Principi e contraddizioni
di Cristiano Nervegna
Il titolo del Libro Bianco sul futuro del modello sociale, approvato dal Consiglio dei ministri il 6 Maggio scorso, “La vita buona nella società attiva”, dice molto della visione del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali sul futuro delle politiche del nostro Paese.
Ne emerge una fotografia dell’Italia che si caratterizza, fondamentalmente, per un’iniqua distribuzione di capacità e risorse (“Nord sviluppato e Sud arretrato”), un mercato del lavoro che non ha tenuto conto dei nuovi lavori a forte contenuto auto-imprenditoriale e che offre servizi per l’impiego “diffusamente carenti”, un’economia della conoscenza basata su un sistema di istruzione/formazione inadeguato e autoreferenziale, così come di un’eccessiva invadenza dello Stato che “si sostituisce al cittadino nelle sue decisioni”. Il tutto costruito su una spesa sociale pesantemente squilibrata verso la componente pensionistica.
A queste problematiche corrispondono alcune attenzioni che meritano un’attenta e concreta valutazione. I cardini della ripresa del Paese potrebbero essere infatti: centralità della persona (famiglia, vita e comunità) e del lavoro, terzo settore e associazionismo e un nuovo ruolo delle imprese, più libere e leggere, ma soprattutto un nuovo sistema di formazione ed educazione al lavoro.
L’impressione è, allora, di trovarsi di fronte ad un testo che ha importato gran parte dei principi contenuti nella Dottrina Sociale della Chiesa. Ma proprio tali principi, il cui rispetto può essere soltanto integrale, evidenziano al contempo alcune contraddizioni la cui natura politica non deve sfuggire al mondo cattolico. In particolare, laddove si parla d’immigrazione, facendo riferimento esclusivamente ai doveri di chi cerca lavoro in Italia e, soprattutto, in quegli ambiti in cui ai principi corrispondono cospicue voci di spesa pubblica e relativi finanziamenti. L’educazione, ad esempio, secondo l’opinabile principio secondo cui, laddove la formazione avrebbe avuto maggiori difficoltà, la soluzione potrebbe venire dal mondo delle imprese, il cui ruolo educativo, però, non è certo facile immaginare immersi come siamo in una crisi la cui origine ha contorni ormai definiti, ma il cui prezzo non tutti pagano allo stesso modo.
Il nuovo “Welfare delle opportunità” del Libro Bianco 2009, espressione molto usata anche nel corso del recente incontro del Movimento Lavoratori con le più importanti associazioni cattoliche impegnate nel mondo del lavoro, vede la persona nella sua unitarietà e rifiuta, quindi, sistemi di protezione frammentati (salute, lavoro, benessere psichico…) ponendosi con estrema chiarezza la questione del coinvolgimento attivo del mondo associativo e degli enti bilaterali, secondo quel modello sussidiario il cui valore sembra, oggi, da tutti riconosciuto.
È proprio su questo coinvolgimento, e su di una capacità d’ascolto non ideologica delle istanze di tutti che quei principi, efficacemente declamati, si tradurranno in benessere sociale finalizzato alla promozione di tutto l’uomo ma, soprattutto, di tutti gli uomini. Perché sin’ora le “opportunità”, non neghiamolo, sono state soltanto di pochi.
È allora proprio su questa capacità inclusiva e sul coraggio del confronto che si determinerà il futuro di quest’impostazione e, più in generale, la capacità della politica italiana di tornare a quella dimensione essenziale della vita pubblica che è l’orizzonte del bene comune.
In conclusione, per utilizzare le sorprendenti (per un Libro Bianco) parole con cui si chiude il testo governativo: se dalla carità nasce la vera capacità di costruzione sociale, prima di tutto vale la pena, da credenti, difendere il vero significato di questa parola.