Educhiamoci alla libertà
Intervista a Paola Stroppiana e Alberto Fantuzzo (Presidenti del Comitato Nazionale AGESCI)
L’Agesci ha come obiettivo l’educazione dei ragazzi e dei giovani attraverso il metodo scout. L’educazione è dunque per noi una scelta fatta a priori e non dettata da un’emergenza.
Paola Stroppiana e Alberto Fantuzzo sono i due presidenti dell’Agesci. Un’associazione che pone l’educazione al centro del suo impegno. Ma Benedetto XVI ha detto che nel nostro tempo, nella nostra società, c’è una vera e propria “emergenza educativa”. Perché secondo voi? E l’Agesci come risponde?
È evidente in questa stagione storica una trasformazione della realtà e, in questa, dei ragazzi, che evidenziano bisogni nuovi a cui andare incontro. Certamente, per il punto di vista che ci è dato di osservare, la crisi dei valori influenza in modo sostanziale gli adulti, le famiglie e quindi, anche i ragazzi. Pensiamo che molti aspetti della società consumistica, che mette al centro l’immagine, l’esteriorità, la “prestazione”, il potere, il culto del sé come anche la virtualità dei rapporti, la fragilità delle relazioni affettive condizionino molto i ragazzi. L’educarsi alla libertà e alla consapevolezza delle scelte, il rispetto dell’altro, l’imparare a fare comunità, il servizio dove c’è bisogno sono percorsi efficaci da proporre ai ragazzi.
La prospettiva sociale della sfida educativa, il suo obiettivo, è sicuramente la costruzione del bene comune. Cos’è per voi oggi il bene comune?
Nel nostro linguaggio, il percorso educativo porta il ragazzo a diventare un adulto consapevole, “buon cittadino e buon cristiano” impegnato cioè in modo attivo a leggere le realtà di bisogno e ad agire per modificarle in meglio: questo è per noi lavorare per il bene comune.
Quale contributo invece vi aspettate dall’Azione Cattolica sia per quanto riguarda il compito educativo che per quello della costruzione del bene comune?
L’Azione Cattolica ha, più di noi, capacità di rivolgersi a ogni fascia di età. Per questo potrebbe prendersi cura maggiormente dell’accompagnamento degli adulti, poiché è difficile rimanere “buoni cittadini e buoni cristiani” senza una comunità di appartenenza che stimoli la formazione permanente, sostenga nelle fatiche, crei spazi di riflessione e confronto.
Ciò che è sempre più debole è la nostra capacità di annunciare una “buona notizia” al mondo: mancano i luoghi di cultura e di approfondimento, gli spazi per pregare fra adulti, per leggere la realtà e per rileggerla alla luce del Vangelo. Sarebbe interessante veder rinascere nelle nostre Parrocchie dei luoghi di incontro in cui le persone possano essere aiutate, anche grazie ad un metodo e alla presenza di un sacerdote, a dare senso alla propria vita e alla propria storia.