periodo, e poi delle comunità locali, delle istituzioni locali, dei clienti e dei fornitori. In definitiva, la costruzione del bene comune si lega strettamente per gli imprenditori cristiani al concetto di responsabilità dello sviluppo a cui tutti, sia pure in misura diversa, devono poter partecipare.
Il primario interesse del bene comune per l’Ucid trova concreta manifestazione nella recente collana avviata dalla nostra associazione con la Libreria Editrice Vaticana, intitolata “Imprenditori cristiani per il bene comune”. E’ già uscito il primo volume della collana sul tema della responsabilità degli imprenditori cristiani per il futuro dell’Europa.

Quale contributo invece vi aspettate dall’Azione Cattolica sia per quanto riguarda il compito educativo che per quello della costruzione del bene comune?

Per quanto riguarda il compito educativo, l’Azione Cattolica ha avviato quest’anno un’iniziativa di grande significato coinvolgendo molti movimenti e associazioni ecclesiali, compresa l’Ucid. Si tratta di un sussidio che verrà distribuito alle basi associative per la lettura del Vangelo nei tempi forti e ordinari dell’anno liturgico, alla luce dell’attualizzazione degli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa. Sul piano delle testimonianze, il sussidio sarà arricchito da esempi di figure che hanno testimoniato con la loro vita pratica la fede al Vangelo. Per noi dell’Ucid si tratta, ad esempio, della figura del Beato Giuseppe Tovini. Tovini è stato un banchiere e avvocato italiano, beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1998. È tra i fondatori del quotidiano cattolico Il Cittadino di Brescia, pubblicato nel 1878, e fra i promotori – e poi presidente – del Comitato diocesano dell’Opera dei Congressi. Nel 1888 fonda a Brescia la Banca San Paolo, nel 1896 a Milano il Banco Ambrosiano. Lo guida la convinzione che le istituzioni cattoliche, in particolare quelle educative, debbano puntare alla piena autonomia finanziaria. Per quanto riguarda infine il contributo dell’Azione Cattolica alla costruzione del bene comune, riteniamo che questo possa essere molto importante ricordando il momento storico in cui essa è nata, con un forte impegno civile per una società libera e giusta. E’ in fondo il contributo che può dare tutto il vasto mondo del volontariato cattolico, rafforzando lo spirito di coesione e di azione comune per il raggiungimento di elevati traguardi materiali e spirituali di cui ha estremo bisogno la nostra società aperta e globalizzata.

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  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

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