La stagione del buon Samaritano
di Fabio Zavattaro
In questo nostro tempo assistiamo non ad uno scontro di civiltà con divaricanti matrici religiose, ma al fronteggiarsi di due culture riferibili all’uso della ragione, con al centro una specifica risposta alla domanda sull’uomo, da cui discendono due diverse, forse antitetiche, visioni antropologiche.
Parte da questa considerazione la riflessione del cardinale Angelo Bagnasco ai vescovi del Consiglio permanente della Cei, per proporre una lettura della realtà, che tiene conto delle critiche che alcune prese diposizione di Benedetto XVI hanno suscitato, e rivolge l’attenzione alle cose da fare nel sociale e nel politico. Una lettura, dunque, che vede l’uomo, da una parte «come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia. Qualcosa che è qualitativamente diverso e che costituisce la radice del suo valore e il fondamento della sua dignità»; dall’altra, «si esplica una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo», uno «sghiribizzo culturale fluttuante nella storia».
Due visioni dell’uomo e due diverse concezioni della libertà. Da una parte essa è «uno dei valori più grandi», per i cristiani è dono di Dio, che però deve fare i conti con altri valori come la vita, la pace, la giustizia, la solidarietà». Dall’altra, però, «si afferma una libertà individuale non solo come valore, ma come valore assolutamente primo, sciolto da qualsiasi vincolo»: la libertà, denuncia il card. Bagnasco, «non può negare se stessa, andando con ciò – se occorre – anche contro la persona».
È in questa prospettiva che il cardinale presidente della Cei legge gli avvenimenti a partire dalle critiche al Papa: «Di certo», dice, «si è prolungato oltre ogni buon senso un pesante lavorio di critica dall’Italia e, soprattutto, dall’estero». Le critiche hanno toccato la questione della revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e il caso Williamson – il vescovo negazionista dell’Olocausto – che «imponderabilmente si è come sovrapposto». Nessuno, aggiunge, «poteva aspettarsi che le polemiche sarebbero proseguite, e in maniera tanto pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio». Critiche sono venute anche in occasione del viaggio africano del Papa, «sovrastato nell’attenzione degli occidentali da una polemica sui preservativi, che francamente non aveva ragion d’essere». Per il presidente della Cei, non ci si è limitati ad un libero dissenso, «ma si è arrivati ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». Parla di irrisione e volgarità, e afferma: «Non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso e offeso».
La prolusione affronta poi la vicenda di Eluana Englaro, che ha rappresentato «un’operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante: il diritto a morire, darsi e dare la morte in talune situazioni da definire». Si rivolge quindi alla politica, e chiede di «approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che – in seguito al pronunciamento della Cassazione – preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo».
Un altro tema da leggere alla luce di quel confronto tra due le visioni antropologiche, è anche la crisi economica. Con il Papa, dice che è sempre più urgente e necessario affermare in modo chiaro e forte e riscoprire l’anima etica della finanza e dell’economia. La ragione è come oscurata da false promesse e la volontà curvata sul proprio tornaconto; si incappa in una «idolatria che sta contro il vero Dio» falsificandone l’immagine con quella di mammona.
La Chiesa deve «stare dalla parte delle persone reali, delle famiglie, dei lavoratori, degli indigenti», e proprio per questo è necessario intensificare «un’azione di supporto concreto e subito efficace verso i soggetti più deboli, e le famiglie che si trovano più scoperte». La Chiesa, afferma ancora il cardinale Angelo Bagnasco, non solo agirà attraverso le tante iniziative diocesane di solidarietà concreta, ma darà vita a un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà. Perché essa «non ha altra ambizione che curvarsi sui più bisognosi, e interpretare in prima persona e senza risparmio nella situazione data la parabola del buon Samaritano».