Un’AC che educa al lavoro
di Paola De Lena
La domanda di fondo è una: come l’Azione Cattolica può accompagnare i giovani e gli adulti nella ricerca di un senso del lavoro? In un tempo in cui i giovani vivono l’esperienza della precarietà che taglia le gambe ai sogni e all’avvenire e in cui gli adulti, troppo spesso padri di famiglia, perdono il lavoro da un giorno all’altro, come può l’associazione farsi compagna di viaggio?
Alcune risposte emergono con forza dal laboratorio su “Lavoro e precarietà” tenutosi durante il Convegno delle Presidenze diocesane “Chi ama educa”. Una prima risposta è quella della centralità della persona: una caratteristica peculiare dell’AC e della Chiesa tutta che si esprime con maggiore forza quando si tratta di lavoro. Perché una cosa è chiara: la risposta da dare non è al lavoro in sé, ma all’uomo. E allora, in quest’ottica che è e deve rimanere il nostro punto di forza, ben vengano tutte le iniziative che le diocesi e le parrocchie mettono in campo per affrontare questo tema. Parlare di lavoro deve diventare un’attenzione costante all’interno dei nostri cammini ordinari perché questo aiuta a riscoprirci come compartecipi dell’opera creatrice di Dio e permette di ridare un senso ad un’esperienza, quella lavorativa, a volte bistrattata a causa dell’attuale contesto socio – economico.
Emerge da più parti, poi, la necessità di fare rete sul territorio con le altre associazioni, con i movimenti o con gli enti che si occupano di lavoro e laddove la rete non sia presente potrebbe essere l’AC stessa a farsene promotrice perché la Chiesa, forte della sua Dottrina Sociale e del contatto costante con la vita quotidiana dell’uomo, può rappresentare un volano per portare questo tema all’attenzione di tanti e pensare dei percorsi che aiutino le parrocchie in questo senso. L’esperienza del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, da promuovere nelle diocesi, è una ricchezza in più attraverso la quale si esprime l’attenzione dell’associazione tutta al lavoro.
In questo contesto, va senza dubbio sottolineata la cura della dimensione vocazionale: con quale criterio i giovani si avvicinano al mondo del lavoro? Quello del guadagno e della carriera? Quello della realizzazione personale? Quello del “Va bene un qualsiasi lavoro, tanto la vita vera inizia dopo quelle otto ore”? Il nostro accompagnare i giovani nell’accogliere il disegno di Dio nella propria vita non può prescindere anche da un serio discernimento sul proprio futuro lavorativo. Per questo si è pensato, sulla scia di alcune esperienze già svolte a livello diocesano o regionale, che potrebbero essere utili per i giovani incontri residenziali in cui, alla dimensione vocazionale e spirituale, si unisca una dimensione di carattere “tecnico” con esperti delle organizzazioni del mondo del lavoro che presentino le caratteristiche del territorio di riferimento, che aiutino a svolgere il bilancio di competenze o che spieghino come si compila un curriculum vitae. L’obiettivo, dunque, è quello di fornire ai giovani gli strumenti per orientarsi nel mondo del lavoro: un’utile collaborazione può venire dalla rete del Progetto Policoro, progetto organico della Chiesa italiana, che cerca di dare una risposta concreta al problema della disoccupazione accompagnando i giovani che desiderano aprire imprese o cooperative, nell’ottica più ampia della creazione di una nuova cultura del lavoro.
Attenzione alla persona, discernimento e progettualità, sono allora i punti fondamentali attraverso i quali tenere viva l’attenzione al tema del lavoro, certi che l’educazione passa soprattutto attraverso questi preziosi elementi.
(Questo articolo è basato sulla sintesi del Laboratorio “Lavoro e precarietà” tenutosi al Convegno delle Presidenze diocesane ACI 2009).