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Per una spiritualità incarnata

di Giovanni Morelli

«Ri-diamoci una regolata»: i giovani di Azione Cattolica di tutta Italia si sono fatti reciprocamente questo invito. L’occasione è stata data dal seminario “A regola d’arte” sulla regola di vita spirituale, organizzato dal Settore Giovani e tenutosi a Roma, alla Domus Pacis il 28 e 29 marzo scorsi.

È necessario, oggi più che mai, che i giovani cristiani riprendano in mano, seriamente la loro esistenza, si diano delle regole da seguire perché fede e vita non siano due dimensioni antitetiche e inconciliabili, bensì le facce di una stessa medaglia.

Tra gli obiettivi del seminario vi era, in primo luogo, il desiderio di una riflessione più approfondita sulla spiritualità del giovane e, aspetto non meno importante, la condivisione delle bozze sugli appunti con le équipe diocesane.

Sono trascorsi, infatti, dieci anni da quando vennero pubblicati i primi «appunti per una regola di vita» dei giovani: Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore, e dei giovanissimi: La vela grande. Una delle priorità del Settore Giovani nazionale in questo primo anno del triennio dedicato alla santità era proprio quella di rimettere mano agli appunti sulla regola. E il seminario ha rappresentato, in tal senso, una tappa significativa.

Lo stile del giovane di AC, dai tempi del motto «preghiera, azione e sacrificio» della GIAC ad oggi, dunque, non è cambiato. Ora però è mutato il contesto sociale: è indispensabile vivere una spiritualità incarnata che rifugga il puro spiritismo o il vago spiritualismo, ma sia fondata invece sulle relazioni quotidiane. Gli appunti sono per ciò stesso indicazioni utili, una bussola per aiutare nella rotta, non delle regole vere e proprie, perché quelle se le darà direttamente il giovane e il giovanissimo con l’aiuto di una guida spirituale autorevole.

Il seminario è stata l’occasione per ascoltare dalla viva voce di un giovane come Luca di Bologna, di una giovanissima come Laura di Vicenza e di un educatore come Massimiliano di Albano Laziale, che oggi, al di là delle distrazioni del mondo e del proprio limite, sia possibile e proponibile una vita concreta nella quale preghiera lettura e formazione personale devono essere parte integrante del vivere quotidiano.

Don Erio Castellucci, preside della facoltà teologica dell’Emilia Romagna, ha messo in guardia i giovani presenti a non trascurare l’altra dimensione del nostro essere, il corpo, che per dirla con San Paolo nella prima Lettera ai Corinzi, «è tempio dello Spirito». Esso è il luogo che ospita il divino: «anche il figlio di Dio è stato accolto in un corpo», ha rimarcato don Castellucci, dunque occorre avere molto rispetto per la propria corporeità. Corpo e anima sono due espressioni complementari del nostro essere. Con un’espressione molto bella il relatore ha definito il corpo «il diario della nostra vita».

E, richiamando l’anno darwiniano e galileiano, ha incoraggiato i giovani: la vita spirituale, che non è un dato acquisito una volta per tutte ma è in una continua evoluzione, può essere paragonata al cannocchiale che permette di vedere in profondità le cose non visibili ad occhio nudo.

Preghiera, azione e sacrificio; preghiera, comunione, discernimento; pregare, condividere, testimoniare: cambiano i termini, la sostanza rimane la stessa: l’impegno a costruire ogni giorno una vita secondo lo Spirito, una vita santa.

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