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Una nuova stagione per il lavoro

di Cristiano Nervegna

L’attuale situazione di crisi, che incide in modo forte nella vita di tanti lavoratori, rappresenta un’occasione unica di recuperare verità e senso nelle cose che sin’ora abbiamo fatto e detto, forse, troppo presi dalla routine.

Appare evidente, infatti, come sia più semplice, pur in questa situazione di difficoltà, dire quello che solo qualche mese fa sembrava impronunciabile perché meno allineato con le correnti di pensiero più diffuse e “sponsorizzate” dal sistema mediatico nazionale.

Innanzitutto nessuno riesce più a negare come questa crisi riproponga la centralità del lavoro anche perché sono proprio lavoratori e famiglie a pagare il prezzo più alto, senza alcuna responsabilità nei processi che hanno determinato l’attuale situazione. Contestualmente le snervanti polemiche su flessibilità/precarietà trovano, finalmente, un momento di verifica: vediamo con chiarezza l’effetto della legge 30 (legge Biagi) senza quel sistema di Welfare, tante volte annunciato e sempre rimandato a tempi migliori che, però, non sembrano arrivare. Come negare, ancora, una mancanza di visione della politica, legata ad un’impostazione che è la esclusiva risultante di equilibrismi impostati su rapporti di forza e su logiche di schieramento che, per responsabilità diffusa, annichilisce progettualità, innovazione e merito, relegando a volte il sindacato e l’associazionismo ad un ruolo meno incisivo rispetto alle proprie potenzialità. Come negare, infine, da cristiani, che non possiamo vivere in un mondo e in un Paese senza speranza: eppure questa è la condizione che ci sembra di vivere!

Apparentemente, però, queste conferme non bastano a generare il cambiamento necessario, serve altro! L’analisi deve guidare l’azione.

In questi termini si pone il Convegno, in occasione della Festa di S. Giuseppe, sulla rappresentanza del lavoro in tempo di crisi, che si tiene a Roma il 13 e 14 Marzo, promosso dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica.

Insieme a Coldiretti, ACLI, Movimento Cristiano Lavoratori, Compagnia delle Opere, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, Confcooperative, abbiamo pensato che non fosse più rimandabile il rafforzamento del rapporto tra associazioni per essere più incisivi nell’offrire, appunto, segnali di speranza. Che è venuto il momento di chiedere alla politica impegni precisi nell’ottica del bene comune, più che dell’interesse di parte. Che si possano proporre, attraverso un dialogo schietto con le Istituzioni, le idee e i progetti sui quali, insieme, investire risorse e capacità. Che si possa lavorare ad un sistema di “Welfare delle opportunità” e non dell’incertezza, come oggi appare, costruito su: lavoro, famiglia, giovani, reti sociali e formazione. Che la nostra capacità di animare e vivere i territori (Welfare Community) debba, se necessario, essere rivendicata!

Pensiamo, infine, che tutto questo sia logica conseguenza di quella Dottrina Sociale della Chiesa che, senza prendere qualche rischio in più, rischia di ridursi a semplice materia d’insegnamento. E questo, forse, è il rischio peggiore: la crisi che abbiamo vissuto e che non vogliamo più guardare passivamente.

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