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In ogni lavoro, un grande sogno

di Giuseppe Masiero

La solennità di San Giuseppe già da alcuni decenni non è più festa di precetto e il santo patrono della Chiesa universale viene così invocato in un giorno normale di lavoro. Questo è il modo più opportuno per celebrare il patrono dei lavoratori, al proprio posto di lavoro, nell’esercizio quotidiano della professione.

Purtroppo per molti è questo primario diritto a poter lavorare per realizzare la propria vita e sostenere la vita familiare, a mancare. Mai come ora veniamo a riscoprire la concretezza e la lungimiranza dei padri costituenti, specialmente di ispirazione cristiana, nello scolpire l’identità della Repubblica italiana, fondandola sul lavoro e dignità di ogni attività umana.

Giovanni Paolo II, primo papa operaio della storia dopo il pescatore di Galilea, affermerà che «attraverso il lavoro, l’uomo diventa più uomo» (Laborem exercens).

Benedetto XVI festeggia il suo santo patrono in Africa, nel corso del viaggio apostolico, di evidente impronta missionaria. Alla vigilia della partenza, il papa ha affidato «a questo grande santo il pellegrinaggio e le popolazioni dell’Africa tutta intera, con le sfide che le segnano e le speranze che le animano. In particolare le vittime della fame, delle malattie, delle ingiustizie, dei conflitti fratricidi e di ogni forma di violenza».

È proprio questo scenario globale a riproporci la centralità del lavoro umano come via di uscita da una crisi mondiale che colpisce tutti, ma in forma più drammatica le condizioni di vita dei più deboli, i sogni e le legittime attese delle nuove generazioni.

Il recente convegno “Rappresentare il lavoro: tra crisi e prospettive” – promosso dall’Azione Cattolica in occasione del tradizionale appuntamento del MLAC in prossimità della festa di San Giuseppe – ha efficacemente proposto, assieme a tutte le Associazioni cristiane impegnate nel mondo professionale, vie di sostegno, tutela e rappresentanza al lavoro ed ai nuovi lavori; del resto già alcune di queste sono state messe in campo sul terreno della sussidiarietà. Purtroppo all’ultimo momento il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi ha disertato l’originale e significativa iniziativa, orientata non a protestare, ma a dialogare e suggerire possibili collaborazioni maturate insieme.

C’è da augurarsi che in tempi difficili, ma anche promettenti non cessi l’ascolto e la valorizzazione di tutte le esperienze avviate o in cantiere. Vale ancora un vecchio slogan: “Insieme si può!“.

Il mondo del lavoro, in passato terreno minato da colossali conflitti e allo stesso tempo laboratorio di nuove solidarietà nella civiltà umana – come direbbe Giovanni Paolo II: «…di grande eloquenza morale» (Sollicitudo rei socialis), all’inizio di un nuovo secolo e millennio attende nuovi protagonisti per realizzare l’antico sogno di Dio comunicato agli uomini da Gesù, il carpentiere di Nazareth, cresciuto ed approdato ad una professione qualificata grazie all’esperienza e all’abilità di Giuseppe: poter partecipare al lavoro di un «Padre che opera sempre con il Figlio» (Gv 5,17).

Questa prospettiva nuova del lavoro umano aperta alla partnership con Dio nella creazione e nello sviluppo della storia umana con il ritmo nuovo impresso dalla Pasqua, fino al suo compimento nei “cieli nuovi e terre nuove”, San Giuseppe l’aveva intuita nel cuore della notte, quando l’Angelo gli apparve in sogno in due circostanze successive rassicurandolo con l’espressione forte «non temere Giuseppe di prendere con te Maria, perché quel che è nato in Lei è opera (lavoro) dello Spirito Santo» (Mt 1,20); «Giuseppe prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto» (Mt 2,13).

Il sogno che accompagna la vita di Giuseppe è sempre collegato, per potersi realizzare, all’intraprendenza, all’operosità e premura quotidiana di fronte a sfide, ostacoli ed imprevisti. Nel lavoro dunque ci può essere sempre un grande sogno da abbozzare sulla tavolozza del nostro agire quotidiano, vincendo rassegnazione, paura, solitudine ed anche una legittima indignazione.

Ci auguriamo che il sogno delle nuove generazioni sia sempre accompagnato dall’operosità generosa del mondo adulto sia in campo professionale, come politico, ispirandosi allo stile discreto ma sempre efficace di San Giuseppe, nel suo servizio fedele all’impresa unica del suo figlio secondo la legge e la discendenza davidica: iniziare il Regno (progetto di famiglia umana salvata da Dio) nella storia umana.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

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