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Un laboratorio diocesano per la formazione

di Roberto Pinardi (Presidente Diocesano AC di Imola) e Sabrina Zotti (Incaricato per la formazione AC di Imola)

La questione educativa è sempre stata fondamentale per la nostra associazione diocesana, tanto da inserire il servizio alla formazione come una delle priorità all’articolo 4 dell’Atto normativo diocesano. A convincerci di questa centralità è stata la visita che la presidenza e il consiglio diocesano hanno fatto a tutte le associazioni parrocchiali – si è svolta nel 2005 all’insegna dello slogan “Una scelta di vicinanza”.
Questo osservatorio “più diretto” ci ha permesso di rilevare una serie di “nodi”:
- parroci anziani o molto impegnati che faticano a seguire in prima persona i cammini di iniziazione cristiana;
- giovani che si allontanano dalla chiesa o, se non seguiti, iniziano percorsi “fai da te” che non responsabilizzano e non fanno crescere in una corretta dimensione ecclesiale;
- adulti che non trovano risposte adeguate alle domande di fede e di vita, che si allontanano o restano lontani oppure frequentano le nostre chiese come “spettatori”;
- la necessità dei consigli parrocchiali di Ac e dei gruppi educatori.
Abbiamo inoltre riconosciuto una importante risorsa: “coltivare” la dimensione diocesana garantisce associazioni e parrocchie più “solide”.

Le associazioni, in ambito parrocchiale, cercavano di fare fronte a questo panorama e a tutta la complessità del proprio servizio ecclesiale, con diverse iniziative formative, che portavano il segno di svariati limiti:
- passaggi di età (Acr/ giovanissimi /giovani/ adulti) poco curati;
- modesta formazione personale degli educatori, presente solo nelle realtà più organizzate;
- percorsi a volte improvvisati, poco “pensati” negli obiettivi;
- la proposta per famiglie e adulti poco incisiva e distante dalla vita;
- discontinuità nella presenza dei sacerdoti, che spesso non conoscono l’associazione;
- molti gruppi chiusi, poco aperti a percepire la dimensione diocesana della Chiesa e dell’AC.

Contestualmente alla visita alle parrocchie e provocati dal nuovo Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”, si è individuato un Incaricato diocesano per la formazione e il Consiglio diocesano ha definito un “progetto”. Il Laboratorio diocesano per la formazione (LdF) inizialmente è stato pensato come luogo:
- di studio del Progetto Formativo e di questioni educative in senso ampio;
- di riflessione sulla qualità formativa delle nostre esperienze associative;
- di elaborazione e sperimentazione di proposte;
- di cura degli educatori.

Da allora di fatto il Laboratorio diocesano per la Formazione ha seguito questa “traccia”, anche se principalmente il lavoro è stato rivolto alla formazione di educatori ed animatori. Ad oggi l’esperienza fatta e la riflessione sulla stessa hanno portato all’elaborazione di un progetto annuale composito, che si prende cura di loro nel tempo e a livelli diversi:
- un modulo di base per educatori nuovi e avviati;
- un incontro a cadenza trimestrale per lo studio delle guide e la programmazione delle attività;
- una Scuola Educatori Responsabili Animatori (S.E.R.A.) per riflettere e attivare processi attraverso la modalità del laboratorio con contenuti associativi, pedagogici, catechistici, ecc.

Qualificare, sostenere, integrare e motivare sono i quatto verbi che riassumono l’impegno verso gli educatori (per approfondire: Pierpaolo Triani, “La formazione dei responsabili educativi: una strada aperta”, in Nuova Responsabilità, n. 4, maggio 2006).
Per il prossimo futuro sarà importante, per l’accompagnamento degli educatori, il coinvolgimento dei presidenti parrocchiali, la ricerca di tutor per la formazione e la verifica sul reale funzionamento dei gruppi educatori.

Il Laboratorio in questi anni ha avuto un chiaro mandato della Presidenza ed ha sempre agito in piena sintonia con il Consiglio. Per questo motivo l’Incaricato per la formazione è cooptato in Presidenza ed il Laboratorio è composto da educatori membri del Consiglio diocesano e da persone con esperienza formativa, provenienti dai settori e dall’ACR. Nonostante questa chiara consapevolezza, non sempre la “macchina” del “chi decide” e “fa che cosa” è stata sufficientemente snella nel muoversi e su questo stiamo riflettendo. Faticoso è stato anche il tentativo di verificare alcuni nodi organizzativi e formativi riguardanti esperienze associative “storiche”, in quanto è difficile mettere in discussione pratiche consolidate, con tradizioni forti, come ad esempio quelle relative a campi scuola, ritiri, giornate di settore ecc.

A distanza di quattro anni dal suo avvio possiamo dire che il ruolo del Laboratorio diocesano per la formazione comincia ad essere compreso da tutti. E’ difficile dire cosa concretamente sia cambiato: probabilmente un certo atteggiamento più attento a pensare la formazione e ad avviare azioni caratterizzate da una maggiore intenzionalità formativa e questo per noi è già un passo importante.

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