Associazioni sempre più in dialogo
Intervista a Franco Pasquali (Segretario Generale Coldiretti e Coordinatore Retinopera)
Perché oggi viviamo in una situazione di difficoltà, di “emergenza educativa”, per dirla con le parole di Benedetto XVI? Su cosa punta in particolare l’impegno educativo della sua associazione?
Lo scrittore inglese H.G. Welles, a conclusione della sua Storia del mondo, sostiene, in maniera sicuramente un po’ drastica che “l’epoca contemporanea è una corsa drammatica tra catastrofe ed educazione”. Forse parlare di catastrofe è un po’ eccessivo, ma è indubbio che oggi occorre far fronte a quella “emergenza educativa” cui ha fatto riferimento Papa Benedetto XVI. Lo sforzo educativo deve riguardare tutte le componenti della società e ognuno di noi, in quanto uomini o in quanto associazioni, ha uno spazio educativo importante da gestire per trasmettere quelle certezze e quei valori fondamentali che oggi si tende a sottovalutare, per infondere ancora, da una generazione all’altra, qualcosa di valido, regole di comportamento e obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita.
Coldiretti, forza sociale che rappresenta le imprese agricole e valorizza l’agricoltura come risorsa economica, umana e ambientale, ha una peculiare caratteristica: quella di associare sia imprese che persone, per cui opera in base alla duplice attenzione di sviluppare e formare i due soggetti che troviamo nella nostra compagine sociale. Fulcro e centro dell’azione di Coldiretti per far crescere l’impresa è la persona. Operiamo quindi per creare una capacità di lettura, da parte dei nostri associati, del contesto in cui sono chiamati ad operare, per cercare di valorizzare la responsabilità della persona nel fare impresa, per far crescere la coesione delle persone nell’ambito di una comunità, per sviluppare il rapporto con il territorio in cui si opera. Ma curiamo anche l’aspetto volto a fornire una visione che sappia leggere le dinamiche generali non solo a livello di Paese, ma anche a livello internazionale, da quelle del mercato aperto, a quelle climatiche a quelle migratorie.
Anche in occasione della nostra recente Convention al Palalottomatica di Roma, Coldiretti ha confermato l’impegno di cercare di creare una distintività dei prodotti del nostro Paese, in quanto realizzati da imprese che vedono quale momento centrale della loro attività l’uomo e la famiglia. Proprio per tale motivo stiamo proponendo una riconoscibilità dei prodotti legata al territorio in cui vengono realizzati, anche con l’obiettivo di instaurare tra chi produce e chi consuma un rapporto più diretto. Questo richiede tutta un’azione di formazione e di conoscenza che noi abbiamo cercato di interpretare non solo con i tradizionali momenti formativi tipici dell’istituto di formazione, ma anche mettendo in campo nuove articolazioni.
E’ questo lo spirito alla base della costituzione della “Fondazione Campagna Amica” che vuole rappresentare un contenitore importante e un motore di aggregazione di diverse istanze, producendo informazione e servizi alla persona, alle associazioni, ai cittadini, ai consumatori e ai produttori agricoli. La Fondazione si muove nell’ottica di tutelare gli interessi di cittadini, consumatori, produttori agricoli intorno ai temi dell’ambiente e del territorio, della qualità dei consumi e degli stili di vita. Tutti temi che trovano nella valorizzazione della campagna e dello sviluppo rurale un elemento di grande rilevanza strategica per tutto il paese.
Ma Coldiretti ha anche iniziato a educare alle nuove tecnologie per garantire formazione ai suoi associati e una corretta informazione al mondo esterno. Un’attività affidata anche al sito web, costantemente aggiornato, e al giornale telematico “Il Punto” nel quale non manca la voce di chi ci ricorda l’ispirazione di Coldiretti alla dottrina cristiano-sociale della Chiesa.
La peculiarità che noi possiamo rivestire nell’associazionismo italiano, rappresentando imprese e persone, è quello di un contributo originale ad un reale impegno educativo. Impegno che possiamo anche ritrovare nella partecipazione associativa che giorno per giorno vede coinvolte circa 10.000 persone con funzioni di rappresentanti, dal livello nazionale a quello territoriale, al servizio di un milione e mezzo di nostri associati.
In “Rigenera”, un’esperienza formativa che ha coinvolto oltre 20.000 imprenditori, ha suscitato notevole interesse l’inserimento, nei momenti formativi, dei principi della dottrina sociale della Chiesa, che si è tradotto anche in alcune proposte concrete. E’ anche con queste proposte formative che noi riteniamo debba intervenire una forza di rappresentanza “vasta”, quale la Coldiretti, per dare un contributo fattivo all’ “emergenza educativa”.
La prospettiva sociale della sfida educativa, il suo obiettivo, è sicuramente la costruzione del bene comune. Cos’è per voi oggi il bene comune?
Per noi oggi il bene comune è innanzitutto il rispetto dell’identità di ogni singola persona, in tutto l’arco della sua vita, dal concepimento alla morte. Bene comune è permettere alle persone una vita dignitosa, quindi creare anche sensibilità e azioni di convivenza sia intragenerazionali che nel nostro ambito di lavoro. Non è difficile notare come la nostra impresa agricola familiare sia oggi multifunzionale e in grado di guardare a nuove sfide dove possono effettivamente coniugarsi sensibilità etico civili, l’attenzione all’ambiente, l’attenzione al buon prodotto, la visione di un corretto rapporto con il mercato, il prezzo giusto e trasparente. Coniugare gli interessi di chi consuma con quelli di chi produce è il nostro obiettivo ed è per questo che ci siamo lanciati dell’esperienza della “filiera corta”, o meglio di una “filiera agricola tutta italiana”, con la quale viene rafforzato il nostro “patto” di crescita con i cittadini, fondato sulla qualità, sulla sicurezza, sulla conservazione della bellezza dei luoghi, un patto con il quale si possa porre rimedio all’ingiustizia di una inadeguata remunerazione e considerazione dei produttori e di una insufficiente trasparenza del prezzo a tutela dei consumatori.
Ma il “bene comune” è anche quello della diffusa cultura dell’accoglienza che si riscontra nelle nostre campagne, della capacità di stare con l’immigrato che viene da lontano e che cerca un lavoro nel nostro Paese. E’ noto che il settore agricolo utilizza molta manodopera comunitaria, specialmente negli importanti momenti della raccolta delle produzioni agricole o nel supporto alle attività zootecniche. Il nostro impegno è quindi quello di stimolare la capacità di creare un buon lavoro trasparente, identificabile per tutti i lavoratori, ma anche con una particolare attenzione e il necessario rispetto per chi ha lasciato il paese d’origine e si trova ad operare nei nostri territori.
Quale contributo invece vi aspettate dall’Azione Cattolica sia per quanto riguarda il compito educativo che per quello della costruzione del bene comune?
Chiediamo all’Azione Cattolica, la cui attività è sempre stata caratterizzata da un impegno formativo importante e qualificato, di adoperarsi sempre più per fare da stimolo e da collante tra le varie realtà associative del nostro Paese ed anche con la nostra che, rappresentando imprese e persone, ha un vissuto caratteristico e peculiare. È nostra convinzione che una “contaminazione“ reciproca possa contribuire a creare un momento più alto dell’associazionismo cattolico e ad interpretare la nuova condizione dei cristiani nel mondo di oggi, per poter comunicare il Vangelo in forme nuove, ma sempre autentiche ed efficaci. Quale coordinatore di Retinopera, Associazione nazionale promossa da cattolici italiani, impegnati nell’associazionismo, nel sindacato, nel volontariato, nella cooperazione e in altre istituzioni sociali, civili ed economiche, cui aderisce anche l’Azione Cattolica, devo riscontrare con soddisfazione il contributo che l’A.C. sta dando anche nei momenti complessi, di secondo livello, dell’associazionismo nel sottolineare quei valori che ci aiuteranno ad essere attori nel costruire un nuovo umanesimo.