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Nella memoria e nella pace

di Antonio Martino

I nomi delle vittime dell’Olocausto non devono mai «perire» e «le loro sofferenze» non devono «essere mai negate, sminuite o dimenticate». Benedetto XVI allo Yad Vashem onora le vittime della Shoah e indica un compito che è di ciascuno e non solo della politica: non bisogna «permettere più che un simile orrore possa disonorare ancora l’umanità».

Le parole di papa Ratzinger sono una condanna definitiva verso ogni teoria negazionista del presente e del passato: «Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo».

Il rispetto dell’uomo, di ciascun uomo ovunque esso nasca e si ritrovi a vivere è presupposto fondamentale per la costruzione della pace. Benedetto XVI invita a riflettere sulla vera sicurezza, quella non fatta da «blocchi e ostruzioni», ma dal rispetto e dall’accoglienza reciproci, dalla «giusta promozione dei valori comuni all’umanità», che  ha aggiunto  «sempre tutelano la dignità umana» e che «sono indivisibili e universali».

Richiamando la centralità dell’uomo il Papa invoca una giustizia che sia per tutti e una pace che sia per tutti, e così ribadisce ciò che ha avuto modo di sottolineare già il primo giorno di questo suo pellegrinaggio in Terrasanta, quando appena sceso dall’aereo ha lanciato una «supplica» ai responsabili politici mediorientali affinché esplorino «ogni possibile via per trovare una soluzione giusta» al conflitto israelo-palestinese. «Dall’esito dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi», ha ricordato con forza papa Ratzinger, dipendono le «speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un futuro più sicuro e più stabile». Per questo all’aeroporto Ben Gurion, davanti al presidente Shimon Peres e al premier Benjamin Netanyahu, ha chiesto che si trovi una soluzione «cosicché ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia loro, all’interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti».

Quella di una terra per due Stati indipendenti e garantiti nella giustizia e nella sicurezza è da sempre la linea della diplomazia vaticana per la soluzione del conflitto che da sessant’anni insanguina le strade su cui ha camminato «il figlio dell’uomo» e che sono culla e residenza delle tre grandi religioni monoteiste; una linea che non trova interlocutori entusiasti nell’attuale governo israeliano, e in particolare nel ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. Nel perorare la linea dei due Stati, il Vaticano sa di poter contare sui leader arabi moderati, come il presidente egiziano Mubarak e il re Abdallah II di Giordania, ma sa anche che la pace è in salita e piena di incognite, la più grande delle quali resta Gerusalemme.

La città santa dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani è una città dai nervi scoperti: in forte espansione, ma sempre prigioniera dei nodi del conflitto israelo-palestinese. A Gerusalemme la demografia segnerà il destino della pace. Nella città Benedetto XVI ha trovato una popolazione palestinese inquieta e in crescita, a cui gli israeliani rispondono con la costruzione di nuovi insediamenti soprattutto nella zona Est, quella annessa dopo la “Guerra dei sei giorni”. Questi quartieri sono la nuova linea del fronte e il punto più lontano dalla Gerusalemme di pace per cui papa Ratzinger continua a pregare in questo suo pellegrinaggio sui passi del Cristo.

«Dio di tutti i tempi», si legge nel testo della preghiera autografa di Benedetto XVI lasciata al Muro del Pianto, «nella mia visita a Gerusalemme, la Città della pace, casa spirituale di ebrei, cristiani e musulmani, porto di fronte a te le gioie, le speranze e le aspirazioni, le prove, le sofferenze e i disagi di tutti i tuoi popoli dovunque nel mondo. Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ascolta il grido degli afflitti, dei timorosi, dei diseredati. Manda la pace sulla Terrasanta, sul Medio Oriente e su tutta la famiglia umana. Smuovi i cuori di tutti coloro che invocano il tuo nome affinché camminino umilmente nel sentiero di giustizia e compassione». Nel foglietto è citata un’altra frase del libro biblico delle Lamentazioni: «Il signore è buono con coloro che lo attendono, con gli animi che lo cercano».

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

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