L’uomo, questo sconosciuto
di Giovanni Grandi
«È indubbiamente quanto di più bello io abbia letto». Così scriveva Hermann Hesse, a proposito di un piccolo ma indimenticato lavoro di Martin Buber, Il cammino dell’uomo. E la firma che aveva raccontato l’appassionante camminare di Siddartha aggiungeva: «Lascerò che mi parli ancora molto spesso».
Parlarne ancora, parlarne spesso: sembra sia l’inevitabile destino del tema “uomo”, o meglio del tema “senso della vita dell’uomo”. Si tratta di un destino inevitabile perché per certi versi scopriamo di essere distanti un soffio dall’umanità dei tempi antichi, dalle sue ansie e dalle sue speranze, ma per altri misuriamo una distanza enorme, fatta di tecnologia, di sapere scientifico, di capacità di manipolazione della realtà, di acquisizioni in materia di diritti fondamentali. Ci rendiamo cioè conto che gli interrogativi sono quelli di sempre, ma che le situazioni sono inedite: “antiche domande e nuove sfide”, dunque.
Con il primo “Dossier” dell’anno 2009 («L’uomo questo sconosciuto: antiche domande e nuove sfide»), Dialoghi – la rivista culturale promossa dall’AC e dagli Istituti “Vittorio Bachelet” e “Paolo VI – vuole esplorare le sfide e misurare le preoccupazioni che sollecitano l’istruzione di una “questione antropologica”; certo è che se le nuove sfide cessassero di sollevare le antiche domande qualche minima ragione di allarme potrebbe risultare giustificata. Occorre allora anzitutto cogliere in quali modi l’antropologia sia oggi messa in questione: è sfidata – non necessariamente in senso deteriore, ma anzi in senso costruttivo e innovativo – dal punto di vista della visione d’insieme dell’umano? È sfidata nella capacità di esprimere con categorie e linguaggi accessibili i grandi problemi del vivere? È sfidata a partire dagli interrogativi etici che sollevano le nuove soluzioni tecnologiche? È sfidata nell’ineludibile compito educativo, che in maniera più o meno forte, ogni generazione avverte come una precisa responsabilità? È sfidata dai singoli casi e dai molti dibattiti che orientano oggi l’attenzione del grande pubblico, soprattutto sugli inizi e sulla fine della vita?
Probabilmente l’antropologia si trova oggi a dover fare i conti con tutti questi fronti e allora viene da chiedersi se la preoccupazione di fondo non sia proprio quella di restare prigionieri di problematiche parziali, di dibattiti particolari, senza che ci siano il tempo e la distensione per allargare gli orizzonti, per dilatare lo sguardo e maturare un punto di vista non occasionale.
A ben guardare si tratta poi di una preoccupazione che accompagna ormai in maniera stabile la stessa riflessione filosofica: fin dalla prima metà del Novecento, Ernst Cassirer denunciava la difficoltà nel rinvenire un “filo di Arianna”, che consentisse di fare rotta verso una conoscenza profonda, integrata e non parcellizzata del vivere dell’uomo. Indubbiamente i molteplici accessi all’umano della società contemporanea (dalla psicanalisi alle neuroscienze) hanno offerto nuovi approcci, ma hanno reso ancor più marcata questa difficoltà, facendo proprio maturare l’idea che vi possa essere uno smarrimento non solo delle antiche risposte, ma persino delle antiche domande.
Al di là però dei confini della riflessione filosofico-antropologica rimane la problematicità della vita ordinaria: le generazioni più giovani, che iniziano a fare i conti con la prospettiva di una “crisi” di più lungo periodo e ormai vedono infranto il mito delle “magnifiche sorti e progressive”, si accorgono di doversi cimentare con scelte di senso, con opzioni di vita – professionale, relazionale etc – che richiedono di chiarire a se stessi cos’è felicità, cos’è realizzazione, cos’è qualità della vita, cosa dignità umana. È probabilmente questo il lato più rilevante della “questione antropologica”: uno screening degli scenari, del contesto e dei dibattiti – ed il fascicolo ne recensirà alcuni dei più interessanti, da quello sul post-umano a quello sul rapporto tra maschile e femminile – potrà servire a perlustrare il terreno ed i sentieri su cui poi, più da vicino, occorrerà capire come poter camminare di buon passo.
Per abbonarsi alla rivista Dialoghi, o per riceverne in visione una copia, telefonare al numero verde gratuito 800869126, oppure scrivere all’indirizzo email: abbonamenti.riviste@azionecattolica.it