Fatto del giorno, fatti di tutti i giorni!
di Gigi Borgiani
Cambiamenti climatici e povertà. Con questo slogan FOCSIV ha convocato un incontro pubblico a Montecitorio, rivolto in particolare ai parlamentari, per presentare le mozioni di supporto alla campagna “Crea un clima di giustizia“.
Alcuni dei dati (fonte ONU) presentati in apertura hanno delineato un futuro climatico poco entusiasmante. Naturalmente non saremo noi a subire direttamente gli esiti più immediati dei cambiamenti climatici, ma i paesi più poveri che pagheranno le conseguenze di inondazioni, cicloni, siccità previste già dai prossimi anni.
Una prospettiva poco serena per le future generazioni che dovranno affrontare disagi che noi non abbiamo saputo (voluto!, potuto!) valutare e contrastare. Nel breve intervento sollecitato per il coinvolgimento dell’Azione Cattolica nella campagna, ho sottolineato (in merito al destino quantomeno nebbioso dei giovani di oggi) la necessità di un intenso dialogo tra generazioni per creare le condizioni per una nuova corresponsabilità in ordine alla salvaguardia del creato, ovvero quelle condizioni per il bene comune rivolte alla vita dignitosa (e quindi anche respirabile) di tutta l’umanità.
Non si argineranno del tutto certi fenomeni naturali, ma si potrà arginare la povertà che sappiamo naturale non essere. La necessità, l’urgenza di alimentare una cultura della persona e del pensiero, dell’accesso ai diritti e della convivialità, del bene comune fondata su processi educativi permanenti è stata condivisa da altri interventi (Pezzotta e Binetti). Pensiero, informazione, relazioni: parole di vita, parola da vivere nella quotidianità della nostra presenza.
Razzismo e povertà: combinazione distruttiva! Al rientro dall’incontro leggo questo titolo su una copia “svogliata” dell’Osservatore Romano da qualche giorno sulla scrivania. Si tratta della Nota della Santa Sede alla Conferenza di Ginevra di fine aprile. Ancora la parola povertà, legata questa volta al razzismo. «L’impatto globale dell’attuale crisi economica colpisce i gruppi vulnerabili della società. Ciò dimostra quanto razzismo e povertà siano collegati in una combinazione micidiale» (Micidiale!). Questa affermazione era preceduta da: «…oggi la globalizzazione unisce le persone ma la prossimità spaziale e temporale non crea di per sé le condizioni per una interazione costruttiva. Infatti, il razzismo persiste: gli stranieri e quanti sono differenti vengono troppo spesso rifiutati…», e ancora, «una comunità internazionale giusta si sviluppa in modo appropriato quando il desiderio naturale delle persone non viene distorto dal pregiudizio, dalla paura degli altri o da interessi egoistici che minano il bene comune».
Se a quanto indicato nella Nota aggiungiamo due espressioni di Benedetto XVI che richiama l’attenzione «su alcuni dei più gravi problemi sociali degli ultimi decenni come la crescente consapevolezza, sorta in gran parte con la globalizzazione e con l’attuale crisi economica, di un contrasto stridente fra la eguale attribuzione di diritti e il diseguale accesso ai mezzi per ottenerli; per i cristiani che regolarmente chiedono a Dio “donaci ogni giorno il nostro pane quotidiano” è una tragedia vergognosa che un quinto dell’umanità soffra ancora la fame» (discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze sociali), e ancora «la Chiesa è chiamata a rendere testimonianza dell’amore di Cristo mostrandosi sempre accogliente verso i più poveri» (ad un gruppo di Vescovi argentini), possiamo sprofondare nella depressione o nei sensi di colpa e impotenza o «dare spessore alla speranza» praticando un invito di don Tonino Bello.
Cambiamenti climatici, povertà, razzismo non sono più parole lontane, di altri mondi. Sono il reale e l’inevitabile con il quale ci confrontiamo ogni giorno; sono le sfide del millennio. Se un tempo per “vedere” queste parole occorreva guardare lontano, oggi non è più così, sono “il luogo” della speranza che dobbiamo diffondere. Sono il luogo del senso, della condivisione. “Chi ama educa”, chi ha a cuore l’uomo, chi ha a cuore anche “il quinto dell’umanità”, lo straniero, il diverso, l’escluso educa. Ovvero, nell’amore e nella cura “per” ci educhiamo, co-educhiamo, creiamo una circolazione di pensieri e di relazioni capaci di cambiare l’uomo per non subire i cambiamenti, tutti i cambiamenti contro l’uomo.