Prenderci cura del creato
Non passa giorno senza che qualche giornale riporti qualche nuova inquietante “novità” a proposito del cambiamento climatico, delle sue conseguenze più o meno pericolose per l’ambiente e per l’uomo. I climatologi sono oramai pressoché unanimi nell’affermare che la Terra si sta scaldando: le serie storiche di misure da termometri, le misure indirette nei sedimenti marini, negli anelli degli alberi, nei coralli … tutto concorda nel rilevare un rapido aumento della temperatura media del pianeta (pari a circa 0,7-0,8 °C negli ultimi 100 anni).
Non si tratta del periodo più caldo della storia della Terra, ma del più rapido aumento mai osservato negli ultimi 100.000 anni, e sta provocando lo scioglimento dei ghiacciai alpini, l’aumento del livello del mare, lo scioglimento delle calotte polari, ad un ritmo mai registrato in precedenza. Gli ecosistemi naturali reagiscono con difficoltà a tale cambiamento, ma anche le popolazioni umane, in particolare nei paesi in via di sviluppo, stanno soffrendo le prime conseguenze di questo fenomeno.
Anche gli scenari previsti con l’uso di modelli climatici di circolazione globale sono inquietanti, con la previsione di un grave peggioramento delle condizioni del nostro pianeta in mancanza di interventi da parte dell’uomo: nella migliore delle ipotesi possiamo attenderci un aumento delle temperature globali di altri 1,8 °C entro la fine del XXI secolo, nella peggiore saranno oltre 4 °C in più (dati tratti dal rapporto IPCC 2007). Anche la distribuzione delle precipitazioni sul nostro pianeta è prevista cambiare in modo significativo, con la possibilità di vere e proprie migrazioni di persone e specie animali da luoghi divenuti rapidamente troppo aridi per sopravvivere verso altre terre. E anche in questo caso sarebbero proprio le Nazioni oggi più povere a sopportare il maggior peso dei cambiamenti climatici (rapporto UNEP 2008).
Di fronte a tale scenario come credenti dobbiamo porci delle domande, perché questo mondo, creato da Dio come meraviglia (“Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” Gen 1,31), è stato affidato alla cura di ciascuno di noi.
Mons. Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in un recente intervento sull’ambiente ha scritto: “All’origine della tensione, che si manifesta tanto a livello di sperequazioni e conflitti sociali, talora insanabili, quanto a livello di rapporto difficile con la natura, si può individuare la pretesa di esercitare un dominio incondizionato sulle cose da parte dell’uomo…
Il grande inquinamento delle idee, il primo grande e drammatico inquinamento che procede con l’uomo e si abbatte sulla natura, è l’inquinamento che c’è stato con questa idea di progresso di matrice illuministica nelle menti e nei cuori. Il primo processo di pulizia ambientale bisognerebbe farlo nella testa e nei cuori degli uomini…”
Troppo spesso la natura appare solo come uno strumento nelle mani dell’uomo, una realtà che egli deve costantemente manipolare con la tecnologia, nella convinzione errata che esiste una quantità illimitata di energie e di risorse da utilizzare e che gli effetti negativi della manipolazione dell’ordine naturale possano essere facilmente riassorbili… ma proprio i cambiamenti climatici, e l’inquinamento in generale, sono lì a ricordarci di quanto queste idee siano pericolose.
“Si è licenziato Dio, il Dio creatore e le cose non vengono più concepite come creatura.” (Mons. Crepaldi )
Ognuno di noi come uomo è responsabile verso l’ambiente comune di tutti gli uomini, quelli che vivono oggi e quelli che verranno in futuro. E’ giusto che pochi possano inquinare e sfruttare ciò che è di tutti? Che mondo trasmetteremo alle generazioni future?
I cambiamenti climatici possono farci riscoprire l’umiltà e la meraviglia nei confronti di questo mondo stupendo creato dal Signore. Saremo capaci di prenderci cura di esso, per noi e per i nostri figli? Sapremo “disinquinare” le nostre menti e i nostri cuori contro l’idea di poter possedere e sfruttare ogni cosa? Sapremo prenderci carico di questa responsabilità, insieme a tutte le persone di buona volontà che condividono la preoccupazione per il destino del nostro ambiente? Questa la nostra sfida, come cittadini e come credenti.
*socio ACI, meteorologo