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Ci fu un terremoto anche la mattina della prima e definitiva Pasqua

di Domenico Sigalini

Il volto tragico di una città distrutta e di una comunità civile torturata dall’incertezza e dalla disperazione, dalla paura e dalla morte, si riempie in questi giorni di umana solidarietà, di dedizione coraggiosa e di speranza consolante. L’uomo è un amico e un sostegno; il cuore umano è fragile, ma sa scavare dal suo interno il cuore buono che Dio gli ha scritto dentro fin dalla creazione. Il risveglio al mattino fuori dalla propria casa, in tenda, con un dolore insopportabile, con la solitudine per gli strappi improvvisi e crudeli dai propri cari, rimasti sotto le macerie, può contare sulla nostra partecipazione, la nostra preghiera, il nostro umano sentire. Vorremmo tutti essere lì a condividere, a pregare, a cantare con i bambini ancora canzoni di gioia, a dire ai giovani che lo studio va ripreso con forza, che l’università deve rinascere, che la casa dello studente deve vivere di nuovo e ospitare vite sicure e sogni di futuro.

Vorremmo essere lì per leggere assieme nel vangelo di un altro terremoto, quello che udirono sotto la croce i pochi rimasti ad accompagnare al supplizio della croce l’indifeso, il sanguinante, il torturato Gesù. Possibile che tutto sia finito così? Che le speranze siano state barattate con banali previsioni sbagliate, con esiti distruttivi della vita? Questo ultimo terremoto che viene a chiudere la vita di Gesù è la conferma della disperazione dell’umanità o è un invito ad andare ancora più in profondità?

Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio! “.

Il centurione ha risposto con la fede e noi pure ci vogliamo aiutare gli uni gli altri a sorreggere la nostra fede in Dio, nella sua bontà infinita in quella alleanza che non tronca mai. Non ci permetteremo mai di dubitarne.

Ma c’è un altro terremoto ancora più definitivo che ci toglie da ogni disperazione. Ne parla ancora il vangelo:

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.

Questo terremoto ci consola, questo terremoto vogliamo chiedere a Dio. E’ il terremoto della vita che dà inizio alla costruzione di un nuovo mondo, che noi vogliamo augurare a tutti, che imploreremo con forza da Dio per tutti i martoriati di questa immane tragedia, di questo terremoto che ancora non conosce quello della risurrezione.

O Dio,

stanotte abbiamo avuto paura,

stanotte abbiamo visto la nostra estrema fragilità

stanotte sono state strappate vite ai nostri affetti

stanotte siamo rimasti impietriti dall’impotenza

stanotte la nostra casa non era più il rifugio per la nostra intimità

stanotte abbiamo gridato di paura

stanotte siamo stati risparmiati.

Ricordati di noi Signore

Non guardare la nostra superbia

Accogli tra le tue braccia i nostri fratelli rimasti sotto le macerie

I nostri giovani cui sono stati distrutti i sogni

I bambini che non siamo stati capaci di difendere

Dacci un segno che il tuo amore non ci abbandona

Facci nascere nel cuore solidarietà

Non ci abbandonare a noi stessi

Ascolta le suppliche che nostra madre Maria ti rivolge per noi

Sii sempre tu la nostra forza

Avvolgici nella tua risurrezione

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