Educare, ad ogni età
di Settore Giovani ACI
Il rischio che si corre quando si parla di “emergenza educativa” è quello di ridurre l’intero discorso alla “questione giovanile” e, in qualche modo, considerare i giovani stessi come i principali destinatari di una rinnovata cura educativa.
In realtà, sia dalle parole di Benedetto XVI, sia dalle parole del card. Angelo Bagnasco, ricaviamo che per “emergenza educativa” intendiamo un processo che riguarda tutto l’uomo e tutti gli uomini, e che non concerne tanto la soluzione di alcuni comportamenti delle nuove generazioni, quanto piuttosto l’idea stessa di persona che va maturando in seno alle società occidentali.
Per questo motivo, occorre evitare che, per l’ennesima volta, i giovani vengano considerati il “caso” da risolvere, la categoria sulla quale dovrebbero concentrarsi tutti gli sforzi educativi della società contemporanea.
I fatti ci dicono invece che una rinnovata cura della persona deve coinvolgere allo stesso modo adulti, giovani e ragazzi. Uno sforzo unico e complessivo, nel quale i giovani non solo non sono “oggetto”, ma possono essere addirittura “soggetto educativo”.
Proprio l’esperienza associativa ci mostra il volto di giovani educatori, che volentieri si prestano al servizio verso i loro pari, gli adolescenti e i ragazzi. Allo stesso modo, allargando lo sguardo, i giovani si fanno spesso promotori, nell’intera società civile, di valori e ideali che proprio le generazioni precedenti sembrano aver smarrito o messo da parte. Anche degli adolescenti, dei quali pure preoccupano i vuoti affettivi, occorre fornire letture più obiettive e razionali, meno enfatiche e drammatizzanti: c’è tanto di buono nel vissuto dei ragazzi.
Questo non vuol dire che non ci siano alcuni aspetti particolari per i quali è richiesta un’intenzionalità educativa verso i giovani e i giovanissimi. Ne elenchiamo solo alcuni prioritari.
Partiamo dagli adolescenti: prioritario appare il campo di una sana affettività e corporeità, da sviluppare soprattutto in un processo di riappacificazione interiore e con gli altri, e quindi di consapevolezza etica. Spesso le ferite e le fratture sono nell’ambiente domestico, in famiglia, o dove passano la maggior parte delle ore, a scuola. I giovanissimi vanno accompagnati ad acquisire la consapevolezza che il loro corpo è “tempio dello Spirito” come diceva San Paolo, e che non c’è separazione tra spiritualità e vita di tutti i giorni. La cura educativa verso i giovanissimi richiede un accompagnamento davvero personale, che aiuti il ragazzo a vivere questa spiritualità incarnata, a “mettere in fila” e leggere tutto ciò che costituisce la sua vita, e soprattutto a dare senso a piccole e grandi ferite.
Per gli adolescenti appare poi essenziale un supporto alla comprensione di tutti i media, ma in particolare di quelli virtuali. Non un “codice” o una lista di cose da fare o non fare, ma un’attrezzatura che permetta di distinguere e padroneggiare, di esprimere e tutelare la propria personalità. Come ci ricorda il Santo Padre nel messaggio per la XLII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali “i media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale”. Sta ai più giovani, vicini per età e per cultura all’utilizzo delle nuove tecnologie, essere protagonisti dell’evangelizzazione di questi luoghi virtuali, perché possano essere “al servizio della persona e del bene comune e favoriscano la formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore”(ibid.).
Lo spirito degli adolescenti, poi, così pronto a infiammarsi per i grandi ideali di giustizia e di pace, richiederebbe un po’ di coraggio in più nel proporre itinerari di partecipazione, di servizio agli ultimi e di attenzione al mondo.
Sullo sfondo di tutti questi temi c’è il vissuto scolastico: la scelta dello studio va presentata soprattutto in termini di valorizzazione dei propri talenti per la costruzione di una società più bella e giusta; e la propria scuola deve diventare la prima vera palestra di partecipazione e di servizio agli altri, per sviluppare un autentico senso di cittadinanza.
Nel vissuto dei giovani, invece, prioritario appare il tema del progetto di vita, inteso in senso vocazionale. Quali scelte per il mio domani? In base a quali elementi? Come fare unità nella mia vita di tutte le esperienze che vivo? Il contesto di profonda confusione socio-economica non aiuta, e anzi spesso porta a compiere scelte apparentemente più fruttuose. Il cuore di una rinnovata cura educativa verso i giovani è nell’aiutarli al discernimento, come prassi laica e di fede per affrontare con pienezza la vita.
Estremamente importante è anche fornire ai giovani strumenti per interpretare la politica, la cultura, l’economia. La sfida è quella di formare giovani che sappiano portare una testimonianza cristiana significativa, declinando in azioni concrete il rispetto dei quattro pilastri della Dottrina Sociale della Chiesa: dignità e centralità della persona, solidarietà, sussidiarietà e bene comune. L’appello di Benedetto XVI a Cagliari per una “nuova generazione di laici” che sappia evangelizzare questi ambienti richiede il confluire di tutte le agenzie educative, università in testa, perché ai giovani vengano date le vere competenze umane e professionali per costruire un futuro diverso.
Altra priorità è l’educazione ai propri diritti e a quelli degli altri, specie nel campo del lavoro, e alla partecipazione attiva alla vita dei propri territori, come esercizio di laicità quotidiana. Proprio dei giovani è anche questa apertura al mondo, al senso della scoperta: questo ci spinge ad essere più coraggiosi nella proposta di percorsi formativi che guardino oltre il proprio naso. Come giovani siamo chiamati a dare una testimonianza nel mondo che sia segno dell’amore di Dio, stando attenti a non confondere per carità ciò che è dovuto per giustizia: “vi riconosceranno da come vi amerete” (Gv 13,35).
In questo cammino di testimonianza possiamo farci orientare dalle quattro parole che Giovanni Paolo II consegnò al Corpo diplomatico il 10 gennaio 2005 come le quattro sfide ancora aperte per l’umanità: garantire a tutti gli uomini vita, pane, pace, libertà.
Evidentemente trasversale a tutte queste priorità, sia per i giovani sia per i giovanissimi, è la famiglia. Un’attenzione che si declina in tanti modi: per i giovanissimi è soprattutto l’attenzione a che in famiglia avverta un affetto concreto; per i giovani è l’attenzione alla costruzione di un progetto di vita che lo conduca all’età adulta, è l’attenzione al fidanzamento come condizione importante del presente, e non solo in chiave futura.
A queste sfide educative l’Ac si presenta con un patrimonio ampio: già di per sé sono educative la scelta della formazione ordinaria, della vita associativa (con i suoi aspetti democratici e intergenerazionali) e della vita di gruppo. Ma lo sono anche i tanti e diversi percorsi di educazione al servizio. La dimensione internazionale, che educa ad una cittadinanza globale e solidale, che sappia accettare la diversità (altra sfida educativa non di poco rilievo per i giovani e per tutti). Il rinnovato sforzo per il bene comune, a tutti i livelli. La cura perché la vita associativa sia un’esperienza che abbia il sapore di famiglia e sappia coinvolgere le famiglie.