Universale – Particolare
giovedì 30 aprile 2009Universale – Particolare
(Dimensione sociale della Persona – Pluralismo – Democrazia)
a cura del Gruppo di ricerca antropologica
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«Il principio attivo supremo, base della persona, è informato dal lume della ragione, dal quale riceve la norma della giustizia: egli è propriamente la facoltà delle cose lecite. Ma poiché la dignità del lume della ragione (essere ideale) è infinita, perciò niente può stare sopra al principio personale, niente può stare sopra a quel principio che opera di sua natura dietro un maestro e signore di dignità infinita; quindi viene, ch’egli è principio naturalmente supremo, di maniera che niuno ha diritto di comandare a quello che sta ai comandi dell’infinito. Se dunque la persona è attività suprema per natura sua, egli è manifesto che si dee trovare nell’altre persone il dovere morale corrispondente di non lederla, di non fare pure un pensiero, un tentativo volto ad offenderla o sottometterla, spogliandola della sua supremazia naturale, come si scorge applicando il principio morale da noi stabilito di riconoscere praticamente le cose per quello che sono. Dunque la persona ha nella sua natura stessa tutti i costitutivi del diritto: essa è dunque il diritto sussistente, l’essenza del diritto»
(A. Rosmini, Filosofia del diritto, a cura di R. Orecchia, vol. I, Cedam, Padova 1967, n. 52, p. 192)
«Il continuo pericolo di tutto questo, che pesa su un numero sempre maggiore di individui contemporanei, contribuisce sempre più a far perdere all’individuo l’abitudine della sua individualità, a persuaderlo che egli non è che una serie di necessità momentanee, una semplice e dolorosa apparizione di bisogni, di necessità, di avidità, e lo porta sempre più a disperdersi nei suoi atti, ad abbandonarsi sempre più alle oscillazioni informi delle masse» (p. 139) «La massa è l’insieme degli individui disponibili, i quali rendono possibili tutti i regimi, che, ognuno con i modi più vari, dispongono di questi individui vuoti (p. 153) «Questo povero trascurabile impercettibile individuo, che alla fine è e resta il soggetto di tutta la vita, e che anche e soprattutto con le sue privazioni negazioni e variazioni è l’autore inconsapevole di tutte le variazioni della storia» (p. 160)
(G. Capograssi, Incertezze sull’individuo, in ID., Incertezze sull’individuo, Giuffrè, Milano 1969, pp. 125-161, ma pure in AA.VV., Scritti di sociologia e politica in onore di L. Sturzo, Bologna 1953, pp. 255-291 e in G. Capograssi, Opere, Milano 1959, vol. V, pp. 429-470).
(Giuseppe Capograssi, filosofo del diritto, già redattore (ma non firmatario) del c.d. “Codice di Camaldoli”, è stato di recente presentato al Convegno di Verona del 2006 come “Testimone” per la regione ecclesiastica «Abruzzo-Molise».)
Se è vero che esiste una società solo se riconosciamo in un certo ambiente/territorio alcune relazioni inter-soggettive stabili (parentali, lavorative, ecclesiali, amicali, vocazionali) che si intersecano (più o meno spontaneamente) tra loro, è anche vero che il presupposto di queste relazioni sono proprio i singoli soggetti che le costituiscono: gli individui.
Sappiamo inoltre che proprio perché “in relazione” l’individuo si realizza compiutamente nella “persona”.
Il pulsare dell’esperienza quotidiana ci mostra, però, dei rapporti non sempre permeati dal “bene” e talvolta proprio queste connessioni tra individui vengono subite come dei “mali” (magari necessari, ma pur sempre “mali”). Questa realtà concreta, se è vero che costituisce da sempre l’espressione dell’incontro tra il singolo e il suo vivere in società., pare oggi accentuata dalla dimensione pluriculturale che stimola rapporti tra diversità individuali più consistenti.
Lo scarto che il beato Rosmini coglie in questo dinamismo tra bene/male nei rapporti umani consiste nella consapevolezza che queste relazioni hanno bisogno di “regole” per poter essere accolte in tutta la loro ricchezza. Regole chiamate a riconoscere il rispetto di doveri e diritti. Doveri e diritti che spesso però vengono oggi attribuiti non all’individuo, ma al “gruppo”, alla “massa” o, meglio, alla “lobby”, in un intersecarsi di valori e interessi diversi e talvolta incompatibili.
Ecco che la proposta del filosofo roveretano può risplendere anche oggi per la sua universalità: al centro di queste “regole” deve essere posta la “persona” che è il “diritto sussistente” su cui fondare la società. Troviamo così una prospettiva che pone al centro non tanto la “pretesa” di oggettii/interessi da rivendicare in una continua lotta tra “parti”, quanto il “rispetto” della persona nella sua singolarità, particolarità, unicità.
Fra gli autori contemporanei che hanno proseguito questa riflessione troviamo Capograssi che nelle sue opere meno sistematiche (e più brevi) si interroga sull’ambiguità antropologica tra la dimensione “privata” della libertà e quella “pubblica” della responsabilità.
L’analisi, ancor oggi doverosa, verte sul riconoscimento di quanto la “massa” abbia assorbito la volontà e l’intelligenza dell’individuo contemporaneo, privandolo così della libertà e della responsabilità del proprio agire. Una analisi urgente che le parole di Rosmini e Capograssi sottolineano in modo incisivo e diretto offrendo un orizzonte che collega dimensione “particolare” e “universale” della persona, primo centro di relazioni, diritti e doveri, vero perno della comunità politica.
Da ultimo, le riflessioni di Capograssi offrono anche il fondamento alla concreta esperienza concreta dell’uomo comune il quale, insufficiente nella sua individualità, rischia però di essere quotidianamente soffocato dalla “massa” (nella propaganda politica, nella pubblicità degli averi, nella relatività del vero) che gli preclude una partecipazione effettiva alla comunità. E così dalla negazione dell’individualità di ciascuna persona è possibile dedurre anche una critica agli odierni regimi democratici, troppo spesso legittimati dalla povero anonimato del numero e della massa, e non dalla “persona”, unico diritto sussistente.
Progetto Formativo ACI “Perché sia formato Cristo in voi”:
Cap. 4.2 “Nel mondo, ma non del mondo. Formare coscienze laicali per l’oggi”
Bibliografia
G. Capograssi, Analisi dell’esperienza comune, Athenaeum, Roma 1930;
Cfr. G. Capograssi, Riflessioni sull’autorità e la sua crisi [1921], Giuffrè, Milano 1977;
Cfr. G. Capograssi, Incertezze sull’individuo [1953], in ID., Incertezze sull’individuo, Giuffrè, Milano 1969, pp. 123-161).









