Il compito urgente dell’educazione
di Domenico Sigalini
Il Santo Padre ci ha incontrato nel cuore di un’assemblea di vescovi dedicata massimamente, e con coinvolgimento personale in laboratori di ricerca, al vasto tema dell’educazione. Tutta l’attività pastorale è stata messa sotto la lente dell’ascolto vicendevole, della riflessione e della discussione per giungere a porre mano a un progetto educativo. La comunità cristiana quindi non si accontenta di una stanca routine di amministrazione di sacramenti, di celebrazioni più o meno tradizionali, di eucaristie precettate o occasionali, di distribuzione di sacro, ma vuole e deve scorgere in questi gesti non solo la loro freschezza e incontaminata sorgente, ma anche considerarli e farli diventare passi di un percorso di crescita umana e cristiana.
La lettura della Parola, le fasi dell’anno liturgico, le celebrazioni e la preparazione ai sacramenti, la centralità della celebrazione eucaristica domenicale, la pratica coerente della carità non sono fatti isolati, ma possono essere collegati e sviscerati come tappe di un progetto educativo, che ha la sua sorgente in una “coerente e completa visione dell’uomo quale può scaturire unicamente dalla perfetta immagine e realizzazione che ne abbiamo in Cristo Gesù”. Spesso purtroppo non ne abbiamo coscienza e perdiamo la forza determinante di un processo formativo che potrebbe dare sbocco a tante competenze educative che fioriscono nella comunità cristiana.
Chi vive una vita associativa però sa che per far crescere cristiani occorre con semplicità, ma con chiarezza e determinazione, costruire processi, sequenze, cammini, itinerari formativi. Occorre prendere coscienza di un obiettivo, di una gerarchia di valori, di passi calibrati, di strumenti, di pratiche virtuose da proporre, sostenere, diffondere nella vita delle persone. Occorre preparare formatori ed educatori, appassionati dell’uomo e della fede in Gesù. Non per niente l’Azione Cattolica, nel mettere mano già alcuni anni fa all’aggiornamento del suo statuto, ha contemporaneamente riscritto il suo progetto formativo. Ha un titolo che risponde all’esigenza che il Papa pone a tutta l’arte dell’educazione cristiana: Perché sia formato Cristo in voi. All’Azione Cattolica i vescovi italiani avevano chiesto di offrire un’esemplarità formativa e l’ha fatto. Oggi è pronta ancora a contribuire con tutta la Chiesa italiana alla formulazione di un ampio progetto educativo e soprattutto a renderlo praticabile in ogni comunità cristiana.
Il Papa però dopo aver definito l’educazione un “testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare…un fondato atto d’amore per l’uomo” invita i vescovi a dare vita a “un’alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale e ecclesiale”. Nessuno è autosufficiente nell’educare l’uomo a tutte le età. È una dimensione che fa parte dello statuto antropologico dell’umanità e coinvolge tutti coloro che vogliono il bene dell’uomo. Educare non è correre ai ripari in un tempo difficile, anche se oggi ne vediamo l’urgenza, ma è compito sempre quotidiano per tutti. Tutti abbiamo bisogno di ragioni di vita e di misurarci con esse assieme a tutti gli uomini. Occorre aprirsi alla collaborazione con il territorio. La forza educativa della Chiesa deve essere capace di immergersi nelle strade, nei meandri della vita di tutti, nelle scuole, nella società in una collaborazione capace di presentare, condividere e sostenere valori, scopi e “speranza affidabile”.