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Nuove tecnologie, nuove relazioni

di Giovanni Morelli

«Cari giovani, spetta a voi il compito di evangelizzare il “continente digitale”». Stavolta non si tratta della solita predica del vescovo, del parroco o dell’educatore di Ac, bensì dell’invito del Papa «a chi, in modo particolare, fa parte della cosiddetta generazione digitale».

L’esortazione di Benedetto XVI è contenuta nel tradizionale messaggio per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebra in tutto il mondo domenica 24 maggio, solennità dell’Ascensione del Signore e che quest’anno ha per tema Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia.

Da quel lontano 4 dicembre 1963, anno di pubblicazione di Inter Mirifica, decreto conciliare sugli strumenti di comunicazione sociale, definiti «tra le meravigliose invenzioni tecniche che l’ingegno umano è riuscito a trarre dal creato», passando ai più recenti Etica in Internet, La Chiesa e Internet, il Direttorio sulle comunicazioni sociali, la lettera di Giovanni Paolo II Il Rapido sviluppo, la Chiesa ha compiuto un lungo cammino di approfondimento sui temi legati alla comunicazione sociale.

Fino a giungere ad oggi, ad un messaggio nel quale Benedetto XVI, rinunciando ad una critica pregiudiziale e ad un ingenuo ottimismo, parla delle nuove tecnologie digitali, che pure «stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani», come di uno «straordinario potenziale se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana». Anzi, Benedetto XVI si spinge oltre definendole «un vero dono per l’umanità».

Ma, prosegue il Pontefice, «la popolarità tra gli utenti delle nuove tecnologie non dovrebbe sorprenderci, poiché esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre». Insomma, sostiene il Papa, l’uomo ha in se stesso il desiderio di comunicazione e amicizia ed escogita modi sempre nuovi per entrare in relazione con gli altri. Ovviamente, ammonisce Benedetto XVI, è necessario passare da una semplice connessione ad una vera relazione. Il concetto di amicizia, per esempio, che sempre secondo il Papa «ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali», non va banalizzato e svuotato del suo valore. Come a dire, e questo il grande popolo dell’Azione Cattolica lo sa bene, che la relazione autentica, quella da persona a persona, quella fatta di sguardi, strette di mano, abbracci, pacche sulla spalla e condivisione di esperienze, non potrà mai essere sostituita da un’interfaccia virtuale.

La Chiesa insomma, pur consapevole dei rischi, non ha paura della novità, anzi si mette in gioco. Accanto a migliaia di siti cattolici di parrocchie, diocesi, associazioni e movimenti, negli scorsi mesi ha aperto un proprio canale su youtube (http://it.youtube.com/vatican) e il 21 maggio ha inaugurato “Pope to you” (http://www.pope2you.net/) un nuovo progetto del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali che contiene tre applicazioni che consentono di esplorare, con un solo click, nuovi mondi quali Facebook, iPhone, Youtube, Wikipedia, con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di giovani per veicolare loro i contenuti del messaggio del Papa.

La sfida è aperta: all’Azione Cattolica il compito di qualificare la sua presenza nella rete, ma, soprattutto, di continuare in quell’opera di educazione, soprattutto dei suoi giovani chiamati da Benedetto XVI a farsi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai loro coetanei.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

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