Voci da Tornimparte
di Marco Iasevoli
In undici siamo stati a Tornimparte la domenica di Pasqua e il lunedì in albis. Riporto le mie sensazioni date dall’incontro con le famiglie nella tendopoli di Palombaia e con don Danilo Priori, assistente diocesano de L’Aquila. Nel gruppetto c’erano Claudio Guarnaccia e Francesco Biguzzi, incaricati regionali dei Giovani di Campania e Emilia-Romagna.
Per gli sfollati ogni giorno ha le sue domande. Girando tra le tende del campo di Palombaia, che raccoglie la gente di Tornimparte, emerge come una progressione di interrogativi e dubbi. Nelle prime ore dopo il sisma, raccontano le persone incontrate, ciascuno si chiedeva: “Sono davvero vivo? E perché?”. E poi, a cascata: “Sono vivi i miei cari? Sono vivi i miei amici?”. Poi, nei giorni immediatamente successivi, a questa domanda se n’è aggiunta un’altra: “Come sta la mia casa? Potrò rientrarci un giorno? E quando?”.
Il funerale di venerdì è stato per molti come una sorta di spartiacque psicologico. Si è tornato, per quanto possibile, a pensare all’ordinario. Nei due giorni in cui siamo stati in Abruzzo, dunque, le domande diventavano sempre più complesse e articolate. “Riprenderà la mia vita di sempre? E quando? Potrò continuare l’università? Potrò dare l’esame che avevo preparato? Tornerò al lavoro? Dove? Mi sposteranno? Quando riprenderanno ad andare a scuola i miei figli?”. Domande talmente avvolte dalla nube dell’incertezza che quasi gli adulti sono costretti a scacciarle via, per poi riprenderle una alla volta. Anche i bambini hanno sete di normalità. Manca il gioco, manca l’intimità con i genitori, manca la classe, manca l’incontro di catechismo.
In questo clima gli anziani tornano un riferimento indispensabile: la loro saggezza, spesso accantonata, torna irrinunciabile per tutti; la loro pazienza guida le comunità; il loro senso di affidamento al Signore riconsegna la fede. Se avessero gambe forti a sostenerli sarebbero loro a girare tenda per tenda a portare parole di conforto.
Se alle richieste essenziali, riguardanti la cura della vita, la fame, la sete e un posto per dormire si è data pronta risposta, per soddisfare queste esigenze più articolate, che col tempo peseranno come un macigno sull’umore delle persone, occorrerà un tempo ora indefinibile. E’ in questo tempo indefinibile che si dovrà organizzare la fedeltà al popolo abruzzese, è la compagnia al tempo dell’attesa e dell’incertezza il grande e prezioso servizio che si potrà rendere. Una sensazione suffragata anche dall’incontro con gli uomini della Protezione civile e con la Caritas nazionale e locale.
In questa direzione si stanno muovendo già i parroci. Prossimi che più prossimi non si può, ascoltano tutti, tutti convocano, mettono in rete mezzi e risorse delle popolazioni locali. In una parola ricostruiscono la comunità. Ma hanno, e avranno, bisogno di grande aiuto. Anche loro sono provati. Don Danilo Priori, parroco di Tornimparte, dove siamo stati in questi giorni, ha un mal di testa permanente, frutto di notti insonni, vento, freddo, spostamenti continui.
Il nostro gruppetto, nei due giorni in Abruzzo, ha animato le messe pasquali e del lunedì in albis a Palombaia e nel campo di Sant’Elia, e ha animato la domenica pomeriggio dei bambini di Tornimparte. Lunedì mattina, invece, un sottogruppo ha aiutato don Mauro Ossù a svuotare la sua parrocchia, totalmente sventrata, di tutti gli arredi sacri: paramenti, via crucis, organo, la grande croce in legno affianco all’altare. C’erano anche le pubblicazioni di matrimonio, per fortuna ancora intatte. Ricordiamo con commozione il sorriso triste con il quale don Mauro ha “salutato” la sua parrocchia e si è trasferito in roulotte.
Abbiamo dormito in una piccola tendopoli non totalmente utilizzata, ricevendo dalla popolazione locale un’accoglienza commovente. Nella notte abbiamo sentito solo una piccola scossa: in realtà ce ne sono state di più, e la gente del posto le ha sentite tutte, spesso confondendole con la forza impietosa del vento e della pioggia. E’ questo l’effetto di una paura permanente.
L’esperienza a Tornimparte non è ovviamente esaustiva dell’intera situazione in Abruzzo. Dove siamo stati le case sono tutte in piedi e si attendevano con ansia le perizie di agibilità. Già a Sant’Elia, dove gli effetti del sisma sono più evidenti, la situazione è molto diversa, e il contatto con le persone, che hanno perso casa e affetti, è molto più complesso. Il fattore comune è nell’abbondanza di viveri e indumenti, e nella massiccia presenza di realtà assistenziali istituzionali, laiche e cattoliche. Ma, come detto, occorre cominciare a pensare al compito più lungo e difficile: la vicinanza umana costante e sincera.
I primi passi dell’Ac regionale dell’Abruzzo-Molise, delle associazioni diocesane vicine e di tutta l’Ac nazionale vanno, senza esitazioni, tutti in questa direzione.