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L’università luogo di dialogo tra le generazioni

di Silvia Sanchini, Presidente Nazionale FUCI

Crescere, costruire la propria identità adulta, collocare se stessi nel futuro non è mai stato semplice. Ogni generazione è chiamata ad assumersi, con fatica e coraggio, il compito di saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto e questo passaggio avviene sempre in maniera turbolenta, spesso conflittuale. Oggi, però, le nuove generazioni sembrano vivere una condizione particolare di fragilità, un supplemento di complessità che ha attirato l’attenzione del mondo ecclesiale e civile.

I giovani, e in particolare gli adolescenti, convivono attualmente con nuove emergenze: forme preoccupanti di bullismo e violenza in particolare nei confronti dei più deboli, un diffuso analfabetismo emotivo che porta a privilegiare più semplici relazioni virtuali e a confondere l’affettività con la sessualità, contatti sempre più prematuri con alcool e sostanze… D’altro canto anche il mondo adulto appare confuso e spaesato, impegnato nella ricerca affannosa di perseguire ad ogni costo il mito dell’eterna giovinezza ma incapace di assumersi un qualsiasi ruolo educativo. È una crisi generalizzata di tutte le agenzie educative: famiglia, scuola, comunità ecclesiale… che il Santo Padre Benedetto XVI ha ben descritto nella sua lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione.

A questo proposito, come studenti universitari, non possiamo non soffermarci sugli elementi di criticità che sembrano coinvolgere anche il mondo accademico. Gli anni dello studio universitario dovrebbero rappresentare uno spazio cruciale nella vita di un giovane: sono gli anni del discernimento vero e profondo e della scoperta definitiva della propria vocazione, anni in cui si acquisisce il metodo del confronto, della mediazione culturale e della ricerca, in cui rendere saldi legami importanti e nei quali si impara, in sintesi, a divenire uomini e donne capaci di impiegare sapientemente le proprie energie intellettuali ed emotive. Oggi però questi processi faticano a trovare spazi concreti di attuazione nelle università italiane: mondi sempre più frenetici, affollati, spersonalizzanti.

In questa fase così delicata non possiamo non ribadire la nostra testimonianza di affetto per l’Università italiana e il nostro auspicio che possa realmente tornare ad essere luogo di alta formazione ed elaborazione di pensiero, luogo in cui crescere globalmente coltivando la propria mente e il proprio cuore, luogo di dialogo proficuo e arricchente tra le generazioni. Un primo impegno è richiesto allora agli studenti affinchè vivano con maggiore pienezza il loro percorso accademico, consci del potenziale enorme e del grande privilegio racchiuso nella splendida opportunità di poter studiare. Ma è ancor più necessario che i nostri docenti da semplici e disincantati trasmettitori di nozioni tornino a sentirsi realmente maestri, accompagnando gli studenti in un processo che sappia sostituire alla cultura del frammento un più ampio orizzonte di senso, avvertendo la loro forte responsabilità nei confronti delle generazioni di giovani che sono chiamati a formare.

Oggi più che mai sembra infatti essere irreversibilmente compromesso il “modello della trasmissione”, la capacità del mondo adulto di trasmettere naturalmente alle nuove generazioni modelli, contenuti e valori. Ma la rottura di questa cinghia di trasmissione non deve necessariamente spaventare, può e deve invece essere letta come un’opportunità: se i valori non sono più dati per scontati e acquisiti per semplice convenzione formale come in passato, possono finalmente essere consegnati con maggiore senso di responsabilità e consapevolezza. Solo così l’Università potrà tornare ad essere una vera comunità umana e scientifica e i nostri docenti non più dei semplici funzionari vittime della burocrazia ma persone capaci di valorizzare al meglio i talenti e le intelligenze dei giovani che vengono loro affidati. Non vogliamo allora cedere ad un atteggiamento catastrofista o a semplici allarmismi: come studenti universitari continuiamo a sognare, a prenderci cura e ad impegnarci concretamente per una Università che non si accontenti di essere schiacciata dalla logica funzionale dei crediti e da questioni di natura meramente economica ma che sappia invece riconquistarsi coraggiosamente il proprio ruolo insostituibile di comunità viva ed educante.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 2 - 2010
  • anno X, n. 2, giugno 2010

    Le religioni nella sfera pubblica

    Il rapporto tra religioni e sfera pubblica e, in particolare, nel contesto italiano, fra cristianesimo e democrazia liberale.