30 anni di “futuri”
La cura educativa verso i bambini e i ragazzi dell’AC passa anche attraverso una qualificazione degli educatori e dei responsabili dell’ACR. Da questo assunto di fondo, circa 30 anni fa i responsabili ACR della diocesi di Torino decisero di programmare un campo-scuola per quei giovani che volevano diventare educatori di gruppi ACR.
Seppur cambiato e adattato nel tempo il “campo futuri educatori ACR”, da anni aperto alla partecipazione dei ragazzi di tutta la regione conciliare Piemonte e Valle d’Aosta, rappresenta uno dei momenti associativi più forti per coloro che vogliono iniziare un servizio educativo.
E’ un campo forte e impegnativo, sia per le tempistiche che per i contenuti, impostato in modo da stravolgere le attese di chi vi partecipa: con un percorso di 7 giorni si parte dalle motivazioni personali, per confrontarle con ciò che la Chiesa e il Concilio dicono della missione dei laici, per arrivare alla scoperta del mondo dei ragazzi e alla conoscenza degli itinerari formativi e infine delle tecniche di animazione. Il tutto legato da un percorso liturgico che si snoda nei momenti della liturgia delle ore e in una giornata di spiritualità.
Uno dei punti di forza del campo-scuola è certamente la sua impostazione esperienziale: ogni momento della giornata è utile alla luce di ciò che i ragazzi vivranno e chiederanno ai loro educatori. Ogni gioco, ogni tecnica usata nei momenti assembleari, ogni momento di preghiera fanno vivere un modo diverso di giocare, lavorare o pregare, che negli ultimi giorni del campo viene ripreso e commentato.
Il campo è un impegno forte anche per l’equipe che lo gestisce, visto il lavoro su tutti i fronti per un’intera settimana, eppure chi vi ha partecipato lo ricorda in genere come un bell’esercizio di “stile associativo”.
La necessità di modificare in parte la struttura del campo negli ultimi anni alla luce del Progetto Formativo e di Sentieri di Speranza, ci ha suggerito alcuni accorgimenti che si possono estendere a tutte le altre esperienze formative proposte dall’associazione.
Il primo è certamente quello di insistere su esperienze che puntino a obiettivi alti. La formazione associativa deve avere al centro Cristo e la Chiesa e porre le tecniche di animazione nella giusta prospettiva di strumento per la realizzazione di un progetto.
Inoltre, ciò che si è constatato negli ultimi anni è che la giornata sull’AC diventa spesso una giornata di scoperta di aspetti dell’associazione poco conosciuti e talvolta poco vissuti all’interno dei gruppi di appartenenza.
Infine, ogni anno il campo è la constatazione di come la cura educativa passi attraverso la costruzione di un “ambiente” in cui si respira lo stile di impegno, di fatica, di preghiera, più che attraverso molte parole o tecnicismi. Questo richiede un’attenzione forte alla costruzione delle giornate, ai volti e agli stati d’animo di ognuno dei partecipanti. Insomma una cura dei dettagli che fa la differenza tra una proposta formativa e una bella esperienza di crescita.
Un’ultima considerazione, che sembra importante anche per una più generale riflessione sulla formazione degli educatori, è che la consapevolezza del ruolo educativo non è un processo on-off, ma il frutto di un percorso. Per i ragazzi che vi partecipano e che hanno già avuto esperienze di animazione negli oratori, alle estate-ragazzi o come aiuto educatori dei gruppi, momenti forti di questo tipo assumono ancor più valore, perché diventano momenti di rilettura di un’esperienza, non solo una teoria, da scoprire in futuro.
* Consigliere Nazionale ACR