Costruire ponti
Alan Sokal, “Trasgredire le frontiere: verso un’ermeneutica trasformativa della gravità quantistica”, in “Social Text” (1996). Un dotto articolo su di una prestigiosa rivista. Un noto professore universitario statunitense. Ma anche una presa in giro. L’articolo era del tutto – e volutamente – insensato. Ma nessuno se ne era accorto.
Adesso vedi anche Corinne Maier, Intellettualoidi di tutto il mondo unitevi!, Bompiani, 2007. l’autrice ha buon gioco nel prendere in giro il linguaggio inutilmente complicato e pomposo di molti pseudointellettuali da salotto, specialmente francesi. Ha ragione, beninteso. Ma il problema verò è che siamo pieni di buzzwords, non solo nella sottolingua di Roland Barthes o di Girard Genette, ma anche nelle manie linguistiche dei manager, del marketing, del giornalismo, della scuola, della sociologia…
Allo stesso tempo non vorremmo correre il rischio opposto: dare ragione a quanti sostengono che tutto ciò che non è dicibile in un linguaggio formalizzato, in espressioni quantitative, secondo regole predeterminate, sia semplicemente da buttare via. Costoro hanno in realtà molte buone ragioni (Sokal e Maier sono giustamente testimoni a loro favore), ma non hanno ragione.
Si racconta che Allah creò la terra perfettamente piana, ma il diavolo per invidia creò, graffiandola, le valli e i monti, così che gli uomini fossero divisi. Allora Allah inviò i propri angeli che stesero le ali affinché gli uomini potessero passarvi sopra, ricostituendo così la comunicazione. Bombardare un ponte è dunque il peggiore dei peccati. Alen Custovic, di Mostar, ha scritto Eloi Eloi (Mondadori), un libro dei Ponti.
Anselmo Grotti
www.unisi.it/grotti
25 agosto 2009 alle 08:10
Io ho letto il libro di Custovic, è profondamente emozionante. Sì, è un libro sui “ponti”, cioè mirato a unire dove il mondo pensa a disgregare attraverso l’ignoranza. E’ un romanzo pieno di contenuti e scritto con stile sapiente. Lo consiglio senz’altro.