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La cultura del dare

Intervista a Paolo Loriga, Movimento dei Focolari

“L’emergenza educativa è una grande questione del nostro tempo, anche perché sta avvenendo una scissione nell’ambito delle persone: si va perdendo la memoria e tutta la ricchezza del passato che ci consente di leggere il presente e di leggere anche i segni dei tempi in una prospettiva futura”.

Paolo Loriga, esponente dei Focolari, spiega così i motivi che rendono la questione educativa una vera e propria emergenza, ma alla luce di questa analisi qual è l’impegno del Movimento?

Quello che contraddistingue la nostra esperienza educativa è prima di tutto un’esperienza di comunità, cioè un travaso costante tra generazioni, un dialogo permanente dove i bambini gli adolescenti e i giovani convivono e dialogano con gli adulti impegnati in più ambiti (in quello politico, in quello sociale, in quello economico….) e fanno un’esperienza diretta, viva e dunque fortemente educativa di quello che è lavorare per il bene comune. Bene comune che non è un concetto ma è la prospettiva in cui si muove ciascuno dei membri della comunità nel suo vissuto quotidiano.

E questo in concreto cosa comporta?

Comporta scelte e implica decisioni costanti. E’ necessario avere un bagaglio culturale, una griglia critica, che consente di liberarsi dalla cultura dominante – che è fatta dall’avere, che è fatta da un ego sovradimensionato – per aprirsi ad una realtà della donazione, alla cultura del dare. Significa avere sempre più attenzione verso l’altro, chiunque egli sia, il dialogo deve essere insieme metodo e cultura. Per esempio noi sottolineiamo in maniera molto forte il valore del dialogo ecumenico e di quello interreligioso, li consideriamo elementi costitutivi della costruzione della città dell’uomo oggi.

Quale contributo vi aspettate invece dall’Azione Cattolica proprio sul versante dell’educazione e della costruzione del bene comune?

L’Azione Cattolica ha svolto e svolge un ruolo preziosissimo ad incominciare dalla sua storia: 140 anni non sono un battito di ciglia. È un’esperienza straordinariamente lunga e straordinariamente ricca. Quanti dirigenti al Paese, intendendo l’Italia ma anche in altri Paesi, ha offerto l’Azione Cattolica in questi 140 anni! Quanto è maturato il laicato come consapevolezza, come ruolo nell’ambito ecclesiale e anche nell’ambito civile grazie al cammino formativo dell’Azione Cattolica!

Oggi l’Azione Cattolica ricca di questa storia, ma ricca anche dell’esperienza di Loreto (dove Giovanni Paolo II le ha affidato un nuovo trinomio: contemplazione, comunione e missione) è in grado di continuare a dare un contributo importantissimo per il futuro.

E visto che, sempre Papa Wojtyla nel ’98, ha aperto questa dimensione così importante dei Movimenti e delle Comunità ecclesiali sotto il profilo della carismaticità vera e propria, ecco che nella realtà ecclesiale italiana e internazionale esiste un quadro ricco di soggetti. In questo quadro l’Azione Cattolica ha un patrimonio importantissimo da portare, e tutto questo anche attraverso una collaborazione tra associazioni e movimenti che giorno dopo giorno diventa sempre più stretta e piena di iniziative comuni. Se queste collaborazioni mancassero diventeremmo tutti più poveri.

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