La strada della speranza
di Marco Iasevoli
Nel suo messaggio per la prossima Giornata mondiale della gioventù, che si celebrerà nelle diocesi il 5 aprile, domenica delle Palme, Benedetto XVI disegna un vero e proprio itinerario attraverso il quale i giovani possono incontrare “la grande speranza”.
È la struttura stessa del testo a suggerire l’idea di un percorso.
In prima battuta il Papa ha voluto dedicare ampio spazio al momento della concreta esperienza, in cui talvolta vince la disperazione e la sfiducia. “Penso”, dice il pontefice. “a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito i consigli di cattivi maestri, non si spegne il desiderio di amore vero e di autentica felicità”.
La sete di bello, la sete di bene, la sete di felicità, seppur soffocata da tristi esperienze, non può spegnersi. E qui – seconda parte del messaggio – inizia il cammino vero e proprio. Il Papa pone al nostro fianco un testimone, Paolo: “Trovandosi immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: ‘Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente’ (1 Tm 4,10). Come era nata in lui questa speranza? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire dal suo incontro con Gesù risorto sulla via di Damasco. All’epoca Saulo era un giovane come voi, di circa venti o venticinque anni, seguace della Legge di Mosè e deciso a combattere con ogni mezzo quelli che egli riteneva nemici di Dio (cfr At 9,1). Mentre stava andando a Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato da una luce misteriosa e si sentì chiamare per nome: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’. Caduto a terra, domandò: ‘Chi sei, o Signore?’. E quella voce rispose: ‘Io sono Gesù, che tu perseguiti!’ (cfr At 9,3-5). Dopo quell’incontro, la vita di Paolo mutò radicalmente: ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo. Sulla via di Damasco, egli fu interiormente trasformato dall’Amore divino incontrato nella persona di Gesù Cristo”.
La strada percorsa da Paolo, dunque può essere intrapresa da molti anche oggi. In che modo? Qui – e siamo alla terza parte del messaggio – arriva la rivoluzione: mentre pensiamo di essere noi i cercatori di felicità, in realtà è Gesù stesso che ci cerca perché ci vuole felici. “Come un giorno incontrò il giovane Paolo, Gesù vuole incontrare anche ciascuno di voi, cari giovani. Sì, prima di essere un nostro desiderio, questo incontro è un vivo desiderio di Cristo”. Ed è bello anche ciò che emerge in filigrana da questa narrazione di Benedetto: Gesù soffre davvero, prova compassione dell’infelicità dei giovani. E l’infelicità dei giovani lo tormenta.
Come può, infine, un giovane accorgersi che dentro di lui sta maturando il desiderio di incontrare la grande speranza? “La Chiesa”, spiega il Papa, “ci insegna che il desiderio di incontrare il Signore è già frutto della sua grazia”. Intravista questa grazia, c’è solo da alimentarla, innanzitutto nella preghiera: “Quando nella preghiera esprimiamo la nostra fede, anche nell’oscurità già Lo incontriamo perché Egli si offre a noi. La preghiera perseverante apre il cuore ad accoglierlo, come spiega sant’Agostino: ‘Il Signore Dio nostro vuole che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, così che diventiamo capaci di ricevere ciò che Lui intende darci’ (Lettere 130,8,17). La preghiera è dono dello Spirito, che ci rende uomini e donne di speranza, e pregare tiene il mondo aperto a Dio (cfr Enc. Spe salvi, 34). Fate spazio alla preghiera nella vostra vita! Pregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme…”. L’incontro intimo nella preghiera deve poi divenire esplosione di gioia nella comunità cristiana, nell’incontro con la Parola, nell’Eucarestia e nei Sacramenti.
Percorso concluso? Nient’affatto. La speranza, spiega il Papa, è performante. La sua azione non si conclude nell’isola felice – quando è felice – delle sacrestie. Lo spazio della speranza è il mondo. “Diventati suoi fedeli discepoli, sarete così in grado di contribuire a formare comunità cristiane impregnate di amore come quelle di cui parla il libro degli Atti degli Apostoli. La Chiesa conta su di voi per questa impegnativa missione: non vi scoraggino le difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e perseveranti, vincendo la naturale tendenza dei giovani alla fretta, a volere tutto e subito. Cari amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in cerca della grande speranza che dia senso alla loro esistenza…
Fate scelte che manifestino la vostra fede; mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo, e non lasciatevi attrarre da queste false chimere. Non cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma coltivate l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre voi stessi e le vostre capacità umane e professionali al servizio del bene comune e della verità, sempre pronti a rispondere ‘a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi’ (1 Pt 3,15). Il cristiano autentico non è mai triste, anche se si trova a dover affrontare prove di vario genere, perché la presenza di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace”.
Buona speranza a tutti!